di Salvatore Schirone

Campus, rifiuti ovunque: «Raccolta insufficiente e studenti incivili»
BARI - Sono giorni intensi per i frequentatori del Campus. Ultime lezioni prima della sospensione estiva e soprattutto esami. Il parcheggio del polo universitario, che si trova vicino all'entrata di via Edoardo Orabona, deputato ad area ecologica, già dalle prime ore del mattino è pieno di auto e i sette cassonetti per l'indifferenziata, i due per la plastica, i tre per la carta, sono stracolmi, eccetto il grosso "campanone" verde del vetro, quello no, è semivuoto. Perché le bottiglie e il vetro sono finiti dell'indifferenziata o per terra.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tutt'intorno ai bidoni, tra le auto e nelle aiuole, ogni genere di rifiuto: imballaggi, cassette di polistirolo, plastica, vetri, fiale rotte. E un odore nauseabondo riempie l'aria calda dell'estate universitaria. Dall'altra parte del Campus, di fronte al nuovo edificio di Ingegneria, altri cassonetti ma stessa scena. Enormi lastre di vetro, segni evidenti di un vecchio lavoro di ristrutturazione, sono accantonate lì da diversi mesi. (Vedi galleria fotografica).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Sì perché a distanza di un anno e mezzo dalla nostra denuncia, nulla sembra essere cambiato nel Campus universitario: c’è immondizia ovunque, i bidoni restano pieni per settimane con i rifiuti speciali dei laboratori di Chimica riversi per strada. Abbiamo monitorato l’area per due settimane, dall'11 al 25 luglio scorsi e durante i nostri sopralluoghi abbiamo notato che l’Amiu svuota i cassonetti dell'indifferenziata un giorno sì e due no e l’azienda “Schino Donato” quelli della carta e della plastica praticamente solo due volte in 15 giorni. Ma soprattutto i rifiuti speciali e quelli fuori dai cassonetti non vengono mai rimossi. 

Il lavoro di pulizia e raccolta rifiuti del Campus è affidato a un solo operaio della azienda “Multiservice Valletta”. Con il suo furgoncino bianco, l'uomo preleva dai dipartimenti l'immondizia e cerca di riporla nei cassonetti ormai pieni, lasciando inevitabilmente per terra enorme buste nere. Proviamo a chiedere in portineria. «È sempre la stessa storia - ci viene detto - ci segnalano la presenza della spazzatura e noi chiamiamo il responsabile dell'Area servizi generale, Francesco Franciosa, che provvede poi ad avvisare l'azienda di raccolta, che solo allora interviene».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


La scena si ripete sotto i nostro occhi. Ma questa volta cerchiamo noi il responsabile dell'Area servizi per chiedere spiegazioni. Francesco Franciosa, ben lieto di rispondere alle nostre domande, ci invita nel suo ufficio in Ateneo, in Piazza Umberto 1.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Finalmente ho l'occasione di spiegare tutto - ci dice soddisfatto mentre ci mostra in portineria il monitor che trasmette in circuito chiuso le immagine di ben quattro telecamere puntate costantemente proprio sull'area ecologica del Campus -. Sono sempre qui al lavoro - ci dice - pronto ad intervenire immediatamente, ma devo ammettere che con le scarse risorse di bilancio non possiamo permetterci un servizio più intensivo. Sono stati comunque richiesti altri cassonetti e dalla settimana prossima l'azienda che si occupa del recupero rifiuti differenziati ha garantito due ritiri settimanali».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma la colpa non è solo di chi non pulisce, ma anche di chi sporca. «Il Campus è enorme e poi non possiamo fare niente contro l'inciviltà dell'utenza – accusa Franciosa -. Spesso sono proprio gli studenti a sporcare e anche qualche professore. Avete mai visto cosa succede durante le feste di laurea? Coriandoli, bottiglie di spumante, bicchieri, carte e striscioni lasciati per terra».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Beh certo, al di là dell’oggettiva insufficienza del servizio di raccolta dei rifiuti mantenere il Campus pulito dovrebbe essere un impegno di tutti. Perché proprio da un luogo di cultura è lecito attendersi il rispetto dell'ambiente.

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