di Irene Coropulis - foto Valentina Rosati

Due piste da ballo, una pizzeria e cinque piscine: viaggio tra i resti del Vivaldi Club di Bari
BARI – Due piste da ballo, una pizzeria, un bar, un ampio giardino e persino cinque piscine di ogni dimensione. Sino a 14 anni fa, a pochi chilometri dal centro di Bari, si trovava un enorme locale che richiamava migliaia di persone. Il suo nome era Vivaldi Club ed era caratterizzato dal fatto di ospitare eventi di ogni genere: dalle “serate danzanti” ai concerti dal vivo, dalla mangiata in compagnia agli spettacoli comici. Era aperto in qualsiasi mese dell’anno: un club per tutte e quattro le stagioni quindi, proprio come quelle composte dal grande musicista di cui portava il nome.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Fondato nel 1986 come Phenomena, nel 1989 si ingrandì per trasformarsi nel Vivaldi. Al club si entrava previa iscrizione annuale, anche se le famiglie socie (che arrivarono a essere quasi trecento) potevano invitare ospiti esterni che pagavano solo la consumazione, tanto che a volte si raggiungeva il numero di duemila presenti.    

Fu in voga sino al 2007, anno in cui per problemi economici legati agli alti costi di gestione venne chiuso “aspettando tempi migliori”, che in realtà non sono mai arrivati. E così questo tempio del divertimento giace da allora nel più totale abbandono, in balìa di vandalismo e degrado, così come altre vecchie istituzioni della vita serale barese, come “El Merendero”, “Grotta Regina” o le tante altre discoteche che regnavano un tempo in città. (Vedi video)

Noi, accompagnati dal suo proprietario, il 74enne vivaista Nicola Chiarappa, siamo andati a visitare ciò che resta della struttura, situata alle porte del quartiere Carbonara. (Vedi foto galleria)

Per raggiungere il luogo percorriamo via Fanelli, arteria che dopo Mungivacca prende il nome di Provinciale 80. Sopraggiunti all’altezza di Carbonara giriamo a destra su strada della Vela (che conduce all’antica Villa Damiani) e poi di nuovo a destra su strada Giardinelli, una viuzza attraversata dai binari della Sud-Est.

Ci troviamo quindi davanti all’entrata dell’ex locale, a cui accediamo dall’ingresso un tempo riservato alle auto. Camminiamo così su un vicolo in discesa, sino ad arrivare davanti a un cancelletto azzurro che ci catapulta all’interno del Vivaldi.

Davanti ai nostri occhi si svela subito la pista da ballo estiva. O almeno ciò che resta. Un’atmosfera di desolazione avvolge il posto: ovunque si trovano rifiuti, pezzi di tubi, mattonelle divelte, sedie accatastate. E la ruggine e le incrostazioni coprono ormai i colori blu e giallo che prima tinteggiavano pareti, cancelli e pavimenti.


A pendere dal soffitto c’è però una superstite sfera specchiata sulla quale si riflettevano le luci della discoteca e sono ancora in piedi la postazione a vetri del dj e il bar dove veniva servita ogni tipo di bevanda. Mentre una triste cassa è lì muta e non diffonde più musica da anni.

«Su questo spazio abbiamo organizzato feste, veglioni e concerti – racconta nostalgico Nicola - . E mi ricordo le esibizioni di tanti attori comici, come Mariolina De Fano e Gianni Ciardo».

Ci avviamo ora verso la zona dove erano situate le cinque piscine del Vivaldi. Ce n’erano di tutte le dimensioni e tipologie: da quella per i bambini  a quella dotata di idromassaggio. Il signor Chiarappa ci mostra una foto che ritrae la più grande, tutta azzurra, piena d’acqua e immersa tra gli ulivi. Oggi questa piscina risulta vuota e ricoperta da erbacce, circondata da pezzi di trampolini e scalette.  

In un angolo della zona notiamo però una sorta di casetta ancora visibilmente vissuta. «Oggi qui si appoggia un senzatetto – ci spiega la nostra guida - : in cambio mi aiuta a tenere lontani vandali e ladri».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma è ora arrivato il momento di accedere all’area invernale. Attraverso un portone rosso entriamo nell’ambiente dove si trasferiva l’attività del club nei mesi più freddi. Superato un ingresso colmo di rifiuti di ogni  genere, entriamo nella grande sala da ballo, il cui pavimento è ricoperto da parquet. Ad accoglierci un senso di vuoto e file di sedie poggiate alla rinfusa sui muri, mentre giace isolato un faretto che un tempo illuminava le serate baresi.

Salendo le scale arriviamo anche nella vecchia pizzeria, annunciata da un lampioncino tipico delle taverne bavaresi. Si nota ancora l’enorme forno a legna, ma oggi immaginare il profumo di invitanti pizze non è facile, visto che la muffa ha coperto con il suo odore pungente gran parte delle pareti.

Nicola tiene a mostrarci un ultimo ambiente diventato ormai un deposito. «La chiamavamo la “stanza dell’amore” – ci rivela l’uomo -, perché era quella  preferita dalle donne che si rifugiavano qui a raccontarsi le loro faccende di cuore».

Quelle stesse signore che oggi, nostalgiche, si incontrano su Facebook per rievocare i bei tempi andati. Sul social network è nato infatti un gruppo chiamato “Noi del Vivaldi Club” che raccoglie decine di ex “vivaldini”. «Per noi quel locale è stato una seconda casa – commenta il 64enne Carlo Caradonna, fondatore della pagina -: un luogo in cui abbiamo passato momenti indimenticabili, di cui ancora oggi sentiamo tremendamente la mancanza».

(Vedi galleria fotografica)

Nel video (di Gianni de Bartolo) la nostra visita all’ex Vivaldi Club:



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Irene Coropulis
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Valentina Rosati
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