BARI - C'era quella con gli stadi di calcio, quella con la pubblicità progresso, quella con i monumenti d’Italia e quella con le opere d’arte più famose. Parliamo di un piccolo oggetto che sa di nostalgia: la scheda telefonica. Questa tessera in plastica nacque nel 1976 e aveva una semplice funzione: quella di permettere di telefonare dalle cabine sparse in ogni angolo della città della Penisola, limitando l’uso di gettoni e monete.
Seppur ideate negli anni 70 fu però negli anni 90 che le schede si diffusero maggiormente, trasformandosi anche in oggetti di collezionismo. In quel decennio infatti le tessere non solo cambiarono nome da “carte” a “schede” ma subirono un profondo rinnovo “colorandosi” di immagini pubblicitarie e celebrative, che le resero una diversa dall’altra.
Naturalmente con l’avvento dei telefoni cellulari prima e degli smartphone poi le cabine telefoniche sono cadute in disuso (a Bari se ne contano ormai pochissime e molte non funzionanti). Di conseguenza anche le schede hanno subito lo stesso declino: prodotte sempre meno, hanno cessato di esistere nel 2018.
I collezionisti sono però rimasti: persone che negli anni hanno raccolto migliaia di tessere che oggi sfoggiano con nostalgica soffisfazione.
È questo il caso del 64enne fiorentino Fabio, che conta una selezione di oltre 3mila pezzi. «Ho tutte le schede più rare – ci dice il signore –, a partire da quelle prodotte dalla SIDA tra gli anni 70 e 80. La Sida è l’azienda che nel 1976 brevettò per la Sip la prima scheda telefonica. La mia è dell’aprile del 1981, il taglio è quello da 2000 lire, è di colore giallo-blu e si infilava verticalmente nelle cabine».
Fabio ci mostra poi un pezzo importante: una scheda nera con la riproduzione di una scultura romana proveniente dall’acropoli di Lanuvio.
«Fa parte della celebre serie dedicata alle Regioni - spiega -. Questa è la scheda dedicata al Lazio e fu emessa tra il 1989 e il 1990. Fu dopo il successo avuto da questo tipo di carte che la Sip capì che le schede potevano diventare un vero e proprio fenomeno di collezionismo».
Da quel momento infatti la Sip (dal 1994 divenuta Telecom) moltiplicò le serie dedicate a temi specifici. Tra queste indimenticabile fu quella dedicata ai Mondiali del 1990, con l’immagine di tutti gli stadi italiani che ospitarono la manifestazione sportiva. Fabio ci mostra quella con il San Nicola di Bari, ammettendo come «il tema del calcio riuscì ad avvicinare tante persone al collezionismo».
Colorate, iconiche e oggetto di collezionismo: sono le nostalgiche schede telefoniche
Il 64enne estrae infine una scheda intitolata “Il labirinto”, risalente al 2002. «Fu prodotta su richiesta della Settimana Enigmistica – ci illustra –. Ne furono distribuite soltanto 6000 esemplari ed essendo una rarità assoluta oggi sul mercato arriva a costare anche 150 euro».
Anche il 74enne cremonese Luigi è un collezionista di schede telefoniche: la sua raccolta conta circa 600 pezzi. «All'inizio raccoglievo le tessere usate che la gente lasciava sopra i telefoni pubblici – ricorda –. Poi mi appassionai e cominciai a cercare dappertutto schede nuove e rare. Ricordo in particolare quella raffigurante Castel del Monte che arrivai a pagare 40.000 lire».
Luigi ci fa vedere la serie dedicata alla campagna contro l’aids con tagli da 5.000 lire (quella di colore rosso), 10.000 (giallo) e 15.000 (viola). «Di queste schede veniva prodotta anche la versione bilingue, come è visibile sul retro dove c’è scritto in italiano e tedesco: "Schede telefoniche/Telefonkarte"», sottolinea il signore.
Ce ne mostra poi una raffigurante una volpe. «Per me è una delle più belle - commenta -. Fa parte di una serie di otto tipi di schede dedicate agli animali dei parchi nazionali. Del valore di 10.000 lire fu emessa nel 1995 con scadenza nel 1996».
Ne estrae poi altre due: una con i numeri utili e l’altra raffigurante Diabolik. «La prima fu promossa dalla Protezione Civile - ci informa -: i cittadini, una volta utilizzata, potevano conservarla nel portafogli per avere sempre a portata di mano i numeri d’emergenza».
La seconda invece era dedicata a Tuttocard, una neonata rivista di fumetti che sulla copertina del suo primo numero aveva inserito l’immagine di Diabolik.
Luigi infine, dopo averci fatto vedere una scheda omaggio da 10 scatti, ci mostra con orgoglio la serie dedicata alla Benetton e alle famose campagne pubblicitarie a tema sociale del fotografo Oliviero Toscani.
«Queste quattro fanno parte di una serie contro il razzismo emessa tra il 1994 e il 1995 – illustra il collezionista –. Ritraggono bambini di diverse etnie, animali e burattini di vari colori. Con queste schede si è riusciti a trasformare un rettangolo di plastica in un'opera d'arte e di denuncia».
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