di Mattia Petrosino

"Caratìidde", "mamòne", "alàgge", "pemìidde": c'è un dialetto che i baresi stanno dimenticando
BARI – Caratìidde, mamòne, alàggepemìidde. Sono solo alcuni esempi di vocaboli “arcaici” del dialetto barese: espressioni ormai non più utilizzate, se non da qualche anziano di Bari Vecchia (vedi alcuni esempi in galleria). Perché così come si è persa l’originale pronuncia che caratterizzava il vernacolo del capoluogo pugliese, anche molti termini sono stati dimenticati.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Certo, alcune parole continuano a far parte del dizionario comune dei baresi (vedi prìisce), così come ci sono “frasi idiomatiche” che vengono largamente adoperate nel quotidiano (si probbie du iùne). Ma si tratta di eccezioni: la maggior parte dei vocaboli “made in Bari”, infatti, se non sono scomparsi si sono tristemente “italianizzati”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ne abbiamo parlato con Gigi De Santis, membro dell’Accademia della lingua barese, associazione che sta cercando di preservare la memoria del dialetto. 

Perché il vernacolo sta scomparendo?

È un fenomeno iniziato nel secondo Dopoguerra, quando il dialetto cominciò a essere “demonizzato” perchè considerato un ostacolo all’apprendimento dell’italiano. Ci si vergognava di parlare quella che in realtà è una vera e propria lingua: la maggioranza dei cittadini la considerava infatti volgare. Di conseguenza la nostra tradizione e la nostra cultura si sono impoverite.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Potrebbe farci qualche esempio di parole “dimenticate”?

Ce ne sono tante. Vedi mamòne che significa bottino, malloppo, o lìnie che deriva dal latino lens, lendis e sta a indicare l’uovo di pidocchio, ma anche iatà che equivale a soffiare o brellòcche (pendente, ciondolo).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Si tratta di espressioni definitivamente scomparse?

Per fortuna nel centro storico e nel quartiere San Paolo ci sono ancora alcuni anziani che fanno risuonare i termini dialettali, anche se sono davvero pochi. Ormai le nuove generazioni hanno di fatto “italianizzato” il barese.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Come si italianizza un dialetto?

Più che altro si “baresizza” l’italiano togliendo l’ultima vocale alla parola e facendo così finta di renderla dialettale. È il caso ad esempio di “vino” che diventa “vin”, quando invece in barese si dice mmìire. Oppure “domani” si trasforma in “doman”, termine ben lontano dall’originale crà. Ma anche “guerra” che viene pronunciata “guerr”, quando in vernacolo è uèrre.

Il barese in questo modo rischia di svanire per sempre: che cosa si potrebbe fare per salvarlo?

Andrebbe inserito un corso di dialetto nelle scuole: i bambini devono capire sin dall’infanzia l’importanza della propria lingua, imparando a scriverla e a pronunciarla nella giusta maniera. Ma anche i giornali e le televisioni dovrebbero dare più spazio al vernacolo, così come il mondo della cultura: sarebbe bello se all’interno di testi teatrali e canzoni venissero introdotte parole baresi. Perché il dialetto, se parlato bene, è musica.  

(Vedi galleria fotografica)

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