di Salvatore Schirone

I mercati rionali all'aperto: ne sono rimasti due, tra paura e nostalgia
BARI - C'erano una volta i mercati rionali a cielo aperto. Ogni quartiere di Bari aveva il suo. C’era piazza Mercantile a Barivecchia, via Celentano a Madonnella, via Nicolai a Murat, corso Mazzini a Libertà, via Dei Caduti Partigiani a Japigia, via Montegrappa a Carrassi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Alle prime luci dell'alba di ogni giorno cominciavano ad animarsi. Il raspare dell'ape del fruttivendolo, il cigolio dei cuscinetti a sfera del "carruccio" con il pescato del giorno, lo sbattere delle panche scaricate dal furgoncino del fruttivendolo facevano da sveglia per tutti i residenti. E poi il brulichio della massaie per i vicoli alla ricerca del prodotto più fresco al prezzo più conveniente da portare sulla tavola per il pranzo del giorno.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Scene di vita quotidiana che restano ormai solo nel ricordo dei baresi, perché pian piano questa vitalità dei quartieri è andata scemando con la scomparsa lenta e irreversibile delle variopinte bancarelle, trasferitesi negli ultimi 20 anni nelle nuove strutture dei mercati coperti. Anche se due eccezioni “all’aperto” ancora permangono: il mercato di via Nizza a San Pasquale e quello di via Pitagora a Japigia (vedi foto galleria)

