di Raffaella Ceci

Il declino di via Manzoni, sulla ''Sparano dei poveri'' crisi e malavita
BARI – Saracinesche abbassate, locali dismessi, cartelli con la scritta “affittasi” o “vendesi”. Via Manzoni (vedi foto galleria), quella che per decenni è stata considerata la “Sparano dei poveri” sta morendo. In parte per colpa della crisi, sì, che però ha colpito molto meno altre arterie dello shopping come corso Cavour o via Argiro e si abbattuta inesorabile su quartieri meno “abbienti” come il rione Libertà.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«I negozi di via Manzoni hanno sempre avuto una clientela di ceto medio-basso, parliamo proprio dei consumatori che più degli altri sono stati colpiti dalla crisi. E quindi venendo meno i clienti, molti esercizi commerciali hanno dovuto chiudere», spiega il proprietario di “Asso confezioni”, che da 45 anni vende abbigliamento su via Manzoni, uno dei pochi negozi storici che ancora resistono.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In realtà non ci sarebbe solo la perdita di potere d’acquisto da parte delle famiglie alla base del declino della strada. Le difficoltà hanno avuto inizio una decina di anni fa, a causa dell’interruzione del mercato di via Nicolai, dello spostamento delle fermate degli autobus di linea verso zone più centrali e della malavita che sembra sempre più dilagare nel quartiere.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E’ partendo da queste premesse che “Pop Hub”, il progetto messo su per denunciare situazioni di abbandono di edifici e strade, ha deciso di puntare i riflettori sulla via: per tre giorni (dal 25 al 27 settembre), la strada sarà invasa da artisti e molti negozi che hanno chiuso le loro serrande da parecchio tempo verranno riaperti per l’occasione e diventeranno sede di laboratori, spettacoli e anche attività commerciali temporanee. La manifestazione si chiama “Riattiviamo via Manzoni”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«I 14 proprietari che hanno aderito ci hanno lasciato le chiavi dei locali – spiega il 26enne Luca Langella, tra i fondatori di “Pop Hub -. Noi ci occuperemo delle spese di energia elettrica e di pulizia. L’evento non ha carattere risolutivo, non abbiamo la bacchetta magica, ma il fatto di parlare di questa situazione, di riscontrare partecipazione e appoggio da parte delle autorità e di coinvolgere la cittadinanza è importante per noi ed già un grande passo in avanti per la città».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Anche se sui 57 locali chiusi di via Manzoni (su un totale di 90 esercizi commerciali) solo in 14 hanno aderito all’iniziativa – ammette con rammarico Luca -.  Purtroppo la maggior parte dei negozianti hanno un’età matura e una mentalità “vecchio stile”. Non tutti quindi hanno accolto positivamente questo festival innovativo e fuori dal comune».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«E invece è una bella iniziativa – afferma la 70enne Antonia, una passante che abita nel quartiere Libertà -. Dieci anni fa via Manzoni era un incanto, era definita “la Sparano dei poveri”. Io sono nata a cresciuta in questa via, c’erano negozi belli e di qualità, e con prezzi più accessibili. “Miriam” la boutique da donna, “Coccodrillo” che vendeva abbigliamento, “Zippari” il negozio di tessuti. Si tratta di negozi che avevano alle spalle una vita nel commercio e che hanno chiuso dalla mattina alla sera».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«Una quindicina di anni fa mia madre portava sempre me e mia sorella al negozio “Arianna” che vendeva abbigliamento per bambini - racconta un’altra passante, Cristina -. Oggi non esiste più, come anche la profumeria “Armonie” e “Calzature Zoia” ». «Il negozio di abbigliamento “Introna” circa 15 anni fa ha chiuso per aprire l’attività in centri commerciali. È subentrato “Alcott” al suo posto ma circa tre anni fa ha abbandonato il locale», dice la negoziante Anna.