di Giulia Mele - foto Christian Lisco

Merce sfusa e niente imballaggio, sono i negozi "zero waste": «Ma a Bari non decollano»
BARI – Vendono beni normalmente presenti in casa come detersivi, shampoo, sapone, ma anche alimenti quali pasta e legumi, tutti però rigorosamente senza imballaggi. Sono i negozi “zero waste”, esercizi che smerciano prodotti sfusi limitando al minimo la produzione di rifiuti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I prodotti qui vengono offerti “alla spina”, ovvero all’interno di appositi dispositivi di erogazione chiamati dispenser, da cui i clienti possono prelevare le quantità desiderate e pagare successivamente al chilo. È necessario naturalmente avere con sé un recipiente che si può portare da casa o procurarsi sul posto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Un diverso modo di fare la spesa quindi, che permette non solo di risparmiare il costo del packaging e di evitare sprechi di cibo, ma anche di adottare abitudini ecologiche sostenibili. Meno contenitori vuol dire infatti meno carta, plastica e inquinamento.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Un fenomeno in realtà nato già da una decina d’anni, ma che fatica ancora a decollare. A Bari ad esempio si contano sulle dita di una mano le botteghe dove è possibile, come un tempo, comprare “a peso”. La clientela moderna è infatti abituata a marchi famosi e confezioni comode e accattivanti, che vengono ancora preferite alla merce sfusa, pur se contribuiscono a elevare il prezzo del prodotto.

Siamo così andati a visitare i punti vendita baresi che coraggiosamente continuano a portare avanti questa tipologia di commercio. (Vedi foto galleria)

Il nostro viaggio inizia in via Gorizia, nel quartiere Madonnella. Qui dal 2016 tiene banco il negozio Detersfuso Più che, come è intuibile dal suo nome, è dedito esclusivamente alla vendita di detersivi. Entrando troviamo subito alla nostra destra una lunga fila di dispenser contenenti liquidi di ogni tipologia identificati da apposite targhe: ce ne sono per pavimenti e superfici, per stoviglie, per bucato in lavatrice e a mano, oltre ad ammorbidenti e candeggine.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il titolare, il 28enne Vito, coglie l’occasione per mostrarci come si acquista un prodotto sfuso. «In primo luogo bisogna tarare il recipiente dentro cui verrà raccolto il detersivo, cioè sottrarre il peso della tara in modo da contare solo il peso netto – dice –. Per farlo uso bottiglie o flaconi riciclati».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Fatto questo primo passo, il contenitore viene semplicemente portato al dispenser scelto e riempito. «A questo punto lo peso al litro sulla bilancia, la quale stampa un’etichetta con il prezzo da apporre sulla merce. Siamo così pronti per l’acquisto», aggiunge l’uomo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tuttavia l’attività non si limita solo ai detersivi alla spina: attorno a noi ci sono anche quelli confezionati e altri prodotti di igiene per la casa. «Purtroppo è quasi impossibile fare altrimenti – spiega Vito. - Nonostante esista una clientela assidua, la gran parte dei consumatori preferisce restare fedele a brand più noti e familiari».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Mentre parliamo siamo raggiunti da alcuni clienti. «All’inizio ero scettica, ma ormai uso solo detergenti sfusi per le pulizie della casa – afferma l’habitué Laura –. Essendo più concentrati rispetto a quelli “di marca” è sufficiente usarne piccole quantità alla volta, il che significa che durano molto più tempo. Oltre al fatto che si risparmia visto che non viene pagata la confezione».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«Io invece mi sono avvicinata ai prodotti sfusi per una questione d’impatto ambientale – interviene Giovanna –. Sono fatti di materiale con più bassa percentuale chimica e consentono di riutilizzare bottiglie di plastica che altrimenti andrebbero gettate».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La nostra seconda tappa è Natural Kind, attivo dal 2011 prima a Poggiofranco e da due anni e mezzo in corso Benedetto Croce, ad angolo con via Menotti Bianchi. Il negozio vende merce naturale ed ecologica di varia natura, da cosmetici e prodotti di igiene e bellezza a dolci quali caramelle e tavolette di cioccolata.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Qui i colorati dispenser di detersivi e detergenti, tutti realizzati con materiali esclusivamente vegetali, si alternano ai più comuni flaconi. Viene venduto sfuso anche il sapone di Marsiglia, tagliato in grossi blocchi scuri.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Purtroppo gli avventori continuano a essere attratti dalle grosse marche – spiega il titolare 49enne Angelo – anche se io regalo sempre dei campioncini dei miei prodotti e a volte capita che i clienti tornino soddisfatti chiedendo di comprare alla spina».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il nostro viaggio si conclude con Bottega Sana, situata dal 2019 in via Scipione l’Africano, nella zona del Policlinico. Come illustrato da una lavagna all’esterno questo è un negozio di alimentari. Li troviamo ordinatamente disposti sugli scaffali in vasetti di vetro sui quali sono scritti a pennarello i prezzi al chilo. Pasta secca e riso, frutta disidratata, legumi, cereali, spezie, sale vengono raccolti in sacchetti di carta e misurati sulla bilancia per poi valutarne il peso netto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«La mia merce proviene da piccole aziende di alto livello – afferma la proprietaria del negozio, la 31enne Michela –. Ciononostante  i clienti continuano a mostrare diffidenza. E pensare che in altri paesi del mondo gli zero waste prosperano da anni e attirano moltissime persone sensibili alle tematiche dello spreco e dell’inquinamento».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Sensibilità, queste, su cui in Italia siamo ancora indietro. «La maggior parte di coloro che frequentano questo negozio in realtà lo fa non tanto per una questione di salvaguardia dell’ambiente ma perché apprezza la qualità del cibo – ammette la giovane –. Però va bene lo stesso: l’importante, seppur nel nostro piccolo, è avviare un circolo virtuoso».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)


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Giulia Mele
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