di Mariangela Dicillo

C'è una ciminiera sui tetti di San Pasquale: è l'antica fabbrica della cera
BARI – Ad angolo tra via de Napoli e via Trento, nel cuore del quartiere San Pasquale di Bari, si erge un edificio storico e alquanto insolito. Si tratta di un’ex fabbrica della cera, la cui ciminiera è possibile ancora scorgere tra i palazzi del rione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I residenti lo chiamano "u' palàzze rùsse della cère" (il palazzo rosso della cera), dato il caratteristico colore delle pareti, anche se, come afferma il gestore di un bar di via Trento, «anticamente la cereria era molto più grande e si sviluppava su un intero isolato». Una cattedrale nel deserto (o meglio nella campagna), doveva quindi apparire questo edificio, nato in quartiere che nei primi anni del 900 era ancora in fase di sviluppo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per ottant’anni (dal 1909 fino agli anni 80) a San Pasquale si è quindi prodotta la cera, fin quando la famiglia proprietaria decise di spostare la fabbrica e lasciare il centro cittadino. «Quando abbiamo deciso di trasferire il laboratorio – dice Roberta Introna, che gestisce il negozio di candele sorto al posto della fabbrica -  abbiamo deciso di conservare solo questo palazzo da utilizzare come esercizio commerciale. Qui adesso vendiamo solamente, non produciamo più, anche se rimane proprio questo il luogo di interesse storico più importante, di cui abbiamo cercato di mantenere tutte le caratteristiche strutturali». (Vedi video)

Ci sono infatti ancora le alte volte in blocchi di tufo ridipinti, l’antica ciminiera che punta verso il cielo quasi del tutto nascosta dai fabbricati, le vetrate originali che permettevano tramite alcune fessure agli operai di ricevere la paga («erano tra i 60 e i 70 all'epoca», specifica Roberta), le scrivanie in legno che si trovavano nei loro uffici e un fermo per il cancello in ferro con l'incisione "1909", anno in cui la struttura è stata innalzata. (Vedi foto galleria)

All’interno una serie di foto d’epoca in bianco e nero raccontano la storia del posto. Una in particolare ritrae alcune donne alle prese con un macchinario per la stratificazione delle candele. Ma Roberta interviene: «Quel macchinario ce l'abbiamo ancora, solo che adesso la sua funzione è squisitamente espositiva». Entriamo in un'altra stanza ed effettivamente candele colorate e glitterate sono appese all'antico attrezzo, grazie al quale venivano sovrapposti più strati di cera a seconda dello spessore che si voleva dare alla candela.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Al piano di sotto si trova il cuore della cereria, il vecchio laboratorio. Per arrivarci dobbiamo uscire dal negozio per entrare in un cancello posto sul retro con su incisa la data della costruzione dell’edificio. «Anche se la cereria Introna è ancora più antica, risale al 1840 e si tratta di una delle fabbriche più antiche della Puglia – sottolinea la Introna -. Solo che prima si trovava a Bari Vecchia, in piazza Mercantile. Poi il locale diventò troppo piccolo, visto che ai miei avi cominciarono a rivolgersi anche preti al di fuori del borgo antico, che volevano che fossimo noi a produrre i ceri da accendere in chiesa. Si decise quindi di trasferirsi proprio qui, in quella che stava diventando una specie di “zona industriale” di Bari».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Una volta giù capiamo che del laboratorio rimane solo un'apertura nel muro dalla quale fuoriusciva un tappeto meccanico che serviva a trasportare la cera al piano superiore. Risaliamo e dal basso, guardando in su, sistemata su un tetto, ammiriamo invece il simbolo della cereria: la caratteristica ciminiera bianca, alta una decina di metri, da cui usciva il fumo prodotto dalla fusione della cera. Un simbolo di una Bari che non c’è più.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nel video (di Gianni de Bartolo) la nostra visita nell'ex cereria del rione San Pasquale:



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