BITETTO - «Tutto è nato nei mesi del primo lockdown del 2020, quando tutto era fermo: per impegnare le giornate dei nostri studenti francescani l’allora maestro dei novizi pensò di ordinare online uno di quei kit amatoriali per la fermentazione della birra. Bene, da allora ci abbiamo preso gusto e oggi produciamo 3.600 bottiglie di “bionda” all’anno».
Così il frate Marco Valletta spiega come è nato “Boccale Solidale”: un particolare progetto grazie al quale dal 2022 viene prodotta birra artigianale all’interno del santuario del Beato Giacomo di Bitetto.
All’interno di questo quattrocentesco edificio religioso si è infatti consolidato un laboratorio d’inclusione che comprende frati, laici dell’Ordine francescano, persone con fragilità e giovani diversamente abili. Tutti impegnati nella produzione della “Iacobus”: una birra chiara venduta non solo ai visitatori del convento ma anche a locali del paese in provincia di Bari.
I ricavi vengono poi reinvestiti per coprire i costi dell’impianto, sostenere i percorsi formativi e soprattutto per contribuire alla manutenzione degli spazi storici del monastero.
Per raccontare questa storia ci siamo quindi recati nel convento del Beato Giacomo, ubicato sulla via omonima.
Una volta varcato il portone in legno della struttura tardo-medioevale accediamo al chiostro, al cui centro svetta l’antico pozzo che racchiude al suo interno un secolare e “miracoloso” tronco d’albero.
Qui troviamo ad accoglierci il 49enne Fra Marco, "guardiano" del monastero, che ci mostra i restauri effettuati grazie alla vendita della birra. «Abbiamo effettuato la ripiantumazione del piazzale con giovani alberi - ci illustra -. Mentre all’interno della chiesa è stata donata nuova vita alla seicentesca pala d’altare del “Perdono di Assisi” di Giuseppe da Soleto. Non solo, è stata anche acquisita una tela: quella del pittore contemporaneo Giovanni Gasparro, raffigurante la ricognizione canonica del Beato Giacomo con la sua immancabile lepre».
Con il frate c’è anche la 50enne Marica Rizzi, responsabile dell’associazione nata per gestire il progetto e membro dell’Ordine francescano secolare.
«La nostra è una realtà che nasce con una duplice finalità: la tutela del patrimonio storico-artistico e l’integrazione della “fragilità” – ci dice la signora –. Per produrre la birra vengono infatti occupati studenti diversamente abili impegnati nei percorsi di alternanza scuola-lavoro, persone in riabilitazione psichiatrica e altre che stanno attraversando momenti di difficoltà personale o malattia. Individui che si sentono parte attiva di un sistema e che stanno ritrovando fiducia in se stessi e serenità. Vedendo il prodotto venduto e i restauri capiscono che il loro lavoro è utile. C’è chi all’inizio aveva forti difficoltà anche solo a manipolare gli oggetti e che oggi invece gestisce in autonomia la propria fase di lavoro».
"Boccale solidale": nel santuario di Bitetto frati e persone fragili producono birra artigianale
I volontari vengono impiegati nelle fasi di imbottigliamento, etichettatura e confezionamento, mentre a realizzare la bionda ci pensa il “mastro birraio” Arcangelo Fazio, fedele della comunità.
Troviamo al lavoro quest’ultimo nell’antica cucina del convento: lo storico locale in cui lo stesso Beato Giacomo operava quotidianamente come cuoco al servizio dei confratelli.
A illustrarci il processo produttivo è Fra Marco, che ci indica tra l'altro i sacchi di malto e orzo, il pentolone centrale per la cotta, i fermentatori in acciaio inox, la tappatrice manuale che produce i tappi a corona neri, l’etichettatrice automatica che fissa sulle bottiglie il logo del boccale solidale.
«Quest’ultimo mostra il Beato Giacomo intento a mescolare una minestra nel paiolo – ci dice il religioso –. Il marchio figura anche sull’etichetta della nostra birra principale: la “Iacobus”. Si tratta di una bevanda di 5-6 gradi che ha diverse versioni: dalla lager alla pilsner passando per la apa e la weisse».
Oltre alla Iacobus ci sono le edizioni limitate prodotte occasionalmente. Come la “Franciscus”, creata per l’ottocentenario francescano e fatta con il vin cotto (ingrediente dei mostaccioli cari a San Francesco). Poi la “Auija”, aromatizzata con l’oliva termite di Bitetto. Mentre la “Leprotto” è una double ipa legata all’animale simbolo del Beato Giacomo.
«Tutte le birre vengono prodotte con il nostro luppolo coltivato nei terreni del santuario - afferma con orgoglio il frate mostrandoci sia le piante che i fiori appena raccolti -. Viene fatto essiccare al sole sui telai per poi conservarlo sottovuoto per preservarne intatti gli aromi».
Partendo dal luppolo si crea così un circolo virtuoso in cui a Bitetto buona birra, inclusione sociale e tutela del patrimonio storico continuano a versarsi, insieme, in un unico boccale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita
Scopri
Il progetto Barinedita
I corsi di BarineditaScopri i prossimi corsi di giornalismo e di reportage fotograficoI nostri libriI libri di Barinedita: immagini e culturaLe passeggiate per BariLe nostre passeggiate alla scoperta di BariI podcastAscolta i podcast e le storie di BarineditaBarinedita MapPasseggia per la città alla scoperta di tutti i suoi monumenti