di Marco Giannino

Aids, in Puglia 600 sieropositivi: i giovani stanno abbassando la guardia
BARI – Fu definita “la peste del 2000” e dagli anni 80 ha causato milioni di morti. E’ l’Aids, una malattia che però ora fa meno paura. L’Hiv, il virus responsabile della sindrome è diventato “controllabile”:  esistono ora nuovi centri per la diagnosi, farmaci che allungano di molto la vita dei sieropositivi e ci sono persone e associazioni che curano la parte della prevenzione e rappresentano un supporto per chi ne vuole sapere di più sull'argomento. Ma non tutto procede per il meglio: forse proprio la consapevolezza di non contrarre più un virus che porta a morte certa, sta facendo abbassare la guardia. Per fare il punto della situazione abbiamo intervistato Angela Calluso, presidente del Cama Lila Puglia (nella foto il logo), associazione che si occupa di diffondere le informazioni sulla cura e sulla prevenzione dell'Aids.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Quanti sono i sieropositivi in Puglia?

Sono più di 600. Posso dire che 250 sono etero, tra cui anche eroinomani o comunque ex tossicodipendenti. Il resto sono omosessuali.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Comunque non si muore più di Aids…

Grazie alla terapia si vive una vita normale, senza che si arrivi all'Aids. Purtroppo però molti giovani pensano che la terapia sia una barzelletta e per questo motivo abbassano la guardia, pensando che tanto l’Aids è curabile. Invece la terapia è fatta di medicinali pesanti, che a lungo andare creano altre patologie correlate al loro utilizzo, come ad esempio l’osteoporosi o grossi problemi cardiocircolatori. Effetti collaterali non indifferenti: il cuore si può così tanto indebolire da rischiare l’infarto.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


Voi fate attività di informazione e prevenzione: a chi vi rivolgete principalmente?

Agli alunni della scuola superiore, che spesso ignorano il problema Aids. Noi cerchiamo di informare il più possibile e di organizzare eventi dove parliamo della malattia e della terapia. E diciamo loro, a ragazzi di 16, 17, 18 anni, che l’unico modo per prevenire la malattia è quello di usare il preservativo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

I professori e i genitori vi aiutano?

Per i genitori la sessualità del proprio figlio o figlia è un tabù. Quindi dipende molto dalla loro apertura mentale. Per gli insegnanti il discorso è diverso: nel senso che se un professore deve finire il proprio programma scolastico preferisce svolgere la lezione in modo normale invece di perdere due ore per parlare di malattie sessuali. E’ questione di  cultura. E comunque non è solo questo il nostro problema.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ci spieghi…

Il nostro team è fatto di volontari. Abbiamo una convenzione con l'Università di Bari dove diamo la possibilità agli studenti di Psicologia o di Scienze della Comunicazione di fare il tirocinio da noi. Ora però c’è una normativa che impone alle associazioni di dare un compenso ai tirocinanti, all’incirca 250 euro al mese. Per un’associazione no profit come la nostra però questo discorso risulta difficile da attuare, dove li troviamo i soldi? Per fortuna abbiamo una convenzione con la Asl che ci permette di pagarci la sede. Insomma siamo in seria difficoltà, anche se continuiamo a cercare volontari. Anche esserci per poche ore fa molto e ci permette di andare avanti in quella che è la nostra battaglia: sconfiggere definitivamente l’Aids.


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