di Marco Gay - foto Valentina Rosati

"Primus": quel centro sportivo di eccellenza che giace morto nelle campagne di Bitritto
BITRITTO – «Quello che colpiva chi entrava era la bellezza dell'ambiente: c'erano piante molto alte, pareti colorate e luci che davano un senso di benessere e piacere. Che peccato vedere un gioiello del genere in queste condizioni». Si nota molta amarezza nelle parole di L., 42enne ex istruttore di nuoto della Primus, centro polisportivo d’eccellenza che comprendeva palestra, area benessere e piscine, ma che da 8 anni a questa parte giace abbandonato nelle campagne di Bitritto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Aperta dalla famiglia di imprenditori Boccuto a metà degli anni 90, fu attiva per più di quindici anni. La sua posizione strategica e l'ampio parcheggio le permisero di incontrare l’apprezzamento non solo dei clienti provenienti dai paesi vicini, ma anche dei baresi che arrivavano da quartieri come Picone e Poggiofranco.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Chi la frequentava la ricorda come una struttura all’avanguardia. «L'idea di racchiudere in un unico complesso tante attività sportive si rivelò subito vincente – afferma L., che qui ha lavorato per 4 anni, dal 2004 al 2008 – ma poi con il passare del tempo vennero fuori problemi economici e di gestione».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Guai che portarono al fallimento della Primus, che chiuse i battenti nel 2011 per poi essere completamente abbandonata, diventando preda di vandali e discarica abusiva. Considerando che l’asta giudiziaria messa in piedi per la sua cessione è andata deserta, ad oggi risulta difficile capire il futuro di questo ex tempio dello sport. Un luogo che siamo andati a visitare (vedi foto galleria).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’edificio lo si scorge percorrendo la provinciale 236 che porta a Sannicandro e Cassano. Per raggiungerlo basta imboccare l’uscita Bitritto Nord, fino a giungere in via dei Cedri, dove si staglia, spalancato, il cancello d’ingresso del complesso.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci ritroviamo così davanti a un fabbricato quadrato di tre piani di colore bianco e rosso sbiadito circondato da palme rigogliose ma non curate. Sul tetto svetta l’insegna verde e arancione: l’unico elemento rimasto ancora intatto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Non ci resta ora che varcare il portone principale, per entrare in questa vera e propria struttura fantasma. Superato uno pneumatico gettato per terra, ci ritroviamo in quella che doveva essere la reception, di cui non resta che una catasta di macerie. Un rogo ha evidentemente bruciato il tutto, persino parte del soffitto, risparmiando solo un divano blu che doveva servire a far accomodare gli ospiti che entravano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Attraversando un corridoio accediamo nell’ala riservata alla palestra, formata da tre differenti grandi stanze. Capiamo di essere in un luogo un tempo dedicato al culto del corpo grazie agli specchi ancora appesi alle pareti e ai pesi posati per terra. Per il resto è il nulla: tutto è stato devastato, anche i bagni, le cui docce e sanitari risultano sventrati.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Qui si cominciano a osservare quei murales che nel corso degli anni sono andati a ricoprire tutti i muri: graffiti e disegni coloratissimi che donano un po’ di vita al grigiore circostante.   

Superata un'altra reception segnata da una grande scrivania in legno, percorriamo una rampa di scale che ci porta al piano superiore, dove si trovavano l'area wellness e gli uffici amministrativi. Nella zona benessere ci sono ancora pezzi residui di lettini e macchinari, mentre i pavimenti degli uffici sono completamente ricoperti da faldoni di documenti con vecchie iscrizioni, tessere soci e fatture.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Da su abbiamo una panoramica della sala d’accoglienza sottostante e possiamo raggiungere attraverso un passaggio il bar-ristorante "Mediterraneo Cafè", la cui scritta rossa è ancora ben visibile sul bancone.  Questo ambiente poteva contenere un centinaio di persone e ospitava anche corsi di formazione ed eventi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Scendendo le scale, giungiamo infine in quello che era il fiore all’occhiello del centro: la piscina. La Primus rientrava anche tra le scuole di nuoto ufficiali: su un muro è ancora affissa la targa attestante le attività regolamentate dalla Federazione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Attraverso un corridoio entriamo così in un ampio ambiente dove ogni angolo delle pareti è stato disegnato dai writers, che qui hanno letteralmente dato sfogo alla loro creatività. Al centro ci sono le due vasche: una più piccola che veniva utilizzata dai bambini e una ben più grande lunga 25 metri. Dell’acqua chiaramente non c’è nemmeno l’ombra: al suo posto giacciono ora rifiuti di ogni tipo. A ricordare di essere in un ex tempio del nuoto ci pensano però i trampolini, segnati da numeri che vanno dall’1 al 5.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Sono quelli da cui ci si tuffava per immergersi nella vasca semi-olimpionica», ci dice la 32enne Debora, istruttrice tra il 2005 e il 2006, che ci parla di quando il sabato mattina la piscina più piccola si riempiva di pupi. «Venivano dagli asili della zona – ricorda – e donavano allegria a tutti noi. Nessuno poteva pensare allora che nel giro di pochi anni la Primus sarebbe morta: che tristezza».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Marco Gay
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Valentina Rosati
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  • xnaxa - Fino a metà anni 90, prima ancora del centro sportivo, quello stabile era una grossa rivendita di giocattoli e affini, ci comprai all'epoca (1992-93) un abito di carnevale. Non ricordo però il nome.

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