di Marco Montrone

Sanremo compie 70 anni: ecco le 10 canzoni più belle della storia del Festival
Parte oggi la 70esima edizione del Festival di Sanremo, la popolare manifestazione canora che va in scena dal 1951 nella “città dei fiori”. Un evento che negli anni ha portato alla ribalta migliaia di canzoni, alcune entrate direttamente nel libro d’oro della musica italiana, altre finite ben presto nel dimenticatoio. Ma quali sono stati i brani più belli e importanti della storia del Festival? Noi ne abbiamo selezionati 10. Eccoli. (Vedi anche foto galleria) 

1 NEL BLU DIPINTO DI BLU (1958) Domenico Modugno, Johnny Dorelli (testo di Franco Migliacci e Domenico Modugno, musica di Domenico Modugno) – “La” canzone della musica italiana, quella più eseguita, più conosciuta all’estero, più rivoluzionaria. “Volare” ruppe infatti con la tradizione musicale del Belpaese, grazie a un arrangiamento swing e un’esecuzione “urlata”. A Sanremo trionfò con l’interpretazione di Modugno (che entrò nell’olimpo degli artisti italiani), oltre a quella di un giovane Johnny Dorelli. Vendette 25 milioni di copie in tutto il mondo, consegnando alla storia di uno dei ritornelli più noti di sempre.  
 
2 CANZONE PER TE (1968) Sergio Endrigo, Roberto Carlos (testo di Sergio Bardotti, musica di Luis Bacalov e Sergio Endrigo) – Malinconica, delicata, poetica, “colta”: si sprecano gli aggettivi per quella che è una delle più belle canzoni della nostra musica. Cantata da Sergio Endrigo e dall’artista brasiliano Roberto Carlos (sempre con due interpretazioni diverse come previsto dal Festival sino al 1971), vinse il festival di quell’anno. Più “francese” che italiana, racconta di un amore finito e di una “festa appena cominciata ma già finita”.

3 IO CHE NON VIVO (SENZA TE) (1965) Pino Donaggio e Jody Miller (testo di Vito Pallavicini, musica di Pino Donaggio) – Nemmeno i suoi autori avrebbero mai immaginato che questo pezzo un giorno sarebbe stata cantata addirittura da Elvis Presley. Sì perché “Io che non vivo” (che non vinse al Festival, superata da “Se piangi, se ridi” di Bobby Solo), è una delle canzoni più conosciute all’estero. Fu l’artista britannica Dusty Springfield a realizzare per prima una cover in inglese (You don't have to say you love me), che in breve fece il giro del mondo. Il brano fu poi riproposto anche da Cher e da Elvis. La sua forza è un ritornello orecchiabile ma allo stesso momento “epico”, quasi lirico. Al Festival fu intepretata anche dall’americana Jody Miller.

4 VITA SPERICOLATA (1983) Vasco Rossi (testo di Vasco Rossi, musica di Tullio Ferro) – Come un vero insuccesso può trasformarsi in una delle canzoni più celebrate e famose. È questa la storia di “Vita Spericolata”, che si classificò penultima in un’edizione di Sanremo che vide la vittoria di Sarà quel che sarà di Tiziana Rivale. Nella serata finale Vasco Rossi, in polemica con l’organizzazione, lasciò il palco mentre il pezzo era ancora in esecuzione, dimostrando di stare esibendosi in playback. L’interpretazione e il testo, molto poco sanremesi, diventeranno però in seguito i punti di forza di questa intensa e “alternativa” ballata che assurgerà al ruolo di brano-simbolo dell’artista emiliano.

5 UN’EMOZIONE DA POCO (1978) Anna Oxa (testo di Ivano Fossati, musica di Guido Guglielminetti) – Un “pop-rock orchestrale” cantato da una 17enne Anna Oxa in versione punk/androgino. Sono gli ingredienti di questo bellissimo e complesso pezzo il cui testo, scritto da Ivano Fossati, racconta la rabbia di un “amore senza amore”. Si piazzò secondo a Sanremo dopo …E dirsi ciao dei Matia Bazar, lanciando definitivamente la Oxa, che di lì a poco diventerà una delle più apprezzate interpreti della musica leggera italiana.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


