di Gabriella Mola

Molfetta, il paradosso del pugile Claudio Squeo: nessuno vuole combattere contro di lui
MOLFETTA – «Rifiutano di combattere contro di me perché sono più forte di loro, ma questo non fermerà la mia scalata verso il titolo». Parole del 30enne Giuseppe Claudio Squeo (nella foto), pugile di Terlizzi che vive da tempo una situazione paradossale: non riesce a trovare atleti italiani da sfidare. Nessuno tra i migliori boxeur del Belpaese ha infatti accettato negli ultimi anni di salire sul ring con lui e così il peso massimo pugliese non può guadagnare posizioni nella classifica “Pro seconda serie”, che lo vede bloccato al quinto posto pur essendo imbattuto dal 2017.

Nel frattempo si spera che la Federazione accolga la richiesta presentata dallo staff del boxeur per fissare un incontro tra Squeo ed Emanuele Venturelli (numero 4 in graduatoria). Ma si tratterebbe di un’eccezione, di uno scontro “imposto” che non risolverebbe il problema di un giovane che fatica a pescare avversari, persino quando si è offerto di combattere gratis.

Colpa anche, probabilmente, della sua decisione di non avvalersi di un manager. «Questa scelta potrebbe averlo penalizzato: sono loro alla fine che organizzano gli incontri - ammette il 40enne Antonio Armeno, suo preparatore tecnico –. In più gli altri pugili hanno un agente che li protegge e Claudio fa paura un po’ a tutti».

E così a questo peso massimo di 96 chili per 1,78 metri di altezza, per ora non è restato che gareggiare con boxeur stranieri, l’ultimo dei quali battuto un mese fa (il bosniaco Dragojevek Draga). Sfide che però attribuiscono punteggi minori rispetto ai match disputati contro i più forti rivali italiani. «E non è solo un problema di classifica - si lamenta il “Rocky” di Terlizzi -. Combattendo poco sono costretto a diverse pause: c’è sempre il rischio che io vada fuori forma dimagrendo troppo».


Insomma Squeo rischia di vanificare anni di costanti allenamenti che lui continua a tenere nella palestra della “Pienza Boxe” di Molfetta, sotto lo sguardo attento del presidente Francesco Spezzacatena, di Armeno e del suo maestro, il 55enne Nicola Loiacono, che lo seguono sin dai suoi esordi come dilettante.
 
Claudio ci racconta di aver iniziato all'età di 15 anni. «Pesavo 120 chili – dice - ero timido e venivo preso in giro per la mia “robustezza”. Quindi per migliorare il mio fisico mi iscrissi a un corso di pugilato e pian piano cominciai ad appassionarmi a questo sport che nel tempo è riuscito a farmi credere in me stesso».

Così è diventato un “piccolo” fuoriclasse, diventando Guanto d'oro nel 2014, vice campione italiano dei pesi medi 2009 e medaglia di bronzo ai campionati élite del 2012. E trasformandosi poi in un professionista nel 2017, un mese dopo essersi laureato in Giurisprudenza.

Da allora non ha più perso un duello, salendo al quinto posto nella Pro seconda serie, ma fermandosi per ora a metà strada, interrompendo così il sogno di raggiungere quella “prima serie” che gli permetterebbe di lottare per la conquista del Titolo italiano.

Ora però si è in attesa della decisione della Federazione per un incontro che potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era per lui. C’è solo da battere Venturelli e sperare, a quel punto, di non incutere ancora più paura nei suoi “timorosi” avversari.

Foto di Michele Illuzzi


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