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Tra i negozi storici ricordo “La Muraglia”, che per trent’anni è stato un colosso a Bari per la vendita di scarpe e che sette anni fa è stato costretto a chiudere – sottolinea Francesco, proprietario di un negozio di scarpe situato sulla via -. Poi c’era anche “Cippone” che vendeva calzature a cui poi è subentrato “Ramirez” che però circa tre anni fa ha chiuso. Un po’ di anni fa i cinesi hanno occupato il locale dove prima c’era lo storico negozio di scarpe “Gabriella” ma ora sembra che stiano per andarsene anche loro».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Molti negozi invece hanno chiuso senza più riaprire, senza che nessuno abbia fatto il tentativo di rilevarli, magari per avviare qualcosa di diverso. «Questo perché gli affitti continuano a rimanere alti: si aggirano sui duemila, tremila euro», afferma il gestore di un negozio.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Eppure le vetrine prima arrivavano fino a Corso Italia e c’era continuo movimento da mattina fino a sera – ricorda sempre Antonia-. Il lunedì mattina c’era il mercato di via Nicolai. Quando il Comune ha spostato il mercato all’Ex Manifattura dei tabacchi, la gente ha cominciato a venir meno e i negozi di abbigliamento hanno cominciato a chiudere, da “Santamato” alla “Muraglia”. Parliamo di negozi tramandati di generazione in generazione. Sono solo tre gli esercizi storici che hanno deciso di non arrendersi: il negozio di abbigliamento “In Dino”, che comunque ha ridotto i punti vendita da tre a uno, la merceria “Filmoda” e “Asso confezioni”».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’interruzione del mercato però, non è stata l’unica ragione di chiusura, sono venuti meno anche i collegamenti interurbani che facilitavano gli spostamenti. «Prima i pullman della Sud Est e della Bari Nord si fermavano qui vicino, mentre ora tutto è stato spostato su via Capruzzi – afferma il signor Nicola, che vive nel rione Libertà -. E’ chiaro che da lì ci si butta su corso Cavour, via Melo, via Argiro, mentre arrivare in via Manzoni risulta troppo lontano».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E poi la delinquenza. Libertà non è mai stato un quartiere “facile”, ma negli ultimi anni la situazione sembra essere peggiorata. Alla malavita locale si è aggiunta anche quella straniera. «Gli affitti delle abitazioni sono tra i più bassi della città - afferma Nicola – e quindi si sono quindi raggruppati qui molti extracomunitari, disagiati e malavitosi che hanno contribuito al degrado. La sera la strada fa paura e diventa pericolosa. Noi siamo nati qui e ci rimaniamo, ma chi viene da fuori non passeggia serenamente».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E quindi purtroppo non basterà certo un’iniziativa comunque lodevole come “Riattiviamo via Manzoni” per riaccendere le luci su una strada e su un quartiere storico che sembrano però andare incontro a un futuro sempre più buio.

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  • Rossana - Vorrei fare una piccola precisazione. Sono molti più di tre i locali storici che su via manzoni e dintorni cercano di resistere e non si arrendono! E' stata creata anche un'associazione che si chiama "Manzoni e dintorni" che si sforza continuamente di far qualcosa per ridare alla strada i fasti di un tempo! purtroppo se ciò non avviene dipende molto anche dai nostri "governatori" che non aiutano e non ci vengono incontro accogliendo le proposte dei commercianti! Il declino di Via Manzoni? non sono certo i commercianti a volerlo! Se pulissero le strade, se facessero multe a chi lascia i propri cani fare bisogni dovunque, se sistemassero la delinquenza....quante cose bisognerebbe fare!
  • Fabio - Ho vissuto lì 32 anni e quando sono andato via 16 anni fa era già iniziato il declino di quella via. Ora non ci vado per non deprimermi. Troppi ricordi che non ci sono più. Ora solo extracomunitari. Che pena. Colpa di amministrazioni comunali pessime che si sono succedute.

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