di Comunicato stampa di Ars Toto

Bari, ''Io, tu, noi'': Ezia Mitolo inaugura la sua scultura partecipativa
Si svolgerà a Bari per la VI edizione di “IsolART. Città, isolato e arti” sabato 27 alle ore 12.00 l’ultima fase operativa del progetto di scultura interattiva/partecipativa “Io, tu, noi” dell’artista visiva Ezia Mitolo con il contributo e le immagini di Beppe ed Edoardo Gernone attraverso un nuovo coinvolgimento diretto dei cittadini dei quartieri Murat e San Nicola. Il progetto è a cura di Domenico Toto e Claudia Poggi con testo critico della storica dell’arte Cristina Principale.
Il progetto interattivo/partecipativo diffuso che ha il suo centro nell’isolato di Via Andrea da Bari al n. 92 dove ha sede Ars Toto, è vincitore dell’Avviso pubblico per la concessione di contributi alle imprese creative per l’anno 2021 e inserito nel programma biennale dell’architettura “BiArch”, primo festival dell’architettura a Bari, nell’elenco Fuori Festival.

Sabato 27 novembre alle ore 12.00 avverrà l’azione conclusiva e collettiva del progetto, azione volta a generare quel “noi” del titolo nel riconsiderare l’abitare gli spazi urbani. Le impronte di argilla raccolte dai passanti lo scorso sabato 20 novembre saranno depositate sul fondo della Fontana della Pigna in piazza Mercantile preventivamente riempita d’acqua. Le sculture una volta immerse si dissolveranno singolarmente in piccoli cumuli e, successivamente, con l’azione del movimento dell’acqua effettuato dall’artista e dai partecipanti, si mescoleranno in un corpo unico creando un esclusivo, irripetibile amalgama; l’acqua infine, arricchita dell’humus prezioso della collettività, sarà riportata nella sede di Ars Toto per essere raccolta in una vasca. Gli esiti installativi, insieme alle immagini, foto e video testimonianze realizzate da Beppe ed Edoardo Gernone, confluiranno in seguito nella mostra che sarà presentata nel mese di dicembre 2021.

Le prime due fasi di incontro e interazione sono avvenute il 17 settembre e il 20 novembre durante le quali ogni intervenuto (“io”) ha dapprima partecipato singolarmente con il gesto volontario e concreto di contatto con la materia, e dopo, tra le vie dei quartieri Murat e San Nicola, ha interagito con l’artista, che trasportando l’argilla in una carriola, ha raccolto le impronte in qualità di testimonianze identitarie, frutto della relazione (“tu”).

IsolART da sei edizioni porta nel tessuto urbano l’esperienza diretta delle espressioni contemporanee attraverso interventi con il pubblico che risvegliano la consapevolezza dell’appartenenza ad un mondo naturale, vegetale e umano complesso. Con “Io, tu, noi” si conferma come laboratorio sperimentale permanente che intercetta le esigenze e i desideri degli attori dell’area urbana coinvolta, proponendo un percorso che affronta i temi caldi dell’individualità e interiorità, nel ciclico aggregarsi e disgregarsi della materia e delle relazioni.

Le azioni si svolgeranno nel rispetto delle vigenti normative anti Covid19, e in quelle condotte all’esterno da Maria Elena Toto, in qualità di guida turistica, che accompagnerà i partecipanti nel tragitto descrivendo il contesto urbano e le architetture presenti.

Il progetto è sostenuto dalla Casa Editrice Cacucci, Bari; da FPS Studio di Avvocati, Bari; Claudia Spacciante di MamApulia, Bari; Il Pantalonaio, Bari; Agrimmobiliare Srl, Bari; Dolce e Salato, Bari; Bar LO.DI presso l’Accademia Nicolaiana, Bari; Giornale di Puglia, Bari; GIFRA S.r.l. di Franco Gianfrancesco, Barletta; Dott. Cataldo Tarantini Leone, Luzernerstrasse - Switzerland.
Sesto appuntamento di un calendario ricco di manifestazioni culturali che intendono favorire la partecipazione attiva degli abitanti dei quartieri Murat e San Nicola, in collaborazione con Scuole e Associazioni del territorio.
 


IsolART 2021
Io, tu, noi. Impronte d’umanità
di Cristina Principale

Scultori per un giorno, i cittadini abitanti dei quartieri Murat e San Nicola di Bari accorsi appositamente o passeggiatori occasionali saranno invitati a partecipare all’azione che ISOL-ART propone a settembre 2021 scegliendo l’idea dell’artista visiva Ezia Mitolo, lungo il percorso che collega Via A. da Bari con la fontana di Piazza Mercantile, individuato per realizzare “Io, tu, noi”. Evoluzione del pronome personale singolare che, considerata l’individualità, raddoppia, guarda all’altro, si moltiplica e si confonde nella pluralità. Noi, che attraverso la pratica artistica dell’artista finiamo per essere un corpo unico.

Il progetto, frutto dell’incontro tra Mitolo e Domenico Toto, nasce per essere interattivo, per generare un gesto concreto, partecipato, anche nel senso nobile del sentire politico, della partecipazione quale “unione dei singoli, che diventa coro, che diventa forza”. Dell’abitare spazi urbani insieme, condividendo per così dire la distanza.

