Bari, ''In principio era un buco'': spettacolo teatrale di Luigi di Sario
BARI - Sabato 27 novembre alle 20.30 presso la Casa delle Culture nel quartiere San Paolo di Bari si terrà lo spettacolo/monologo teatrale "In principio era un buco" di Luigi di Sario.
Lo spettacolo sarà anticipato da una mostra fotografica incentrata sulla vita del quartiere
ad opera di Angela Zippo e Luigi di Sario, incentrato sul territorio del Quartiere San Paolo.
Un racconto accanto al racconto. Un percorso di memoria, identità e testimonianza sociale della vita di periferia.

Un uomo, torna nella sua terra d’origine, nel rione dove è nato alla periferia di Bari: il quartiere San Paolo. Ha la metà dei capelli dell’infanzia e qualche amaro disincanto. I luoghi dell’adolescenza sono carezze per la cura della propria anima. Rappresentano il mondo di una memoria lontana che sostiene, nel contempo, la necessità ancestrale dell’uomo di tornare a sé stesso. Sempre al punto di partenza.

E allora il grattacielo, la chitarra, il recinto che racchiude le case popolari, il campetto di calcio senza erba e con molti sassi e un buco in una ringhiera sopra il muretto sgretolato fatto di mattoni raccontano la nostalgia dei posti antichi e di amicizie giovanili quando ci si divertiva con semplicità, lontani anni luce dai social network, e dalle teste perennemente piegate all’ingiù a guardare il cellulare.

Il Quartiere San Paolo chiamato anche CEP (Centro Edilizia Popolare), nasceva alla periferia nord-ovest di Bari, a seguito della speculazione edilizia voluta dalla DC ed iniziata nel 1962. Molte zone della città (in particolar modo quelle che godevano di pessima reputazione, come Torre Tresca e San Girolamo) furono sradicate dal territorio d’appartenenza per essere trasferite successivamente al San Paolo.

Questo tipo di modernizzazione selvaggia e senza sviluppo creò in breve tempo sacche di disagio che sfociarono nel fenomeno della delinquenza e della micro-criminalità. C’erano pochi centri di aggregazione sociale ed il quartiere, ben presto, si guadagnò la cattiva reputazione di zona malfamata, da cui tenersi lontani.

I giochi intanto erano praticati per strada e stimolavano la fantasia dei più piccoli. Un-due-tre-Stella, Nascondino, Strifone, Muffa, Staccio, Razzo, Sguincio, Lo schiaffo del soldato, I tappi di Rame, U vrruzz (la trottola) Palla Avvelenata, Palla Prigioniera, il Carruccio, le biglie, Une mond la lune
Erano tutti divertimenti che si facevano in gruppo, densi di grande spontaneità.

Nonostante i buchi nella ringhiera sempre divelta, il recinto era un’oasi felice, un luogo protetto che riusciva a tenere la delinquenza lontana dai confini della genuinità di quei ragazzi che provavano a crescere nella vita con coraggio, altruismo e fantasia.

L’uomo adesso guarda il buco da dove tutto era cominciato.
Una volta, quando era piccolo, passava attraverso quella feritoia per andare a giocare “a pallone” sul vicino campetto di terra e sassi, mentre a Radio Luna International passavano le canzoni della Rettore e Stella Stai di Umberto Tozzi.
Erano gli anni 80.
La sua adolescenza è rimasta là.
In una dimensione parallela, che adesso lui guarda come si guardano le stelle.



 



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