di Katia Moro

Il reparto ''speciale'' del Policlinico di Bari: dove si accolgono i bambini prematuri
BARI – «Noi non ci sentiamo mai abbandonati: in qualunque ora del giorno e della notte c’è sempre qualcuno disponibile a fornirci informazioni sui nostri bambini ricoverati. E questo per noi rappresenta un grande sollievo». A parlare è una mamma di un piccolo nato tre mesi prima del tempo e accolto nel reparto di Terapia intensiva neonatale del Policlinico di Bari. E’ qui infatti che tutti i prematuri vengono sottoposti alle cure del caso. A volte si tratta solo di bambini che hanno avuto “fretta di nascere”, ma in altri casi purtroppo ci si trova di fronte a piccoli affetti da malattie o la cui estrema prematurità rischia di portarli persino alla morte.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E’ evidente quindi che questo sia un “reparto speciale” che segue logiche completamente diverse delle altre cliniche dell’ospedale barese. E soprattutto questo è un reparto che funziona, a differenza di tanti altri dove la parola “malasanità” è all’ordine del giorno. Il segreto? Passione, professionalità e soprattutto umanità e presenza costante del primario, come invece purtroppo non accade sempre in altri reparti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Questa è davvero una clinica fuori dall’ordinario – conferma la dottoressa Alessandra Foglianese -. E lo è prima di tutto perché vi è un direttore, il professor Nicola Laforgia, sempre presente. Lui garantisce un supporto e un controllo continui mantenendo coeso il personale e fornendo il buon esempio quotidiano».  «E comunque noi poi ci mettiamo del nostro a livello di impegno e forza di volontà - tiene a precisare la specializzanda Paola Piccarreta -.  Ci troviamo infatti davanti a una prospettiva ribaltata rispetto agli altri reparti: qui non esiste la logica del “timbrare il cartellino”, di difendere i nostri interessi. C’è solo una parola d’ordine ed è “sacrificio”».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il reparto, rinnovato un anno e mezzo fa, consta di 8 posti in terapia intensiva (per i casi più gravi e i bambini appena nati), 15 in “sub-intensiva” (per i piccoli che sono prossimi alla dimissione) e 2 posti di isolamento (Vedi foto galleria). Rappresenta un punto di riferimento regionale per le cardiopatie congenite, per le patologie metaboliche e per asfissia neonatale.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La squadra della terapia intensiva è formata da 12 medici (più qualche specializzando) e una trentina di infermiere oltre ad altre figure come psicologhe e puericultrici.  Un team che garantisce una cura costante ai piccoli pazienti, 24 ore su 24, e che segue linea comune, quella della “comunicazione”. I reparti ospedalieri sono infatti famosi per la mancanza di “tatto” da parte di medici e infermieri, spesso troppo “indaffarati” per avere la pazienza di preoccuparsi dello stato d’animo dei ricoverati e dei loro stretti congiunti. Qui invece il personale ha sempre una parola di conforto per i genitori e soprattutto fornisce con pazienza tutte le informazioni di cui mamma e papà hanno bisogno.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«Il metodo di comunicazione e di approccio con i pazienti non fa parte degli insegnamenti del corso di studi di un medico - ci spiega il direttore della clinica, Nicola Laforgia - e invece è un elemento fondamentale in un reparto come il nostro. Il concetto di nascita viene istintivamente legato a quello di vita o gioia, ma in neonatologia spesso non è così. Noi abbiamo il gravoso compito di preparare i genitori a una situazione opposta: quella della malattia o della morte o comunque della “battaglia”. Far capire questo non è affatto semplice, ma è fondamentale: un genitore ben informato e preparato è un genitore consapevole e diventa egli stesso una cura per il proprio figlio perché capace di fornirgli la spinta giusta verso la guarigione».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Insomma qui i medici devono essere “umani”: cosa non facile, anche perché il rischio per il personale è quello di affezionarsi troppo ai singoli casi, portandosi poi il peso del proprio lavoro anche a casa. «Non puoi non rimanerne coinvolto emotivamente - conferma l’infermiera Mariella Dirella -. Io non ho paura di ammettere che mi lascio andare oltre il dovuto nei rapporti umani con i genitori, pur senza mai abbandonare la lucidità e razionalità necessari. E quando ritorno a casa porto con me tutte le preoccupazioni e i dolori del mio ambiente lavorativo: ma solo chi vive questo reparto con intensità riesce a resistere in un luogo del genere».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E di certo non si può rimanere indifferenti e non lasciarsi coinvolgere quando ti ritrovi ad avere a che fare con un esserino di 400 grammi il cui avambraccio è più esile di un nostro pollice, tanto che un papà ha soprannominato il suo piccolo prematuro “portachiavi”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Camminando tra le colorate e silenziose stanze del reparto e tra le incubatrici, questo clima di affiatamento e vicinanza con i genitori dei bimbi è palpabile e traspare dai volti rassicurati di padri e madri, comunque provati dalle loro difficili esperienze. Spesso le famiglie continuano a portare in visita i propri figli in questa clinica anche a distanza di tempo, per ringraziare i medici del lavoro svolto e mostrando loro i progressi ottenuti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Il personale che arriva in questa clinica in genere rimane sconvolto - conclude la Foglianese -, non è affatto semplice avere a che fare con tanto dolore e malattie così svariate e complicate. Quindi alla fine chi decide di rimanere in questo posto lo fa perché ha fatto una scelta di vita, difficile ma necessaria».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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  • Luigi Laroccia - Un reparto a misura professionale, culturale ed umana del direttore Prof. Nicola Laforgia. Come sempre gli uomini fanno la differenza!

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