Attraversare oggi quello che resta del mercato di via Nizza è però una desolazione. Dopo oltre 70 anni di onorato servizio, resta attivo solo il tratto compreso tra via Trento e via Re David. Scomparsi i bancali di detersivi, salumi, frutta secca, banane, uova e pollame che occupavano il primo tratto di strada a partire da via Dei Mille. «Siamo rimasti in pochi, c'è meno offerta e la gente va altrove», si lamenta il fruttivendolo Vito.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Malgrado il canone per l'occupazione dello spazio pubblico gli costi solo 360 euro all'anno, circa un euro al giorno, anche lui fa fatica a ricavare il profitto minimo per sopravvivere. Non è un caso che su venti esercenti rimasti, ben cinque (ci confida Vito) questa tassa non la paghino nemmeno. E tutti quelli rimasti hanno rifiutato l'offerta di spostarsi nel più vicino mercato coperto di “Sant'Antonio”, in via Tanzi alla Madonnella, dove il canone costerebbe molto di più e dove comunque gli affari non brillano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Eugenio, 70 anni, è un frequentatore storico di questo mercato e ci racconta nostalgico il mercato di un tempo. «Ricordo le passeggiate con i miei genitori specialmente il sabato – dice - quando non si andava a scuola. Il contadino Minguccio aveva una uva baresana straordinaria ed era l'unico a vendere i gelsi rossi che serviva in una mastella di quelle giallastre maculate di verde. Vendeva solo prodotti suoi, oggi diremmo a km 0. Poi c'era Faele delle cozze. Le uova le vendeva Sebastiano che le avvolgeva nei fogli di giornale che aveva abbondantemente accumulati sul suo piccolissimo bancale. E poi la signora dei meloni "alla prova", brutta come la morte. Terribile il suo sguardo mascolino quando si arrabbiava perché la "prova" era andata male».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma mentre via Nizza si sta lasciando morire lentamente, via Pitagora, a Japigia, sembra conoscere una nuova primavera. Lì è tutto come sempre. Affollato tutti i giorni della settimana. Frequentatissimo non solo dai residenti ma anche da chi abita più lontano. Come Biagio, che pur potendo usare il più vicino mercato coperto di via Caldarola, uno dei primi realizzato oltre vent'anni fa, preferisce sfidare il traffico e la ricerca di un parcheggio, per far la spesa qui. «La roba costa molto meno, ed è freschissima», ci racconta, mentre acquista da Nicola pomodori e verdura. Il perché ci è subito spiegato dallo stesso Nicola: «Facciamo questi prezzi perché paghiamo solo 300 euro l'anno per l'occupazione del suolo pubblico e abbiamo zero spese». Una concorrenza decisamente “sleale”, rispetto ai colleghi del mercato coperto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Quello di via Caldarola è infatti semiabbandonato con pochissimi clienti. Aldo vi vende frutta e verdura. «Da quando oltre vent'anni fa ci siamo trasferiti da via Dei Caduti Partigiani qui gli affari sono andati sempre peggio», ci dice mostrandoci i pochi spiccioli incassati a metà giornata. «Paghiamo un canone mensile di 160 euro e tra luce e gas per il trasporto della merce, ho calcolato una spesa fissa di circa 50 euro giornaliera. Molti hanno cessato l'attività», conclude indicando i numerosi box chiusi (vedi foto galleria).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Pare che il "coperto" infatti non porti bene, per questo Nicola fa gli scongiuri e cerca di non pensare al trasferimento da tempo annunciato nella nuova sede, che sarà realizzata nelle vicinanze e che prenderà il nome di "Santa Chiara".  I commercianti di via Pitagora temono quello che è avvenuto con il trasferimento dell'altro storico mercato di Carrassi da via Montegrappa nella sede di Santa Scolastica. Anche lì l'elevato costo del canone per i box (363 euro al mese), ha fatto desistere molti piccoli venditori.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L'assessore al commercio, Rocco De Franchi, conosce queste lamentele, ma risponde secco: «Dovranno farsene una ragione è la legge che ci impone di chiudere tutti i mercati all'aperto. È un problema di igiene e di sicurezza. Chi paga il fitto del box riceve anche servizi. E poi è anche una legge di mercato: se un commerciante non è in grado di pagare le spese di gestione, forse dovrebbe cambiare lavoro».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma è un dato di fatto. Le spese di gestione e la dislocazione dei mercati sono molto disuguali. Il Comune stesso riportando lo scorso 7 gennaio i dati degli incassi dei canoni relativi ai fitti fino al 2013, lo aveva evidenziato: si va da un canone mensile di 58 euro (per il mercato “Santi Pietro e Paolo” al San Paolo) a quello di 362 euro (per il mercato “Santa Scolastica” a Picone-Poggiofranco) . E se poi pensiamo alla tassa bassissima dei mercati scoperti, la forbice è ancora più larga. E se è vero che non sarà «un diritto avere il mercato sotto casa», come afferma De Franchi, e pur vedo che l'ubicazione, l'accessibilità e i parcheggi possono fare la differenza tra successo e fallimento.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il Comune porta avanti da alcuni anni il progetto di riordino dei mercati rionali. Nel giugno del 2011 con un concorso fu scelto anche un logo che avrebbe rappresentato plasticamente la rinascita armonica dei complessivi 14 mercati dislocati su tutto il territorio cittadino, anche se solo 7 sono diventati realtà.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ad ogni mercato venne assegnato il nome di un santo, quali la "Madonna del Carmelo" per il mercato di via Mazzini, "Don Bosco" per quello presente nell'ex manifattura dei tabacchi a Libertà, "San Nicola" per piazza del Ferrarese, "San Filippo Neri" per Carbonara. Logo e icona sarebbero dovuti apparire all'entrata delle nuove sedi coperte. Ma come abbiamo avuto modo di raccontare in un altro articolo, il logo è apparso per qualche giorno solo nella nuova sede del mercato di Santa Scolastica, inaugurato l'8 dicembre del 2011, dopo il trasferimento del mercato di Montegrappa, ed è subito sparito.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E se i santi hanno portato fortuna ad alcuni, per tutti gli altri il "miracolo" di riuscire a contrastare il crescente dominio degli ipermercati non è avvenuto.  I mercati al coperto languono e vivono nel ricordo di quando tra grida, disordine e puzza si stava in mezzo a una strada e ci si sentiva vivi. 

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Salvatore Schirone
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  • Carparelli Giovanni - L'assessore al commercio, Rocco De Franchi ha detto: ................................."se un commerciante non è in grado di pagare le spese di gestione, forse dovrebbe cambiare lavoro" L'AMMINISTRATORE SI POTEVA RISPARMIARE QUESTO COMMENTO, LUI NN HA COMPETENZA IN MATERIA- NN SA' LE DIFFICOLTA CHE ABBIAMO NOI COMMERCIANTI, X SBARCARE IL LUNARIO, QUINDI METTERE IL DITO NELLA PIAGA E' FUORI LUOGO, DA NOI SI DICE: " "i bell a parlè pa vendr a chian"....... "CON LA PANCIA PIENA SIAMO TUTTI BRAVI A PARLARE

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