di Stefania Buono

«Allah ama i gay»: attivista musulmano rompe il silenzio sull’omofobia islamica
BERGAMO – In molti Paesi di religione islamica l’omosessualità è considerata un reato punibile con  con multe, carcere, lavori forzati, trattamenti psichiatrici obbligatori, frustate, lapidazione, esilio e in qualche caso anche con l’impiccagione. Secondo la maggior parte dei musulmani infatti è il Corano stesso che proibirebbe i rapporti tra persone dello stesso sesso.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per questo ha fatto molto scalpore la coraggiosa iniziativa di Wajahat Abbas Kazmi, 30enne pakistano che da 16 anni vive a Bergamo dove svolge il lavoro di regista. Lui, attivista di Amnesty International, il 23 gennaio di quest’anno, si è presentato a Milano al presidio volto a sollecitare l’approvazione del decreto di legge Cirinnà sulle unioni civili, con un cartello color arcobaleno con su scritto l’hashtag #Allahlovesequality, ovvero “Allah ama l’uguaglianza” (vedi foto).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Da allora il giovane ha portato avanti una vera e propria campagna mediatica a favore dei diritti della comunità Lgbt musulmana, che continua ancora oggi. Lo abbiamo intervistato.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Innanzitutto come hai avuto l’idea di portare quel cartellone a Milano lo scorso 23 gennaio?
 
L’idea è nata dopo gli attentati del 13 novembre dello scorso anno a Parigi. I musulmani avevano lanciato sui social network l’hashtag #notinmyname, ovvero “non nel mio nome” per sottolineare come gli attacchi terroristici non avvenissero nel nome di chi crede veramente nell’Islam. Fui felice del fatto che la comunità islamica si fosse unita per difendersi dall’odio, ma al contempo constatai come per altri diritti non si fosse mai pronunciata, come appunto quelli dei gay: un argomento da sempre considerato  tabù perché la popolazione musulmana continua a pensare che le relazioni omosessuali siano vietate dalla religione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
E secondo te non è così?

No, sono fermamente convinto che le interpretazioni comuni del Corano siano sbagliate. Come ho scritto, “Allah ama l’uguaglianza”. Per Lui non esistono distinzioni tra gli esseri umani di razza, sesso, classe o lingua. Perciò noi non possiamo giudicare nessuno nemmeno in base all’orientamento sessuale né tantomeno impedirgli di andare in moschea a pregare. E’ assurdo pensare che Allah non ami i gay, le lesbiche o i trans. Anche loro sono suoi figli.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tu sei omosessuale?
 
Preferirei non rispondere, perché penso non si debba essere per forza gay per lottare a favore dei diritti della comunità Lgbt. Basta essere umani.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

 
Stai portando avanti ancora oggi la tua campagna tramite i social…
 
Certo, non mi sono voluto fermare. Ho aperto una pagina Facebook che si chiama proprio “Allah loves equality” in cui invito chiunque voglia supportare la mia iniziativa a inviare la propria fotografia con l’hashtag che ho promosso. Finora ho ricevuto una ventina di immagini, che spero possano aumentare. Inoltre riporterò il mio cartellone a Milano il prossimo 25 giugno, in occasione della parata del Gay Pride. L’aver attirato l’attenzione su questo tema è comunque già un passo avanti, considerando che da sempre l’argomento è stato semplicemente evitato.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La tua iniziativa è stata apprezzata o criticata?
 
Diciamo entrambe. Chi ha reagito in modo negativo sono stati soprattutto i musulmani stessi, anche quelli che vivono in Europa, che mi hanno criticato e a volte anche minacciato sui social dicendo che stavo rovinando il nome di Allah per diventare famoso o per pubblicizzare Amnesty International: cose assurde che ovviamente non corrispondono alla realtà. Anche qualche italiano evidentemente omofobo mi ha aspramente attaccato dicendomi frasi del tipo “queste cose valle a fare a casa tua”. Per fortuna però la maggior parte degli italiani mi ha manifestato il suo consenso e sono stato felicissimo anche dei pareri positivi di tutta la comunità Lgbt, anche quella musulmana e proveniente da paesi islamici, che purtroppo però non ha potuto metterci la faccia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Perché in questi Paesi il non essere eterosessuale è considerato un reato…
 
Già e in Stati come l’Iran, la Nigeria, l’Arabia Saudita, il Sudan e il mio Paese natale, il Pakistan, il solo essere omosessuale viene punito addirittura con la morte, come è successo l’anno scorso in Iran a due ragazzi impiccati perché gay. Gli appartenenti alla comunità Lgbt sono costretti a vivere nell’ombra e in molti casi a sposare persone del sesso opposto per volere della loro famiglia. Insomma non sono liberi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Hai avuto modo di conoscere qualcuno di questi ragazzi?
 
Si, perché è vero che sono cresciuto in Italia, ma grazie ad Amnesty e anche al mio lavoro da regista ho potuto viaggiare. Proprio in Pakistan ho in programma di realizzare un film sull’omosessualità con protagonisti proprio coloro che voglio tutelare. Ovviamente, purtroppo, sarò costretto a farlo di nascosto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Qui la pagina facebook “Allah loves equality”.

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Stefania Buono
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