Bari, quella chiesa di via Cardassi che ingloba un vecchio monastero: ่ il Sacro Cuore di Ges๙

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Bari, quella chiesa di via Cardassi che ingloba un vecchio monastero: ่ il Sacro Cuore di Ges๙
Foto di Paola Grimaldi
BARI – Con i suoi raffinati decori, la sua “doppia” struttura interna antica e moderna e la caratteristica facciata neoromanica, rappresenta uno degli edifici religiosi più particolari del capoluogo pugliese. È questa la descrizione della chiesa del Sacro Cuore di Gesù, innalzata nel 1928 in via Cardassi, nel quartiere Umbertino di Bari.

Un tempio che letteralmente ingloba un vecchio monastero. Per 56 anni infati fu casa delle Benedettine di Santa Scolastica per essere poi completamente abbandonato per trent’anni. Nel 2013 il suo restauro portò alla creazione di una nuova chiesa (curata dalla parrocchia del Sacro Cuore di Gesù) che si affiancò di fatto agli ambienti di inizio 900. 
 

L'esterno 

 


Per visitare il caratteristico l’edificio ci portiamo su corso Cavour. Superiamo alla nostra sinistra Palazzo Ferreri per imboccare via Cardassi, ritrovandoci così davanti al suggestivo prospetto grigio che contraddistingue la chiesa.

La facciata si mostra tripartita con ai lati due ingressi secondari, impreziositi da fini archivolti con volute e motivi floreali e da una serie di eleganti bifore, divise da fini colonnine su capitelli e chiuse da inferriate in ferro battuto. Chiude in alto il prospetto una lunga balaustra con piccoli pilastrini, con la cuspide coronata dalla croce con due pinnacoli ai lati.

La parte centrale, delimitata da alte lesene sovrapposte con elaborati capitelli, custodisce il portale d’accesso lievemente aggettante. Su di esso vi è una lunetta a mosaico recante lo stemma benedettino e il motto Pax In Viam Pacis (“Pace sul cammino della Pace”).

«Il prospetto è in stile neoromanico lombardo del tipo a salienti – si legge nel volume “Le chiese di Bari tra ‘800 e ‘900” dell’architetto Simone de Bartolo -. Il fastigio presenta una serie di archeggiature su pilastrini, riprendendo i motivi delle cattedrali romaniche di Parma e Piacenza».

Al centro della facciata tre ampi archivolti dentati, vegetali e con sculture di angioletti racchiudono un lunettone a mosaico raffigurante Nostra signora del sacro cuore tra angeli e santi benedettini oranti. L’opera fu creata nel 1930 dall’artista veneto Giulio Castaman, titolare della ditta che eseguì anche le decorazioni interne.

Non si tratta dell’unico “nome” legato alla realizzazione della chiesa. Basti pensare che il progetto si deve all’ingegner Angelo Messeni (colui che aveva disegnato il vicino Teatro Petruzzelli), mentre la costruzione fu affidata all’impresa Garibaldi con la direzione dell’ingegnere Mauro Amoruso Manzari.

Del resto il tempio fu voluto dalle importanti suore Benedettine Cassinesi del monastero di Santa Scolastica di Bari Vecchia. Le sorelle nel 1866 furono infatti costrette ad abbandonare il convento per “rifugiarsi” prima a San Giacomo e poi nel 1899 in un edificio di via Cardassi dal nome di Villa Capriati.
 

La storia 

 


Le cinque religiose che acquistarono l’immobile adibirono esso a loro nuova casa spirituale, riuscendo in breve tempo a far crescere la loro comunità, che necessitò a un certo punto di uno spazio liturgico più ampio.

Venne così abbattuta la villa ed edificato il nuovo Monastero di Santa Scolastica. Le religiose lo abitarono dal 1928 al 1984, anno in cui si trasferirono nel più moderno e ampio convento del quartiere Poggiofranco (nei pressi della facoltà di Economia e Commercio).

E fu così che la chiesa di via Cardassi venne abbandonata per quasi trent’anni. Fu solo nel 2013 che la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù decise di rilevarla.

