Castellana Grotte, il "Milleluci": quel cinema d'essai da 52 posti ospitato in un antico frantoio

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Castellana Grotte, il "Milleluci": quel cinema d'essai da 52 posti ospitato in un antico frantoio
Foto di Rafael La Perna
CASTELLANA GROTTE – Una sala realizzata in un antico frantoio sotterraneo, con tanto di soffitto a botte e pareti, archi e pilastri in pietra viva. È la descrizione del “Milleluci” di Castellana Grotte, un cinema che non può che definirsi particolare. Aperto nel 1998 e dotato di soli 52 posti, propone unicamente film d’autore in un ambiente secolare.

Siamo quindi andati a visitare questa sala d’essai che si trova in via Marconi 58, poco fuori dal centro storico del paese a sud-est di Bari.

Il cinema ci appare con la sua entrata spartana al piano terra di una palazzina d’epoca. La bacheca con le locandine dei film in programmazione e l’insegna luminosa “Milleluci” si trovano tra due porte vetrate. Ne varchiamo una e, scesi alcuni scalini, ci troviamo in un piccolo e accogliente atrio.

Al botteghino ci aspetta il gestore del cinema, il 74enne barese Piero Montefusco: un amante della settima arte che avevamo già intervistato per un articolo sul “Fantarca”.

«Fui io a inaugurare questo cinema nel quartiere San Paolo di Bari  - ricorda -. Era il 1985 e con l’aiuto di realtà teatrali baresi cercammo di rivitalizzare quella periferia degradata».

Il Fantarca tirò avanti per tutti gli anni 90, ma per problemi con i proprietari dell’immobile che ospitava la sala, fu costretto a chiudere nel 2004.

Nel frattempo però Montefusco aveva iniziato una nuova avventura a Castellana, dove nel 1998 prese le redini del cineteatro Socrate. Quest’ultimo era però un grande cinema commerciale da 500 posti, mentre Piero voleva qualcosa più vicino alla sua idea di cinema. «Nello stesso anno seppi che si affittavano i locali di un vecchio frantoio ormai dismesso - spiega -. Li presi in locazione, li ristrutturai e vi allestii una piccola sala d’essai da 52 posti».

Proprio quella in cui entriamo ora. Ci ritroviamo così in un ambiente molto suggestivo con un soffitto a botte ribassata che sovrasta la platea. Sul lato sinistro si trovano poi una serie di archi tagliati che poggiano su robusti pilastri in pietra.

Piero non sa dirci a che epoca risale questo locale, ma possiamo ipotizzare che affondi le sue origini tra il 700 e l’800. «Questo era il luogo in cui venivano scaricate le olive ed effettuate le prime fasi della lavorazione dell’olio», rivela Piero.

Notiamo come le 52 eleganti poltroncine nere non siano semplicemente numerate: ognuna ha un nome di un grande attore o regista della settima arte. Ci si può sedere quindi al posto Vittorio De Sica o Ermanno Olmi, accomodarsi su quello dedicato a Silvana Mangano o Liz Taylor, scegliere la poltrona intitolata a Gregory Peck o James Dean.

Un speciale piccolo cinema quindi, che va controcorrente in un settore sempre più votato al consumismo. Il Milleluci non propone infatti film commerciali destinati a un grande pubblico, ma opere di nicchia pensate per i cultori del cinema d’autore.

«Attenzione: fare cinema d’essai non vuol dire proporre solo film sconosciuti – precisa Piero -. Di recente per esempio ho proiettato con grande successo l’ultimo di Wim Wenders, “The Keys of Freedom”. Scegliamo infatti anche film appena usciti, magari un paio di settimane dopo la prima visione nazionale, selezionandoli però con cura. A breve metterò in programmazione “Dio Ride” di Giovanni Veronesi, che è un prodotto di qualità». 

Il Milleluci tra l’altro è anche un’associazione culturale che conta circa 40 tesserati: questi ultimi possono proporre rassegne o suggerire film da inserire in programmazione, oltre a frequentare  gli altri spazi del cinema.

Seguiamo Piero in due stanzette attigue alla sala di proiezione. Nel frantoio erano rispettivamente il luogo in cui si trovava la vasca con la macina per la molitura delle olive e il magazzino per lo stoccaggio dell’olio. «Inizialmente le ho usate come deposito ma due anni fa decisi di allestirvi un bar e una sala lettura», spiega Montefusco.

Quest’ultima è arredata con alcuni tavolini attorno ai quali ci si può sedere, consumare una bibita, leggere o studiare. Tutto sotto gli occhi dei divi del cinema ritratti nelle foto affisse alle antiche pareti: da Jack Nicholson a Gary Cooper, passando per Marilyn Monroe e Greta Garbo.

Una realtà portata avanti solo da due persone. «Io e un dipendente che fa da proiezionista e addetto alla biglietteria - sottolinea il gestore -. Lavoriamo però a tempo pieno: a parte la pausa estiva di luglio e agosto, apriamo dai quattro ai sette giorni a settimana con tre proiezioni a sera».

Non male per quella che rappresenta una delle poche sale (non solo d’essai) di Bari e provincia: simbolo di “resistenza” da parte del vecchio e affascinante grande schermo.  
 
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