di Francesca Canonico

Teschi, cappucci e un nome terrificante: è la confraternita “della Morte dal Sacco Nero”
MOLFETTA – L'Arciconfraternita della Morte dal Sacco Nero. Delle centinaia di confraternite religiose presenti in Italia, ce n’è una che difficilmente può passare inosservata, dato il suo nome terrificante che rimanda al “tristo mietitore”. Si tratta di un gruppo di duemila fedeli che si riuniscono a Molfetta, nella Chiesa del Purgatorio. Questa associazione di fedeli è presente dal 1613 ed è gemellata con la capostipite romana “dell'Orazione e Morte”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le confraternite hanno come fini principali la santificazione dei propri membri, la promozione di opere di carità e l’educazione in campo religioso. Anche se il loro “cavallo di battaglia” sono le feste tradizionali e soprattutto le processioni. Di solito prendono il nome da un santo o da un simbolo religioso, anche se nel caso di Molfetta a un San Francesco, a un Rosario o a un’Immacolata, si è preferito prendere in prestito la definizione di Morte.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Del resto i membri durante le processioni indossano abiti tutti rigorosamente neri, sono incappucciati e sul petto portano una medaglia che rappresenta un teschio con due ossa incrociate dietro. Roba da film dell’orrore. (Vedi foto galleria)

«Però il nome ha un perché – spiega F., un giovane confratello che vuole rimanere anonimo -. La confraternita nasce infatti per dare la possibilità a tutti di esser seppelliti, anche ai più poveri». Di fatto è stata questa la principale attività dell’associazione nel corso dei secoli: fare in modo che vagabondi, persone rimaste senza identità o appartenenti a famiglie non in grado di pagare il servizio funerario, potessero avere adeguata e cristiana sepoltura.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Oggi, pur essendoci meno bisogno dei suoi servigi, il gruppo resiste e lo si nota soprattutto nella Settimana santa, durante le processioni della Pietà e dell’Addolorata, quando le vie di Molfetta si riempiono di “sacchi neri”, cioè di persone che vestono l’abito dei prelati che ricorda appunto la forma di un sacco.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«Il vestito arriva fino alle caviglie – ci spiega sempre F. -. Sulle spalle si porta una mantellina e in vita c'è un laccio che simboleggia la penitenza. In testa si porta un cappuccio, detto “muccio”, che ha due buchi solo per gli occhi. Questi copricapi si usavano per non farsi riconoscere: per umiltà e carità dovevi aiutare i morti e non mostrare che lo stavi facendo». Il tutto è rigorosamente nero, tranne la medaglia d'argento che viene portata sul petto e che come detto simboleggia un teschio con due ossa incrociate.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma perché entrare nell’Arciconfraternita della Morte dal Sacco Nero? Ci risponde E., altro confratello che vuole rimanere anonimo. «Ho compiuto questo passo perché affascinato dalle processioni a cui mi portava mio nonno quando ero piccolo – afferma –. Dopo aver seguito un percorso di catechesi coinvolgente, ora vivo ogni processione come un'esperienza indimenticabile, che mi avvicina a Dio».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Del resto per entrare tra i sacchi neri non serve essere “raccomandati”, come avviene per altre confraternite. «C’è una percentuale di nuovi ammessi che bisogna rispettare – dice F. -. Ma a parte questo chiunque è il benvenuto. C’è solo da pagare un libero contributo». «Versare una quota d’ingresso è normale – conclude E. – Quello che non è giusto è il dover pagare cinquanta euro per poter partecipare al sorteggio attraverso il quale si può avere la possibilità di portare le statue in processione. Questo dovrebbe essere un atto cristiano e non un lusso».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma d’altronde si sa, la Morte, se si tratta di pagare, non guarda in faccia a nessuno.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica di Cosmo Di Pinto)

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