Prima ancora di considerare gli esiti scultorei e installativi che costituiranno poi la mostra ospitata da Ars Toto, “Io, tu, noi” è un’azione poetica e in quanto tale simbolica, rivolta ad avvicinare ai linguaggi del contemporaneo e al riconsiderare altresì l’avvicinarsi, gli uni agli altri. In un senso ulteriore, il progetto contempla la partecipazione come ciclica aggregazione, dopo la disgregazione. Ecco che ne comprendiamo le intenzioni: ai partecipanti “per le strade tra la gente” della città sarà proposto di manipolare un pezzo di argilla cruda, di utilizzare il proprio pugno per lasciarvi le impronte, segni della pelle, testimonianze dell’esistenza di ognuno. Ogni piccola scultura sarà unica e porterà il segno dell’affermazione di inconfondibili identità, sarà trasportata lungo il cammino urbano, fatta essiccare e rispettata. Nel contatto diretto e più che mai tangibile con il materiale si andrà a conferire un attributo spazio-temporale di caratteristica immanenza. Quel giorno, in quel momento, in quel tal punto di Bari, io c’ero. Per quanto poi sappiamo, che “l’io è inafferrabile nell’immanenza”, come sostiene Toto, ed è l’interazione con la società e lo scambio che modellano e determinano strutture emotive e psichiche di ognuno.

Agli stessi partecipanti, autori per un giorno, sarà chiesto, in un giorno diverso, di muovere verso il punto d’arrivo della fontana, dove la moltitudine di impronte su argilla sarà immersa, sommersa e dissolta. Tutte depositate sul fondo, a distanza le une dalle altre, diventeranno tanti cumuli di “polvere” carichi di informazioni, accumuli di esperienze o di conquiste spirituali. Interverrà l’artista a smuovere le acque, a mescolare e confondere la mia la tua la nostra polvere, “insieme del tutto nella consapevolezza dell’appartenenza”, come lei sostiene. Al movimento liquido daremo valore rigenerativo, nuovamente costruttivo dopo la disgregazione.

Nell’atto condotto dall’artista infatti si passerà dal contatto con la materia alla tensione verso la spiritualità, una via d’uscita dalla quotidianità, cruda, che l’arte è in grado di offrire. Passando da lei il dato di realtà cambia natura, l’acqua cambia colore e sostanza, che in mostra vedremo raccolta in una vasca apposita, a testimonianza dell’azione compiuta collettivamente, noi.

Questo progetto sembrerebbe ricalcare alcune consapevolezze post pandemia, quando invece le ha anticipate, concepito ben prima della rivoluzione emotiva a cui siamo andati incontro: i temi caldi della individualità, debordata forzatamente in solitudine, e dunque delle relazioni, prima minaccia di omogeneizzazione poi di contagio, vengono qui considerati nei termini, ovvi ma non scontati, dell’opportunità.

Con Ezia Mitolo, ISOL-ART contiene e trasmette ancora una volta un messaggio emozionale e offre esperienza del paesaggio cittadino, in una nuova dimensione contemplativa. Laddove l’unità minima è l’isolato, che si moltiplica tra i quartieri per quanti sono i pugni che stringeranno l’argilla offerta dall’artista. La sculturina sarà per ciascuno misura appunto del proprio “isolato”, che abbiamo percepito come l’unico spazio d’azione consentito nei mesi di chiusure rosse e sul cui concetto Ars Toto lavora da molto tempo. La missione di ISOL-ART incontra lo statement di Ezia Mitolo per una confluenza di riflessioni, un comune atteggiamento con i “pensatori” di Ars Toto “sull’interazione tra l’uomo e l’ambiente, tra cultura ed ecosistema con particolare attenzione verso i processi di trasformazione del territorio e della materia, alla ricerca di nuove possibili forme di ecologie del pensiero”.

In questo lavoro dedicato a Bari, l’artista prosegue coerentemente con la sua pratica e nell’attenzionare l’anatomia culturale urbana in diversi contesti, le dinamiche interiori personali e sociali, il tema dell’ambientalismo cui ha dedicato numerosi interventi nella sua esuberante produzione; da opere in cui aveva già sperimentato il processo di “scioglimento”, quali le installazioni on going E adesso sciogliti (dal 2003) o Mi muovo immobile (dal 2013), a quelle più specificamente urban specific come Ubilva ed altre scorie-ILVAlore dell’orrore (2012), C’era e non c’è (2014) o Sguardi e città (2017) e immersive come Il Giardino dei Bisbigli (2021), impegnata diffusamente nella sua carriera in performance/laboratori condotti a più riprese per coinvolgere pubblici eterogenei (Ombramalombra. Il dialogo muto dell’empatia, dal 2005; Introritrattiamoci, dal 2009). 
La sua ricerca, intrapresa studiando scultura con i maestri Francesco Somaini e Nicola Carrino, si è allargata infatti dalle installazioni al disegno, dalla fotografia alla videoperformance alla poesia. Certo è che pur non definendola propriamente una perfomer, Ezia Mitolo può dirsi anche un’artista relazionale. Sensibile, sensibilissima, al rapporto tra gli elementi, al racconto e alla memoria, al contatto intellettivo, empatico e a quello con la natura. Al gesto plastico e al gesto rituale, alla meta e al ritorno, all’orizzonte degli eventi e a quell’offerto dall’ambiente.

In linea, come si diceva, con i proclami di ISOL-ART credendo a “un ecosistema che rimette tutto in equilibrio”, interpretando la complessità delle dinamiche relazionali tra uomo-natura, uomo-uomo, uomo-città, l’intervento “Io, tu, noi” insiste sulle possibilità della collettività: dopo questi mesi di antipatica diffidenza verso l’altro, si torna a scommettere sul patto di fiducia che andrà a crearsi tra l’artista e i partecipanti, tra la propria identità in relazione all’alterità, tra l’arte e la città. Sta a dire che alla casualità dell’incontro, seguirà un rinnovato affiatato appuntamento.

Questo progetto si arricchisce inoltre di un importante altro risvolto, circa l’evoluzione che dall’impronta digitale, trasmessa in scultura per impressione analogica dal vero, volge al digitale strettamente tecnologico, con il contributo video-fotografico che ne daranno Beppe ed Edoardo Gernone.



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