6 ALMENO TU NELL’UNIVERSO (1989) Mia Martini (testo e musica di Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio) – Struggente ma al tempo stesso “liberatoria” canzone di Mia Martini, che pur finendo nona a Sanremo (a stravincere furono Anna Oxa e Fausto Leali con Ti lascerò), si aggiudicò quell’anno il Premio della critica. Scritta da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio nel 1972 e depositata nel 1979, fu infine ripescata e incisa da “Mimì”, che dopo questo successo riuscì finalmente a riproporsi nel panorama dello spettacolo, dopo un lungo periodo di ostracismo. La sua del resto può essere considerata una tra le intepretazioni più memorabili della storia del Festival.

7 E SE DOMANI (1964) Fausto Cigliano, Gene Pitney – (testo di Giorgio Calabrese, musica di Carlo Alberto Rossi) - Raffinatissima canzone dal lento andamento jazz proposta al Festival da Fausto Cigliano e Gene Pitney. Il brano ebbe però pochissimo successo, tanto da essere escluso dalla finale vinta da Non ho l’età di Gigliola Cinquetti. “E se domani” riuscì però a “rinascere” grazie all’interpretazione di Mina, che la incluse nel suo album omonimo rendendola amatissima e immortale.    

8 PIAZZA GRANDE (1972) Lucio Dalla (testo di Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti, musica di Rosalino Cellamare e Lucio Dalla) – Bella canzone di Lucio Dalla che parla di un clochard che “abita” una piazza di Bologna e con orgoglio rivendica la sua vita alternativa. Con un andamento che ricorda il fado portoghese, fu scritta musicalmente assieme a Ron (Rosalino Cellamare). Si classificò solo ottava (il Festival venne vinto da I giorni dell’Arcobaleno di Nicola di Bari), ma entrò a far parte dei grandi classici del cantautore bolognese e della canzone d’autore.

9 MA CHE FREDDO FA (1969) Nada, The Rokes (testo di Franco Migliacci, musica di Claudio Mattone) – Vitale e ballabile brano dall’andamento beat interpretato da una 16enne Nada in doppia esecuzione con i Rokes. Raggiunse solo il quinto posto (quell’anno vinse Zingara di Bobby Solo e Iva Zanicchi), ma fu subito catapultata nella hit-parade e rappresenta ancora oggi una delle canzoni italiane più famose, continuamente riproposta da svariati artisti. Un pezzo all’epoca considerato “giovane”, che non ha perso la sua freschezza.     

10 GIANNA (1978) Rino Gaetano (testo e musica di Rino Gaetano) – Irriverente canzone del geniale cantautore calabrese Rino Gaetano, che arrivò terza dopo la vincitrice …E dirsi ciao dei Matia Bazar e la succitata Un’emozione da poco di Anna Oxa. Gaetano, che si presentò sul palco con cilindro, scarpe da ginnastica e ukulele, riuscì a inserire nel testo la parola “sesso”, che mai nessun artista aveva pronunciato nella “sacra” Sanremo. Il brano vendette più 600mila copie, trainato da un testo nonsense e una melodia orecchiabile. Si trattò del maggior successo del cantautore, che scomparve prematuramente tre anni dopo a causa di un incidente stradale.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

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  • MAURILIO BIASIOR - Quanto snobismo, tipico italiano, nel non inserire, e ai piani alti, una canzone come "Non ho l'età" di Gigliola Cinquetti. Canzone e interprete che, in quanto a popolarità nel mondo, furono secondi solo a Volare, e che ha davvero fatto la storia del Festival. Vinse l'Eurovision Song Contest e, interpretata dalla Cinquetti è non dale mille cover, entrò nelle Top Ten di tutto il mondo, comprese Inghilterra, Irlanda, Giappone e Brasile. È proprio così difficile riconoscere anche in Italia un'artista tutt'ora seguita nel mondo?
  • Roberto - Ottima classifica, altro che snobismo, non ho l'età tra le top ten sarebbe stato un insulto alla magia melodica dei parolieri italiani
  • Andrea Chionchio - Classifica appena discreta ... Ci sono almeno altri 10 brani che stanno sopra questi dal punto di vista melodico ... Darei un voto in più per la scelta dei testi ... Comunque troppo trascurati altri di maggior valore