di Gabriella Mola

Triggiano, apre e gestisce da sola una mensa dei poveri: è la storia di Ketty
TRIGGIANO – «Anni fa feci un sogno: un uomo con il volto di Gesù mi parlava, suggerendomi di occuparmi degli altri e di cucinare, senza sprecare nulla. Da quel momento decisi che avrei dedicato la mia vita a aiutare i più bisognosi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Parole della 72enne Domenica Cantacessi, da tutti conosciuta come “Ketty”: una donna che dal 2005, facendo leva solo sulle sue forze, ha aperto una mensa sociale a Triggiano, paese a sud-est di Bari. Da quasi quindici anni la signora ospita a pranzo a chi non sa dove andare, offrendo pasti caldi e calore umano. E fa tutto da sola, contando giusto nei 4000 euro che il Comune le versa per pagare l’affitto della mensa, sita in via delle Mura, all’entrata del centro storico. (Vedi foto galleria)

Proprio per questo sabato scorso ha deciso di chiedere una mano ai triggianesi, organizzando in piazza Ancona una raccolta fondi derivanti dalla vendita di panzerotti e sgagliozze da lei fritti con l’aiuto di una decina di persone.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’obiettivo era comprare una cucina nuova. A breve infatti la mensa traslocherà, spostandosi nei più spaziosi locali che appartengono all’ex istituto scolastico Luciano Addante, lì dove però manca persino un piano cottura. Sono così stati raccolti 1200 euro che si andranno ad aggiungere ai 5000 donati da un benefattore anonimo, che permetteranno a Ketty di continuare nella sua importante opera di carità.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Abbiamo incontrato la donna il giorno dopo l’evento, in via delle Mura. Varcando la soglia ci si ritrova in un grazioso ambiente con la volta a botte e le pareti in pietra, lì dove sono disposti alcuni tavolini e una trentina di sedie bianche. Ovunque sono presenti quadri che raffigurano santi, croci e immagini di Gesù e della Vergine.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ketty ci aspetta in cucina, lì dove la troviamo con indosso un grembiule giallo e con una croce in legno al collo. Ci guardiamo intorno: sulle varie mensole sono accatastati piselli in scatola, bottiglie di salsa, pacchi di pasta e contenitori di olio. Il locale è un po' malconcio, i fornelli non funzionano del tutto, ma lei si muove al suo interno con confidenza e serenità.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La donna mostra con orgoglio una splendida teglia di pasta al forno con i funghi, pronta per essere messa a cuocere: sarà servita come primo per il pranzo. Per secondo invece ha preparato della salsiccia. «Preparo ciò che mi portano – spiega -. In tanti mi danno una mano, anche i supermercati della zona che mi lasciano ciò che non riescono a vendere. In cucina però non mi aiuta nessuno e anche le pulizie le faccio io, talvolta  soccorsa da qualche volontario».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


La signora ci racconta la sua storia. «Sono nata ad Adelfia – dice – ma mi sono stabilita a Triggiano dopo essermi sposata, quando avevo appena 24 anni. Ho lavorato prima come insegnante di modellistica e sartoria, successivamente con mio marito abbiamo gestito per anni un laboratorio di tute ginniche. Ho avuto tre figli, due femmine ed un maschio. E poi è arrivato il 24 ottobre del 1994: un giorno che ha cambiato la direzione della mia vita». 

Quella notte infatti fece un sogno. «C’era un uomo con il volto di Gesù che mi ha parlava, suggerendomi di occuparmi degli altri e di cucinare, senza sprecare nulla – racconta con emozione -. Quando mi risvegliai cominciai subito a pensare come mettere in pratica le esortazioni ricevute e così decisi di impegnarmi in un centro Caritas che si occupava di raccogliere indumenti e derrate alimentari da distribuire ai bisognosi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma non era soddisfatta. «La storia andò avanti per dieci anni – afferma – ma qualcosa continuava a dirmi che non era sufficiente ciò che facevo per gli altri. Così mi ricordai di quella parola del sogno: “cucinare”. Avevo capito: dovevo aprire una mensa per i poveri, per dare una mano quotidianamente e concretamente a coloro che avevano necessità. Quando lo proposi alle colleghe della Caritas e al sacerdote mi dissero che facevamo già abbastanza. Decisi così di vedermela da sola».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A quel tempo aveva 58 anni, chi le stava intorno le diceva che era una “pazza”, che aveva ancora l’età per lavorare e divertirsi: ma lei non diede ascolto a nessuno e riuscì nel marzo 2005 a inaugurare la prima mensa sociale di Triggiano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Da allora prepara pasti per persone sole che non sanno dove andare, per vagabondi, immigrati senza lavoro, ragazzi con problemi di droga e padri separati che hanno perso tutto dopo la rottura con le mogli. «Non giudico nessuno, non sono qui per questo – conclude -. Io so solo che grazie a me questa gente non muore di fame. Questo è il mio dovere: nutrire.  E continuerò a farlo finché ne avrò le forze».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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