di Gabriella Quercia

Bari, il pianoforte di Nino Rota restaurato ma chiuso nel silenzio di una stanza
BARI – «Quando Federico Fellini andò a trovarlo a casa, Nino Rota gli presentò prima “lui”, lo Schiedmayer, e poi la madre». L’aneddoto raccontatoci dall’imprenditore barese Mimmo Di Paola, fa ben capire quanto per il grande Nino Rota fosse importante il suo pianoforte, uno strumento del 1892 con il quale l’autore milanese ha scritto gran parte delle sue opere, alcune delle quali passate alla storia, come le colonne sonore del “Padrino” o di “8½”. (Vedi foto galleria)

Si tratta dello stesso pianoforte che, dopo la morte del compositore avvenuta nel 1979, fu donato dai suoi eredi al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. Perché è proprio nel capoluogo pugliese, nell’istituto dove Rota ricoprì l’incarico di direttore dal 1950 al 1976, che ancora oggi si trova lo strumento, il quale però in questi giorni è al centro di mille polemiche.

Ma facciamo un passo indietro.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quando venne rilevato dal Conservatorio il pianoforte non era messo bene, era danneggiato in più punti, così furono apportate lievi migliorie per dare la possibilità di utilizzarlo durante le lezioni. Dopo poco tempo però ci si rese conto che lo strumento aveva bisogno di un serio restauro, così fu presa la decisione di smontarlo e “conservarlo” in un deposito dell’edificio in attesa di ridargli nuova vita.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In quel magazzino lo Schiedmayer è però rimasto per quasi trent’anni, inutilizzato. Fin quando finalmente nel 2012 grazie a un accordo tra Conservatorio e un comitato creato ad hoc, si è deciso di aprire la porta del deposito per permettere al pianoforte di “essere curato” e restaurato.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Nell’estate del 2011 – ricorda Di Paola, colui che ha istituito il “comitato per il restauro e la valorizzazione del pianoforte del maestro Nino Rota” – l’avvocato e procugino di Rota, Francesco Lombardi, in occasione del centenario della nascita del maestro suggerì al Conservatorio la possibilità di procedere al restauro dello strumento. Ma si trovò di fronte a indecisione e immobilismo. Così chiese aiuto a me. E io accettai di buon grado questo “compito”: con la collaborazione di altri privati e di alcuni enti come Banca d’Italia, Camera di Commercio e Confindustria, costuì il 28 marzo del 2012 il comitato che avrebbe reso possibile il restauro grazie a un finanziamento di circa 23mila euro».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nel maggio del 2013 il Conservatorio si dichiara disposto a fornire il pianoforte e, nell’agosto dello stesso anno, lo strumento arriva nelle mani del comitato. «Prima però – sottolinea l'imprenditore - stipulammo una “convenzione” con il direttore dell’istituto, Gianpaolo Schiavo, impegnandoci a lavorare insieme per far sì che a lavori ultimati lo Schiedmayer fosse messo a disposizione di musicisti professionisti, per la promozione di concerti e manifestazioni di vario genere».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per il restauro si sceglie un laboratorio specializzato di Ancona: i lavori sono coordinati e seguiti dal musicologo del Conservatorio, Luigi Lamacchia. Il piano viene sottoposto a mille cure, cercando di lasciare intatti tutti i pezzi originali, compresi i tasti sui quali Fellini e Rota composero insieme le colonne sonore di famosi film.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci vogliono ben otto mesi, ma nell’aprile del 2014 finalmente il pianoforte è pronto: nella sua lucida livrea marrone, dotato di una sfavillante cassa armonica e corde nuove, lo strumento non dimostra i suoi abbondanti cento anni (vedi video). A questo punto il comitato procede alla restituzione del bene al legittimo proprietario: il Conservatorio. E qui iniziano i problemi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«Invitammo subito l’ente musicale a diffondere la notizia e a cominciare a pensare come valorizzare il pianoforte – dice Di Paola –. Il mio sogno sarebbe stato quello di portarlo all’Expo, promuovendo un’attrattiva di portata internazionale targata Bari. Oppure si sarebbe potuto porlo nella casa barese di Niccolò Piccinni, dove invece troneggia un modesto pianoforte sicuramente meno importante di quello di Nino Rota. Tante proposte insomma ed eravamo pronti ad accogliere con entusiasmo anche qualsiasi idea da parte del Conservatorio. Ma purtroppo ci siamo trovati dinanzi al silenzio. Da quando abbiamo consegnato il piano, nonostante solleciti e lettere inviate non abbiamo avuto nessun riscontro. L’istituto da due anni tace, come il pianoforte, che è stato rinchiuso nella stanza del direttore».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Di Paola la settimana scorsa ha denunciato su Facebook questo immobilismo. Da parte nostra abbiamo contattato il Conservatorio, per capirci qualcosa di più. Ma in uno scambio di e-mail avvenuto venerdì 22 gennaio il direttore Schiavo ci ha solo risposto: «Comunichiamo che la presidente del Conservatorio, Ida Maria Dentamaro (organo preposto alla questione) sta proprio in queste ore predisponendo una nota di risposta e di chiarimenti all’ingegner Di Paola».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A quel punto dopo un paio di giorni abbiamo chiamato Di Paola, curiosi di conoscere il contenuto della lettera, ma l’imprenditore, sorpreso, ci ha riferito di non aver ricevuto nulla. Niente paura però: la missiva è comparsa domenica 24 gennaio su un quotidiano locale. Nel testo il Conservatorio sostiene di aver sottoscritto nel 2013 un contratto quinquennale con il comitato con il quale quest’ultimo si impegnava alla costituzione di un “board”, cioè un gruppo di persone che si sarebbe dovuto occupare di studiare e promuovere iniziative ed eventi per valorizzare il pianoforte. Ma ad oggi, secondo l’istituto, il board non è stato ancora costituito.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quindi la colpa del “silenzio” ricadrebbe proprio sul comitato, reo di non aver mantenuto gli impegni. Ricontattiamo Di Paola, che nel frattempo tramite i giornali è venuto a conoscenza della nota del Conservatorio. Questa è la sua risposta. «Il “board” esiste già –afferma –. Si tratta dello stesso comitato che abbiamo istituito nel 2012 e che ha proposto anche varie iniziative, ma che l’ente musicale non ha mai accolto».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Insomma, tra lettere e denunce e polemiche, sembra che il pianoforte di Rota sia destinato a rimanere ancora in silenzio, impantanato nelle sabbie mobili della burocrazia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«D’altronde non mi stupisco di ciò – conclude Di Paola - quando Rota morì nel 1979, gli eredi oltre allo strumento volevano donare anche l’archivio contenente le copie di tutte le musiche composte dal musicista. Avrebbero desiderato solo una degna sistemazione. Ma le istituzioni cittadine non risposero. Così questo archivio fu regalato alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, lì dove sicuramente i beni artistici sono più capiti e apprezzati».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

Nel video il pianoforte di Nino Rota che suona subito dopo il restauro completato nell'aprile del 2014:


 

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Gabriella Quercia
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  • Laura De Nicolò - Bari, capitale dell'ignoranza e dell'arroganza. Fate bene a denunciare, quanto poco si da x valorizzare il patrimonio culturale cittadino.

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