di Comunicato stampa dell'Ospedale IRCSS Saverio De Bellis

Castellana, al De Bellis scoperta proteina anti tumori: potrebbe evitare la chemio
CASTELLANA GROTTE -  Aumenta in oncologia la possibilità di intervenire con terapie mirate a uccidere solo le cellule tumorali - evitando dunque le distruzioni a tappeto di cellule sane e malate indotte dalle chemioterapie - in vari casi di cancro.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ciò anche grazie alla scoperta dell’Irccs de Bellis di Castellana Grotte: qui un progetto di ricerca guidato dal professor Cristiano Simone e finanziato dalla Fondazione Airc ha individuato in laboratorio il ruolo chiave di un gene che produce una delle proteine “operaie” addette alla riparazione del nostro DNA: si chiama SMYD3, era nota da una decina d’anni poiché rilevata in dosi massicce in vari tipi di tumore, ma non se ne conosceva ancora la funzione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Dopo solo otto mesi di ricerca (il progetto è quinquennale), il lavoro del de Bellis – appena pubblicato sulla prestigiosa rivista iScience del gruppo Cell, prime autrici Paola Sanese e Candida Fasano – ha fatto luce sul suo funzionamento, dimostrando come, in alcuni casi, bloccando la proteina con farmaci inibitori le cellule tumorali non riescano ad a riparare il proprio DNA e muoiano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Già, ma quali sono questi casi? Intanto, parliamo di fasce non indifferenti di tumore al seno (15% dei casi), colon (11%), ovaio (15%), pancreas (10%). Ma per capire cosa avviene nell’organismo di chi rientra in queste percentuali bisogna fare un passo indietro. E magari ricorrere all’accennata metafora “operaia”. Dunque, le nostre cellule possiedono delle squadre di manutenzione, che riparano eventuali danni nel DNA. Questo meccanismo serve a mantenere in salute le cellule sane, ma è utilizzato anche da quelle tumorali per difendersi dai danni inflitti dalla chemioterapia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le principali squadre operaie in realtà non sono le SMYD3 – che per le cellule rappresentano una sorta di piano B – ma hanno altri nomi (BRCA1/2 e PARP). Inquadra il tutto lo stesso professor Simone: “La nostra scoperta amplia l’applicabilità del cosiddetto meccanismo di ‘letalità sintetica’, che sfruttando le differenze genetiche - mutazioni - fra cellule tumorali e cellule normali, permette di uccidere in maniera mirata solo quelle cancerose, risparmiando le sane.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Un principio dunque con grandi potenzialità, finora utilizzabile però solo nella terapia del cancro dell'ovaio e del pancreas e solo in pazienti oncologici predisposti a causa di mutazioni dei geni BRCA1/2 (si può richiamare il caso di Angelina Jolie, con predisposizione anche al seno). Un difetto in questi ultimi geni, coinvolti nella riparazione del DNA, è associato allo sviluppo di tumori al seno o alle ovaie rispettivamente nel 5 e 15% dei casi. Utilizzando sostanze che inibiscono un particolare enzima chiamato PARP, addetto alla riparazione del DNA, la terapia basata sulla letalità sintetica va a colpire così solo le cellule difettose, quelle cioè in cui i geni BRCA1/2 risultano mutati: farmaci mirati dunque, non chemio. Ma non tutti i soggetti malati presentano questa mutazione. E ciò ha reso finora ridotte le possibilità di applicare la letalità sintetica”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Qui interviene la scoperta: “Abbiamo dimostrato che bloccando la funzione della proteina oggetto della nostra ricerca, la SMYD3, si possono rendere sensibili agli inibitori di PARP anche cellule tumorali in soggetti con geni BRCA1/2 normalmente funzionanti, non mutati. Ciò perché abbiamo scoperto che SMYD3 è un partner fondamentale di queste proteine della riparazione, e inibendolo si blocca anche la loro funzione, ottenendo un effetto simile a quello di una mutazione genetica nel gene corrispondente.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Grazie a un'analisi dei dati di circa 2000 pazienti a livello mondiale, abbiamo identificato una percentuale di tumori (come detto: mammella, colon, ma anche in altri casi di ovaio e pancreas) che, non presentando deficit della riparazione del DNA, aumentano molto però la produzione di SMYD3, e dunque sono sensibili alla sua inibizione: questi, per i quali finora esisteva solo la chemioterapia, rappresentano il target terapeutico farmacologico”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tira le somme il direttore scientifico del de Bellis, Gianluigi Giannelli: “Il nostro obiettivo è sviluppare gli inibitori di SMYD3 in modo da ottenere farmaci potenti da testare in studi clinici controllati (trials), ai fini di questa nuova terapia farmacologica combinata (SMYD3+PARP). Da sottolineare - conclude - la collaborazione con l’NIH statunitense oltre che con altri gruppi Airc di Roma, Bologna e Milano, a sottolineare la portata internazionale e interdisciplinare della ricerca, tra l’altro adottata in ambito Airc anche dal prestigioso Top Donors, formato da grandi aziende internazionali”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Lascia un commento