di Salvatore Schirone

Porto, un'altra ''saracinesca'' dividerà Bari dal proprio mare
BARI - Sembra proprio che le saracinesche sul lungomare di Bari siano l'eterna inconscia passione degli amministratori locali. Dopo l'annosa polemica dei palazzoni di Punta Perotti, continuata anche dopo il loro abbattimento avvenuto nel 2006, ora nel porto di Bari, sul lungomare De Tullio di fronte al Castello Svevo, sta per esserne innalzata un'altra. Una palazzina di quattro piani, la più grande tra quelle presenti nell'area portuale (nell'immagine la simulazione), che dovrebbe accogliere la nuova sede unica del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tutto regolare, per carità, le carte sono a posto. Si costruisce su suolo demaniale con regolare autorizzazione di concessione edilizia, delibera del Comune di Bari, numero 212 del 2010. E i lavori, affidati alla Geoscar Srl di Martina Franca come indicato nel cartello posto all'entrata, sono già iniziati. Una enorme gru è sbucata oltre i pochi alberi rimasti dopo lo sfoltimento di buona parte della bella pineta. Già completato lo scavo delle fondazioni e azzerata l'area sulla quale sorgeva un vecchio campo da tennis (vedi galleria fotografica).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In pochi si sono accorti di quello che sta succedendo al di là di quel marciapiede del lungomare: i cittadini sono ormai abituati a considerare il porto un corpo estraneo alla vita della città, il simbolo del graduale allontanamento tra i baresi e il proprio mare.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma ai residenti della città vecchia e alle associazioni ambientaliste la cosa non è sfuggita, come ci racconta Rossella Ressa, della delegazione Fai (Fondo Ambiente Italiano) di Bari. «Appena ci siamo accorti di questo ennesimo scempio paesaggistico - afferma - ci siamo allertati: si tratta di una inutile cementificazione in un'area che dovrebbe essere invece restituita ai cittadini. La cosa fa ancora più rabbia – continua – visto che in questo caso per la sede del ministero si sarebbero potuti utilizzare diversi ambienti ora completamente vuoti, come il vicino Palazzo della Dogana o gli enormi hangar presenti nei pressi di molo Pizzoli». 


Parliamo di un intervento di circa quattro milioni di euro che potevano essere utilizzati benissimo per recuperare e restaurare altre costruzioni esistenti, come ci conferma anche l'architetto Augusto de Cillis, uno dei primi a denunciare questa nuova aggressione al nostro patrimonio paesaggistico. «Un intervento che per quanto legittimo appare evidentemente inopportuno – dice – nei confronti  del quale la Soprintentenza si è resa assolutamente latitante».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Tra l'altro - continua l’architetto - la nuova costruzione viene a sorgere in un'area che è stata normata da un Piano particolareggiato esecutivo per Bari Vecchia. Risale al 2001 ed è stato approvato da tutte le autorità competenti: la già citata Soprintendenza, Regione, Provincia e Comune. Si tratta del "Parco del Castello". Prevede la riqualificazione di un'ampia zona compresa tra Corso Vittorio Emanuele, nei pressi degli uffici comunali, fino al Castello Svevo e piazza Massari, passando per piazza del Ferrarese, la muraglia e il lungomare. Qui dovrebbero sorgere diverse aree pedonali e verde pubblico, comprendente i giardini della Capitaneria e il fossato della fortezza».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E non solo. Nel 2012 c'è stata pure una Perimetrazione paesaggistica vincolata eseguita dalla Regione, che include proprio quell'area demaniale che sarebbe dovuta essere aperta alla cittadinanza. «Ed in barba a tutte queste normative ora si costruisce un manufatto brutto e proprio davanti al Castello. È vergognoso», denuncia de Cillis.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Coadiuvato dagli architetti Cucciolla, Telesforo e Ferrari e grazie all'appoggio di diverse associazioni ambientaliste, de Cillis ha lanciato una petizione cittadina per fermare i lavori e chiedere al Comune di valutare attentamente l'impatto paesaggistico di quest’opera. Nei prossimi giorni sono previsti presidi e manifestazioni pubbliche. La speranza è quella di evitare che un altro “muro” divida Bari dal suo mare.

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Salvatore Schirone
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