di Federica Calabrese

Mancata sanificazione e problemi logistici: a Bari le biblioteche pubbliche rimangono chiuse
BARI – «È tutto ancora in bilico, non sappiamo quando e come riusciremo ad aprire». È questo il coro unanime dei bibliotecari, che ad oggi non sono in grado di comunicare quando la Biblioteca Nazionale Sagarriga Visconti (nella foto) e le 32 afferenti all’Università di Bari riapriranno al pubblico dopo la chiusura dovuta all’emergenza Coronavirus.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nonostante il Governo attraverso l’ultimo Dpcm abbia stabilito la loro riapertura il 18 maggio, questi ambienti pubblici faticano ad uscire da quella “Fase 1” che ne aveva sancito la chiusura il 10 marzo scorso. Un’ordinanza della Regione Puglia (n. 237 del 17 maggio), proprio per permettere ai vari enti di attrezzarsi a dovere, aveva anche posticipato al 25 maggio la ripresa delle attività, ma di fatto come ci confida un tecnico dell’Ateneo che preferisce rimanere anonimo: «Ad oggi non ci sono le condizioni per ricominciare, è tutto ancora in alto mare».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le difficoltà sono infatti innumerevoli: dalla sanificazione delle stanze a quella dei volumi, dalla necessità di tracciare e contingentare gli ingressi all’imperativo di “quarantena” per i testi presi in prestito.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Partiamo dalla lunga e costosa sanificazione, che dovrebbe riguardare anche le migliaia di libri. «Giovedì scorso si è proceduto con la pulizia di corridoi e bagni, ma nulla è stato ancora stato fatto per per i luoghi di studio - ci riferisce la nostra fonte -. Tra l’altro la sanificazione dovrebbe avvenire di regola ogni giorno, perlomeno per ciò che riguarda aree comuni, tavoli e sedie. Si tratterebbe così di mettere in moto una vera e propria “macchina della pulizia”: ma l’Università non ha le possibilità economiche per assoldare una squadra di personale specializzato».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Ma anche quando le aree fossero igienizzate, rimarrebbero altri problemi logistici da risolvere. Intanto l’esiguità degli spazi. I locali che ospitano libri nei vari plessi universitari, da Agraria a Medicina, da Lettere a Giurisprudenza, non sono attrezzati per gestire le richieste degli studenti di questi tempi, non potendo predisporre percorsi e varchi di solo ingresso o di sola uscita, visto la piccola dimensione degli ambienti. Servirebbe la vigilanza per far rispettare l’ordine, ma non pare sia stata prevista l’assunzione di personale ad hoc.  

E non solo. Oltre a non poter usare l’aria condizionata che incentiverebbe la propagazione del virus nell’aria, dovrebbe essere imposto un “fermo” di almeno 72 ore per i testi prestati (per far passare il tempo minimo di incubazione del virus). Ma questo richiederebbe spazi appositi per la giacenza degli “infermi”, ad oggi purtroppo assenti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Due delegati del Rettore, Onofrio Erriquez ed Antonio Stramaglia, hanno comunque provato a “forzare la mano” inviando a tutta la comunità universitaria un protocollo che, se rispettato, avrebbe permesso la riapertura. Davanti però alle proteste del personale, rifiutatosi di tornare al lavoro a causa della mancata sanificazione, il tutto si è concluso con un nulla di fatto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quando si potrà quindi tornare a consultare e leggere i libri? La risposta è: non si sa. C’è chi spera il 3 giugno, ma ad esempio la Biblioteca Nazionale ha già fatto sapere che aprirà solo il 15 giugno ed esclusivamente per il prestito, senza ancora consentire l’accesso in sede o la sosta in sala lettura.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Insomma la cultura pare proprio il settore che sta faticando di più a riprendersi dal lockdown. Ma in fondo c’era da aspettarselo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Con la collaborazione di Mina Barcone
Foto di Antonio Caradonna

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Federica Calabrese
Scritto da

Lascia un commento
  • Francesco Quarto - essendo bibliotecario, ora in pensione, potrei dire la mia opinione, sulla vicenda ben raccontata da Federica Calabrese. ma mi astengo, con rammarico, perché sono perfettamente consapevole dei disagi che il disservizio comporta. i miei (sottolineo miei) "ex" utenti e studenti con i quali continuo a mantenere un forte rapporto anche di amicizia, si lamentano drammaticamente; io stesso sono bloccato nelle mie ricerche e studi per i miei lavori. Devo però lamentare con vigore una condizione che è più a monte, più in alto. Il ministro MIBACT ha saputamente e sentenziosamente assicurato, lungo tutto il periodo del lockdown che i beni culturali avrebbero rapidamente ripreso a essere disponibili alla fruizione e al godimento dei cittadini. Questo non mi pare stia accadendo, forse con le solite rare eccezioni di luoghi TOP, Colosseo Pompei e poichi altri. Ma non è solo un dramma generalizzato: ci sono i soliti "privati" che si sostituioscono bellamente, come i FAI che come se niente fosse successo propone le sue iniziatire. Quando sarà abolito 'sto ministero inutile e dannoso? a che serve? solo qualche poltrona in più?