di Lorenzo Alighieri

Pensioni, che caos: viaggio tra ingiustizie e privilegi del sistema contributivo
BRINDISI - Il sistema pensionistico italiano è un caotico labirinto intricato di leggi in continuo mutamento che spesso genera singolarità e anche ingiustizie. La famigerata legge Fornero del 28 dicembre 2011 ha sicuramente complicato ulteriormente la situazione, rendendola oltretutto più iniqua. Per conoscere qualche paradosso del sistema abbiamo ascoltato Francesco Vergine, direttore del patronato inca Cgil di Brindisi, quotidianamente in contatto con le problematiche di pensionati e pensionandi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il sistema pensionistico italiano presenta numerosi difetti che causano vere e proprie ingiustizie…

Certamente. Prendiamo il caso della 36enne Francesca, ammalata di tumore. Dal 2005 lavora come artigiana e versa i contributi all'Inps. Il sindacato le consiglia di presentare la domanda per un assegno di invalidità e l'anno scorso le viene riconosciuto il diritto a una pensione di 88 euro al mese: una miseria. La sua pensione è stata infatti calcolata sulla base dei contributi versati nell'arco della sua vita lavorativa (di circa 10 anni), secondo le norme del sistema contributivo entrato in vigore nel 1996, ma Francesca a causa di una strana e ingiusta incongruenza di questo sistema, pur avendo un reddito bassissimo, non ha diritto all'integrazione al trattamento minimo, cioè a un aumento sull'assegno che dà il diritto a percepire un importo minimo di almeno 500 euro. Una cifra che, per quanto modesta, è considerata dallo Stato sufficiente per vivere in maniera dignitosa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Perché a Francesca viene negato questo diritto?

La stranezza è questa: se Francesca avesse avuto anche solo un contributo settimanale prima del 1996 avrebbe avuto diritto a questa integrazione. Paradossalmente una persona che ha lavorato meno anni di Francesca, anche solo cinque (il minimo per ottenere l'assegno di invalidità), ma con appena una settimana di lavoro prima del 1996 avrebbe avuto diritto a una pensione di 500 euro.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quindi tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 non hanno diritto a questa integrazione?

Esatto e questo problema riguarderà soprattutto le nuove generazioni. Il nuovo sistema contributivo infatti non prevede l'integrazione al trattamento minimo che di fatto scomparirà del tutto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci sono altri casi limite esemplificativi del disordine del sistema pensionistico?

Sì, se ne vedono di tutti i colori. Penso al caso di Fedele che, nato nel 1952, è stato impiegato per 36 anni. Nel novembre 2011 ha perso il posto di lavoro e non è riuscito a ricollocarsi. Stringendo la cinghia aspettava il dicembre 2016, quando a 64 anni e 7 mesi, con 36 anni di contributi versati, avrebbe potuto andare finalmente in pensione. Infatti secondo la legge Fornero, entrata in vigore il 28 dicembre 2011, coloro che contano almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2012 hanno diritto alla pensione di anzianità appena raggiunta l'età di 64 anni e 7 mesi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E qual è il problema nel caso di Fedele?

Qui vi è un nuovo paradosso, poiché la possibilità predetta è prevista solo per coloro che erano in effettivo servizio di lavoro dipendente il 28 dicembre 2011. Ma Fedele non essendo stato in attività in quel preciso giorno andrà in pensione con l'età della vecchiaia, che nel suo caso è di 66 anni e 7 mesi, quindi nel 2018.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Se Fedele avesse avuto la "fortuna" di perdere il posto di lavoro non il 30 novembre ma circa un mese più tardi, alla fine di quest'anno avrebbe potuto ottenere l'agognata pensione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In pratica la legge Fornero ha intricato ulteriormente la situazione causando altre iniquità?

Sì. Un’altra assurdità prevista da questa legge riguarda le donne nate nel 1952. Se si guarda la tabella relativa alle date previste per la pensione di vecchiaia si nota che per un solo giorno di differenza nella data di nascita viene posticipato il diritto alla pensione di quasi due anni. Una donna nata il 31 marzo 1952 può andare in pensione dal 1 gennaio 2016, mentre una nata il giorno dopo può andare in pensione solo dal 1 dicembre 2017. Se invece sfortunatamente una donna è nata due mesi dopo, cioè nel giugno del 1952, allora dovrà aspettare addirittura fino al giugno 2019.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tra queste righe non c'è spazio sufficiente per raccontare e spiegare nei dettagli tutti gli esempi di ingiustizia esistenti, ma siamo sicuri che ce ne siano molti altri.

Sicuramente, ad esempio il caso di tanti lavori che stranamente non vengono considerati "usuranti" (e che dunque porterebbero a uno "sconto" sull'età pensionabile). Penso ai braccianti agricoli, ai camionisti, ai lavoratori dell'edilizia: riuscite a immaginare un settantenne che si arrampica su un'impalcatura?

D'altra parte esistono invece casi pensionistici estremamente fortunati e privilegiati…

Ovviamente, dai consiglieri regionali ai dipendenti di Camera, Senato e Presidenza della Repubblica, dai dipendenti della Regione Sicilia, ai lavoratori del comparto Difesa-Sicurezza. La situazione più emblematica però, come non di rado accade, è quella dei parlamentari. Dal 2012 le loro rendite hanno subito alcuni tagli, tuttavia conservano un regime molto vantaggioso rispetto ai comuni mortali. Dal 2012 con una sola legislatura (di soli 5 anni) un parlamentare ottiene il diritto di pensione a 65 anni. Se i mandati salgono a due (10 anni), l'età pensionabile scende a 60 anni. Uno sconto notevole considerando che la legge Fornero fissa a 66 anni e 7 mesi (con 20 anni di contributi) l’età pensionabile per i normali cittadini.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I vantaggi si esauriscono qui?

Per alcuni politici di professione esiste in verità un vantaggio ancor più clamoroso di cui non tutti sono a conoscenza. Il vitalizio dei parlamentari e di alcuni consiglieri regionali (di Abruzzo e Sicilia per esempio), oltre ad essere estremamente remunerativo, in caso di morte è reversibile addirittura nei confronti del convivente. Si tratta quindi del riconoscimento del diritto alle coppie di fatto, che dovrebbe essere garantito a chiunque, ma che invece viene tuttora discusso con fervore e paradossalmente osteggiato dagli stessi politicanti a cui questo diritto è invece riconosciuto. L’Italia è questa.

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