di Laura Villani

Quando nel 700 i baresi divennero ciechi, colpiti da una misteriosa epidemia
BARI - Bari come la città del romanzo “Cecità” di José Saramago. Avete mai letto questo libro? Parla di un’epidemia che senza apparenti ragioni comincia a colpire tutti gli abitanti di un paese, rendendoli tutto a un tratto ciechi. Ebbene, nel capoluogo pugliese tre secoli fa è avvenuto qualcosa di molto simile a causa di una malattia di origine misteriosa alla quale ancora oggi è difficile dare una spiegazione clinica certa.

L’episodio è riportato dallo storico Vito Melchiorre nel libro “Bari Vecchia”.

Siamo nella prima metà del 700 e in giro per la città, all’epoca ancora circoscritta dalle mura medievali, prese a diffondersi un strano male che colpiva i baresi agli occhi, arrivando spesso a renderli ciechi. Il contagio allarmò gli amministratori della città, ma i medici interpellati non seppero offrire cure adeguate.

Così il 28 maggio 1749 gli impotenti sindaci Ferrante Lamberti e Francesco Vassallo riunirono il Comune per affidarsi a una forza “superiore”: quella di San Nicola, in onore del quale furono indette funzioni religiose nella speranza di sollecitare qualche miracolo. Fu persino fissato un contributo annuo di 10 ducati di cera lavorata da offrire al Patrono in occasione della sua festa il 9 maggio.

Ma la soluzione adottata non diede alcun frutto. Anzi, la situazione peggiorò, visto che oltre alla cecità i baresi cominciarono a essere colpiti da infezioni, reumatismi e malanni vari. Una circostanza non certo rosea, che costrinse i nuovi sindaci Vincenzo Tresca e Giovanni Verrone a chiedere un diverso consulto a ben cinque luminari della medicina.


I dottori fornirono finalmente un “verdetto”: diedero la colpa al mercato all’aperto di piazza Mercantile, lì dove erbivendoli e pescivendoli lasciavano spesso abbandonate ad imputridire resti di verdure e alghe melmose che causavano umidità, olezzo, aria malsana e invasioni di tafani.

Il Comune decise quindi di dislocare le bancarelle nell’attigua piazza del Ferrarese, dove l’assenza di fabbricati su tutto il lato mare favoriva il ricambio d’aria. Il fatto di essere più vicini all’Adriatico permetteva poi di scaricare l’acqua sporca alla larga di nasi e occhi dei residenti. Nel 1837 fu poi costruito il mercato del pesce, attivo fino a pochi anni fa: si andò ad affiancare all’edificio della Sala Murat che ospitava la vendita di derrate alimentari.

Insomma migliorando l’igiene l’epidemia fu allontanata da Bari. Ma a distanza di quasi trecento anni è possibile sapere di quale malattia si ammalarono i baresi? «In mancanza di dati storici più precisi possiamo solo fare ipotesi – ci risponde l’oculista Mario Bellizzi -. Potrebbe essersi trattato di tracoma, una patologia  infettiva che colpendo la congiuntiva e la cornea poteva portare anche alla cecità. Scarse condizioni igieniche potevano giustificare epidemie di quella entità e tipologia, oggi infatti presenti in alcuni Paesi dell’Asia e dell’Africa».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Foto di
Gennaro Gargiulo

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Laura Villani
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  • Francesco - Solo Gesù Cristo può donare la vista ai ciechi e ci può proteggere da qualsiasi male non adorare nessun dio al di fuori di lui
  • Emanuele Zambetta - Che tempi! Le epidemie del passato erano tremende! Non parliamo poi della peste! Ottimo articolo!

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