La comunità, nata nel 1887 nella chiesa di Sant’Antonio, aveva trovato casa dal 1936 nella chiesa di Palazzo Ferreri, dirimpettaia di quella di via Cardassi. Il parroco don Giovanni Paccione però per venire incontro al crescente numero di fedeli decise di acquisire il ben più grande monastero delle Benedettine.

Così, dopo un restauro integrale a cura dell’architetto Tommaso Nasti, l’edificio religioso venne riaperto al culto. La vecchia chiesa non fu però trasformata ma recuperata, divenendo il vestibolo della nuova aula liturgica, realizzata al posto del vecchio chiostro.

Per questo oggi il Sacro Cuore di Gesù appare un tempio “sdoppiato” tra una parte più antica e una decisamente più moderna.


L'interno: la parte antica

 


Superando il portone entriamo proprio nell’attuale vestibolo, corrispondente all’originaria chiesa. È decorato con marmi policromi, splendenti mosaici, raffinati stucchi e decori. Il ricco ambiente è illuminato da un ampio finestrone sulla sinistra e dalle eleganti bifore che si aprono sulla controfacciata.

Sui muri, impreziositi da cornici con elementi vegetali e geometrici, notiamo delle ampie stampe di dipinti di noti autori: Annibale Carracci, Francesco Raibolini, Pedro Orrente e Caravaggio. Sono andati a sostituire le opere che un tempo ornavano la chiesa e che si trovano nel nuovo monastero delle benedettine a Poggiofranco.

Alzando lo sguardo veniamo rapiti dal soffitto a lacunari, al cui centro è inserita la vasta tela della Gloria di San Benedetto, realizzata nel 1940 del pittore barese Umberto Colonna. Il Santo è raffigurato su uno sfondo celestiale circondato da angeli con insegne religiose e dal cartiglio col motto dell’ordine da lui fondato.

Ci avviciniamo all’abside che ospita l’altare maggiore in marmo sovrastato dalla statua in cartapesta dell’Immacolata. La sottostante parete curvilinea è caratterizzata dalla sovrapposizione di un basamento con marmi policromi, una fascia con colorati motivi geometrici, un registro superiore con fasce di testi liturgici dorati che culmina con un catino dipinto a mò di cielo stellato con la scritta PAX.

Più in alto notiamo un sovrarco con mosaici dorati, gigli, putti alati e il testo latino: Ut Omnibus Glorificetur Deus (“Affinché in ogni cosa sia glorificato Dio”). Al centro una ricca cornice vegetale custodisce un mosaico rosso con scritta dorata e piccolo vano che un tempo ospitava il gruppo statuario del Cuore di Maria affiancato dai santi Benedetto e Scolastica.
 
Volgiamo ora lo sguardo a sinistra dove delle massicce colonne, ricoperte da lastre marmoree con elaborati capitelli, racchiudono delle cappelle dotate di piccoli altari e impreziosite da affreschi geometrici, mosaici e motti religiosi in latino.

Quella di sinistra, dedicata a San Nicola, ospita un ritratto del beato Carmine de Palma, assieme alla reliquia della sua mano. In quella di destra invece è presente un’icona lignea di San Francesco d’Assisi realizzata nel 2015 dall’artista trentino Fabio Nones. La cappella centrale è stata invece demolita durante i restauri per creare l’accesso alla nuova aula liturgica.
 

L'interno: la parte moderna

 


Entriamo così nella chiesa moderna: un ampio spazio con pareti rosa e soffitto bianco piano modellato a mò di croce, che culmina sul fondo con tre absidi.

Non mancano però anche qui delle “chicche”, come la teca che conserva una scultura lignea policroma di San Nicola della prima metà del ‘700 o il presbiterio illuminato dalle vetrate colorate dell’atelier Albano Poli di Verona.

Un varco squadrato sulla destra ci conduce nella raccolta cappella del Santissimo Sacramento, impreziosita dalle creative vetrate dell’atelier fiorentino Vitrum Arte di Alessio Cellerini. Al centro domina la scena un antico altare in marmo (spostato qui dalla cappella demolita della vecchia chiesa) e una statua della Vergine di inizio 900 dell’importante scultore leccese Luigi Guacci.

Un “mix” di antico e moderno quindi che rende la visita di questo luogo religioso tra le più sorprendenti di Bari.  
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