di Alessandra Anaclerio e Maria Matteacci

Le ''casette'' sul lungomare: quando la prostituzione ha delle regole
BARI - Le loro porte sono sempre aperte e dal tardo pomeriggio fino a notte inoltrata accolgono decine di uomini, anche facoltosi: avvocati, giudici, medici e addirittura agenti di polizia e carabinieri. Stiamo parlando di quelle casette bianche situate sul lungomare nord di Bari, tra l'ingresso di Torre Quetta e il distributore di benzina Q8. Da decine di anni sono conosciute per l'attività che si svolge al loro interno: la prostituzione.  

«La mattina non c'è quasi mai nessuno - racconta Michele dietro al bancone del bar del distributore -. I clienti cominciano ad arrivare intorno alle 18 e, se qualche ragazza viene al bar per un caffè e qualcuno le avvicina, esigono di esser lasciate in pace, perchè fuori da quelle mura si considerano persone come tante».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Donne spagnole e brasiliane, di età compresa fra i 38 e i 60 anni, che per  assicurare un futuro ai loro figli e alle loro famiglie si prostituiscono: è questa la verità che si nasconde dentro quelle basse case di cemento bianco. Dall'esterno sembrano solo dei semplici stanzini, ma avvicinandosi  all'ingresso si intravedono una sala da pranzo, una camera da letto e un  bagno tenuti in perfette condizioni.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Mi pagano 500 euro al mese, oltre le bollette di luce e gas». A rivelarlo è Maria, proprietaria da sempre delle abitazioni, nonchè "veterana" del mestiere più vecchio del mondo. Lei, "la vita", come usa chiamare il suo vecchio lavoro,  l'ha  abbandonata ormai da tempo, ma abitando al piano superiore delle "casette" non ha mai smesso di osservarla.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«C'è una differenza abissale tra le ragazze che vivono qui e quelle che  lavorano per strada - continua Maria -. Dalla discrezione che mostrano di  fronte ai clienti, alla pulizia con cui mantengono le case, all'educazione che riservano al di fuori. Non accettano minorenni e la loro clientela è di un livello abbastanza elevato».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Stando al racconto della signora si tratterebbe di permanenze brevi, al massimo sei mesi. Dopodichè le ragazze tornerebbero nel proprio Paese sostituite da sorelle o cugine. Una sorta di accordo famigliare, che da decenni ha assicurato la presenza di donne all'interno di queste case, rendendo così la prostituzione una realtà conosciuta ma, a quanto pare, ignorata.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Le ragazze non hanno alle spalle alcun "protettore" - spiega Maria - gestiscono questo lavoro autonomamente. Mi pagano puntualmente l'affitto e hanno tutte il permesso di soggiorno. Le forze dell'ordine, quindi, non possono intervenire, se non come clienti».

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  • Lucio - Questo pezzo fa schifo ragazzi...ve lo devo dire...da un po' visito il vostro sito e lo trovo carino. Però questo proprio è tremendo. In primo luogo l'esposizione dei fatti, molto scontato. In secondo luogo la materia trattata: chi siete dei moralizzatori? In terzo luogo il fatto che vadano lì - DOVE UN GIORNO Sì E UNO NO C'è UNA RETATA DI FORZE DELL'ORDINE - medici, avvocati, giudici (addirittura, chi ve lo ha detto) e carabinieri, mi sembra una emerita baggianata di proporzioni immani. Premettiamo, sicuramente andranno anche loro a prostitute...ma non credo proprio là...attenzione a quello che scrivete
  • BARINEDITA - moralizzatori? ma per niente, non scherziamo.....vogliamo solo raccontare cio' che è, e ciò che c'è, senza doppi fini. La sua critica riguarda soltanto l'attacco dell'articolo...sappia che avevamo cancellato quella frase, ma solo perchè era banale. per un errore è rimasta. detto questo, non facciamo dietrologia. grazie comunque per il commento.
  • Lucio - Nessuna dietrologia, assolutamente. Ho detto solo ciò che penso da lettore attento di giornali.
  • BARINEDITA - mille grazie. semplicemente per essere un nostro lettore

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