di Federica Calabrese

App, brand e badge: l'Ateneo di Bari si "svecchia". Ma il merito è tutto degli studenti
BARI - «Gli studenti non dovrebbero stare solo sui libri ma proporre idee, per essere così coinvolti nelle decisioni della scuola che frequentano». Parole di Enrico, iscritto all'ultimo anno della facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bari: uno di quei ragazzi "visionari" che, a colpi di innovazioni tecnologiche, hanno il merito di star letteralmente "svecchiando" lo storico Ateneo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Il gruppo fa parte dell'associazione "Up - Università protagonista" (nella foto) e comprende una decina di persone: tra loro figurano anche membri che nel frattempo si sono laureati, pur continuando a dare il loro contributo a questa opera di modernizzazione.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Non siamo dei tecnici in grado di realizzare materialmente tali novità - spiega Alessandro, uno dei pionieri del team - nè veniamo retribuiti. Rappresentiamo semplicemente degli universitari che chiedono, portano avanti e ottengono dei servizi presenti in tanti altri istituti nel mondo, ma dei quali Bari finora era priva».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Conquiste che con grande pazienza stanno finalmente arrivando. A cominciare per esempio da "MyUniba", l'app ufficiale dell'università: uno strumento che permette agli iscritti di prenotarsi agli esami, pagare le tasse e controllare voti e avvisi più urgenti. Il tutto comodamente dal proprio smartphone e non più solo dal pc, come avveniva in precedenza con il sistema "Esse3", lento e macchinoso.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«É stata approntata dal Centro servizi informatici dell'Ateneo - evidenzia Domenico, di Psicologia -. Ma per il resto l'intuizione è nata dagli studenti: al tavolo di progettazione si sono seduti gli studenti, che hanno suggerito i contenuti dell’app e curato il suo lancio mediatico. Insomma ci siamo rimboccati le maniche e con l'aiuto di alcuni esperti abbiamo raggiunto l'obiettivo. Persino il nome dell'app è stato scelto dai ragazzi, tramite una votazione che ha registrato 1440 preferenze».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


L'idea era stata messa al vaglio del senato accademico già quattro anni fa, ma venne bocciata per mancanza di fondi. Il secondo tentativo è andato invece a buon fine: l'approvazione è arrivata lo scorso 6 dicembre, l'attivazione il 21 aprile.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Una tenacia che nel 2020 porterà a un ulteriore cambiamento: il rifacimento del logo dell'università per scopi di marketing. Il nuovo brand "marchierà" felpe, magliette, tazze e penne, proprio come avviene negli istituti statunitensi. I prodotti verranno poi venduti in appositi negozi gestiti dai giovani stessi.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Non vogliamo rivoluzionare il simbolo esistente - specifica Enrico  -, ma renderlo più accattivante. Desideriamo che la comunità universitaria possa identificarsi in esso e mostrarlo con orgoglio anche fuori città».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

E tra i progetti dell'équipe c'è pure la creazione di un badge per tutti gli studenti: una card magnetica personale per accedere in biblioteca, caricare il credito per effettuare fotocopie e usufruire di sconti su mezzi pubblici e attività commerciali convenzionate. Niente più perdite di tempo dunque quando si tratterà di dover dimostrare il proprio status di universitari.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Tempo fa a Barcellona andai con un'amica a visitare Casa Battlò - racconta a tal proposito Lucia, studentessa di Storia -. Lei entrò senza problemi grazie al suo badge dell'Uiniversità di Milano e a prezzo ridotto, io invece ero munita solo di una fotocopia e pagai il biglietto intero. Spero che situazioni del genere non si verifichino più».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Sono tante piccole vittorie che permetteranno di allinearci ai migliori atenei europei - conclude Angelo -. Il tutto grazie alla volontà degli iscritti». Insomma, dove non arriva la lenta e anziana "Uniba" ci pensano i ragazzi, con una freschezza, almeno quella, da trenta e lode.


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