di Eva Signorile

Villaggio neolitico di Palese, addio all'ultima speranza per salvarlo: la Procura archivia
BARI – Negli ultimi mesi ci siamo occupati a più riprese del villaggio neolitico risalente a circa 8mila anni fa scoperto in via Vittorio Veneto a Palese, quartiere a nord di Bari. Sul sito (un particolare nella foto) pende però la minaccia della costruzione di una serie di villette, visto che la  Soprintendenza ai Beni Archeologici ha deciso di non apporre un vincolo di tutela sull’area. Per questo motivo, il 26 febbraio 2015 è stato presentato un esposto in Procura firmato da 385 cittadini, contro il rilascio del nulla osta alla edificazione su quel suolo, nel quale veniva inoltre chiesto di verificare “la regolarità dell’iter procedurale prodotto dalla Soprintendenza Regionale ai Beni Archeologici”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Bene, il 16 novembre scorso il Pubblico Ministero di Lecce ha chiesto l’archiviazione nei confronti dei rappresentanti della Soprintendenza, perché “non sarebbero emersi ipotesi di reato”. Le indagini sono state effettuate dalla Procura salentina per evitare “conflitti di interesse”, visto che uno dei comproprietari del suolo è Fabio Buquicchio, magistrato in servizio presso il Tribunale di Bari. I rappresentanti in questione sono il soprintendente ai Beni Archeologici per la Puglia, Luigi La Rocca (che in una nostra intervista del 17 dicembre 2014 fa aveva definito “una sequenza di pietre” i ritrovamenti neolitici all’interno della proprietà) e Francesca Radina, responsabile del Centro operativo per l’archeologia di Bari.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La zona in questione era stata precedentemente sottoposta a vincolo archeologico indiretto posto con decreto ministeriale del 1989, che poi però era decaduto a seguito di una sentenza del Tar del 2006.  La Soprintendenza aveva però il potere di apporre un nuovo vincolo sull’area, ma non lo ha fatto perché ha giudicato di scarso interesse i ritrovamenti, alcuni dei quali sono stati prelevati e trasferiti nelle “sedi opportune”. Tra questi, la statuina di una dea madre ritrovata accanto allo scheletro di un uomo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Ciò che aveva suscitato dubbi nei cittadini che hanno firmato l’esposto (oltre a una petizione online inviata al Presidente della Repubblica), erano alcune incongruenze tra il mancato vincolo concesso dalla Soprintendenza e i giudizi entusiastici di alcuni esperti che avevano potuto visitare il sito durante le campagne di scavo. Ad esempio il professor Sandro Sublimi Saponetti, docente di Antropologia dell'Università di Bari, sui media aveva definito il villaggio neolitico un “santuario”, “patrimonio di tutti” che pertanto avrebbe meritato “attenzione anche da parte della comunità scientifica internazionale". Del resto, nella stessa relazione della ministeriale Direzione generale di archeologia quel villaggio veniva definito come “uno dei più significativi della costa pugliese in quanto ad estensione (4 ettari) e durata (VI-IV millennio a.C.).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ora ai cittadini rimangono pochi giorni per decidere se presentare opposizione alla decisione della Procura. Al contrario, se tutto venisse archiviato, riuscire a preservare il sito archeologico diventerebbe estremamente difficile e le ruspe a quel punto potrebbero agire in tutta tranquillità.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Qui la relazione sullo studio del villaggio operato dalla Direzione generale di archeologia
 

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