di Marianna Colasanto

Bari, l’orologiaio non viene pagato: il quadrante della Prefettura fermo da luglio
BARI - «L'ho mantenuto in funzione senza prendere un euro, per lungo tempo. L'ho fatto anche per una questione di prestigio per la città, ma adesso basta: devono pagarmi». A parlare è il deluso Domenico Mongelli, l'artigiano 73enne che ha smesso a malincuore di curare l'orologio del Palazzo della Prefettura di Bari (nella foto), le cui lancette segnano le tre meno dieci ormai da luglio. Il motivo? Non viene retribuito da ben cinque anni.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Di certo non si tratta di un orologio qualunque: è uno degli 8 antichi orologi da torre della città e l'edificio che lo ospita si affaccia su piazza Libertà, a ridosso del centralissimo corso Vittorio Emanuele II. Inserito in una struttura a forma di parallelepipedo color terracotta, è dotato di tre facciate con altrettanti quadranti neri che mettono in risalto il bianco dei numeri, in armonia con l'aspetto dell'intero palazzo. E per fornire l'ora esatta richiede una difficile manutenzione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Sono decenni che aggiusto gli orologi dei palazzi pubblici di Bari in virtù di un contratto d'appalto stipulato con il Comune - racconta Mongelli - . Tutto è filato liscio fino a quando il Palazzo ha cambiato proprietario, passando dalle mani del Comune a quelle dello Stato. Da allora ho lavorato praticamente gratis: una situazione insostenibile alla quale ho posto fine quattro mesi fa interrompendo i miei interventi tecnici».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In effetti il credito vantato dal signor Domenico è cospicuo: regolare quell'orologio costa 350 euro al mese, ai quali bisogna aggiungerne altri tremila per un'eventuale revisione generale che però non viene praticata da dieci anni. Si parla dunque di una cifra che si aggira attorno ai 20mila euro. «Ho presentato alla Prefettura e al Comune un documento nel quale spiego in cosa consistono le riparazioni e quanti soldi richiedono - prosegue l'esperto - ma mi hanno risposto di non avere fondi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


I lavori da effettuare sono tutt'altro che banali visto che l'esemplare in questione è l'unico in città a carica completamente manuale. I complicati ingranaggi che permettono il movimento delle lancette non funzionano con la corrente elettrica, bensì grazie alla carica trasmessa da una manovella che va azionata ogni 48 ore. «Non ci sono ferie per regolare questo orologio - sottolinea Domenico - è sicuramente il macchinario più difficoltoso da gestire tra quelli di cui mi occupo».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Eppure l'anziano orologiaio ha fatto di tutto per evitare che si arrivasse a questo punto. «Ho continuato a lavorare ugualmente senza percepire niente perchè avevo dato la mia parola al prefetto e a un suo funzionario - continua Domenico - ma ora che entrambi sono andati in pensione e non ho motivo di continuare a farlo. Mi dispiace molto perché sono uno dei pochi esperti del settore, forse l'unico della città in grado di occuparmi di questa faccenda: gli orologi di Bari sono come delle mie creature, purtroppo funzionano tutte tranne quella più importante».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Uno stallo dal quale però lo Stato o chi di dovere ha l'obbligo morale di tirarsi fuori, sia per saldare il debito nei confronti di Mongelli, sia per evitare figuracce a Capodanno, quando Bari ospiterà proprio in piazza Libertà il discusso concerto di Gigi D'Alessio con tanto di diretta televisiva. Proprio ieri l'assessore comunale Silvio Maselli ha definito il live del cantante napoletano «un'operazione di marketing territoriale»: di certo non sarebbe un gran biglietto da visita far stappare lo spumante ai suoi fan, alle tre meno dieci.

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