di Marina Lanzone

Cani per non vedenti: pochi, prescelti e in prestito. A Bari e provincia solo dieci
BARI - «Lei è la prolunga del mio braccio, viene con me ovunque e mi ha permesso di riacquistare la libertà perduta». A parlare è Elisabetta, una 43enne barese non vedente che riempie di elogi Kilt, un labrador, il cane guida che le ha cambiato l'esistenza a partire dal lontano 2004. La donna è una delle pochissime persone cieche riuscite a ottenere una bestiola addestrata per fronteggiare i disagi creati dalla cecità nella vita di tutti i giorni: ad esempio in tutta la provincia di Bari ce ne sono appena una decina.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le ragioni di questa scarsità sono diverse: si va dalla mancanza di centri specializzati per l'educazione dei cani per ciechi (e quindi ai pochi animali addestrati), per finire ai rigidi requisiti imposti a chi li richiede. «All’epoca svolsi la preparazione per accogliere Kilt nell'arco di un anno – dice Elisabetta - ma posso ritenermi addirittura fortunata, in genere dura il doppio».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma da dove sorgono tutte queste difficoltà? Il primo ostacolo è rappresentato dalla presenza di quattro sole scuole che allevano, istruiscono e assegnano gratuitamente cani in tutta Italia: Messina, Scandicci (alle porte di Firenze), Limbiate (piccolo comune a una manciata di chilometri da Monza) e Selvazzano Dentro, in provincia di Padova.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Poi c'è lo scoglio della selezione tra i tanti pretendenti dei preziosi animali. Dopo aver presentato la domanda online o via fax al centro, ogni richiedente entra in una graduatoria stilata in base a un lungo questionario sulla qualità della vita, al referto del medico legale e agli esami di mobilità e orientamento. Quest'ultimo è particolarmente importante: viene spontaneo immaginare che si dia la precedenza ai casi più gravi che hanno minori capacità di muoversi autonomamente, ma in realtà avviene l'esatto contrario.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Quella di "cane guida" a volte può essere una definizione fuorviante - sottolinea infatti Vincenzo, ragazzo barese cieco affiancato da otto anni dal labrador Mich -. Il cane non sa dove deve andare, può aiutare a superare un ostacolo, ma è il padrone ad avere la situazione in mano. Deve dunque conoscere bene gli ambienti che frequenta e quando è per strada saper "ascoltare" il traffico, così da capire la velocità delle auto e la loro distanza».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Questi amici scodinzolanti dunque saranno anche speciali, ma non sono dei navigatori satellitari. Se il non vedente esce per fare la spesa deve essere in grado di riconoscere il percorso che conduce al supermercato desiderato: il suo fidato aiutante gli permetterà di evitare una serie di pericoli come i veicoli, i cassonetti, le scalinate, le porte chiuse e l'attraversamento delle strade lontano dalle strisce pedonali. Quindi, chi ha grosse difficoltà a orientarsi generalmente verrà collocato in fondo alla graduatoria.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Il compito dell'animale è comunque delicato e necessita di un ottimo addestramento. «Quelli che educhiamo sono cani normali che vogliono fare lunghe passeggiate, correre, giocare ed essere coccolati - spiega Corrado Migliorucci, istruttore del centro di Scandicci, il più antico d'Italia - ma quando indossano la pettorina devono capire che entrano “in servizio” e non possono distrarsi. Per tale ragione scegliamo e alleviamo principalmente razze ubbidienti come labrador e golden retriever».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Gli animali non vengono assegnati a caso. «Un cane calmo sarà adatto a una persona sedentaria o che lavora in ufficio, uno esuberante affiancherà un soggetto sportivo o qualcuno che vive in villa e ha un grande giardino - chiarisce Migliorucci -. Stabiliti gli abbinamenti, vengono organizzate due settimane di prova in cui verrà verificato l'effettivo affiatamento con il cieco affidatario: in caso positivo il lungo iter sarà finalmente terminato. I centri restano legalmente i proprietari del cane e possono comunque riprenderselo ogni qualvolta notino che non è ben curato o venga meno il rapporto di fiducia con il padrone».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In effetti per molti non vedenti le difficoltà cominciano proprio alla termine dell'agognata selezione. «Il mio Mich era stato addestrato in tedesco - ricorda Vincenzo - e ho dovuto insegnargli una nuova lingua. Inoltre era a dir poco esuberante: voleva giocare sempre con gli altri cani, ma ora so dal modo in cui scodinzola che ha visto un suo simile. Richiamo la sua attenzione e prosegue tranquillamente».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Infine ci sono gli inconvenienti provocati dalle persone che invece ci vedono benissimo. «Kilt non è “barese” - chiosa Elisabetta - e non era mai incappata in macchine parcheggiate sui marciapiedi. Quando ne trovava una si fermava, perché così le era stato insegnato. Pian piano le ho fatto capire la distinzione tra le auto in corsa e quelle ferme, ma all'inizio andavo nel panico».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il cane per ciechi poi può entrare in qualunque esercizio pubblico, non può essere allontanato dalla persone che guida ed è esonerato dall'obbligo di museruola: tutte leggi che vengono spesso violate mortificando il malcapitato padrone. «In realtà non sarei tenuta neanche a raccogliere le sue feci - conclude la donna - ma per fortuna riesco in qualche modo a toglierle dalla strada. Farei di tutto affinché Kilt venga accettata senza problemi».

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  • Paolo - Che storie tenere ed affascinanti. Spero si incentivino gli affidamenti.

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