di Eugenio Orsi

La sperimentazione sugli animali è necessaria? Gli esperti rispondono
BARI – E’ giusto uccidere animali per sperimentare su di essi farmaci e terapie mediche? La vivisezione è una pratica di cui è possibile fare a meno o è invece indispensabile per portare avanti e far progredire la ricerca medica? Sono domande che è necessario porsi, visto che ormai sono in tanti coloro che si battono per vietare l’uso di cavie da laboratorio e che vorrebbero l’approvazione di un nuovo Decreto Legislativo sulla vivisezione. D’altra parte però c’è chi ritiene la sperimentazione sugli animali indispensabile, un sacrificio considerato necessario se si vuole cercare una cura efficace contro molte delle malattie che colpiscono l’uomo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per tentare di avere un quadro completo della problematica, abbiamo deciso di contattare due esperti delle rispettive “fazioni”: Michela Kuan, referente nazionale del settore vivisezione della Lav (Lega anti vivisezione) e la dottoressa Paola Nicchia, docente di Fisiologia e ricercatrice nel dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Biofarmaceutica dell’Università di Bari.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
La sperimentazione animale è necessaria per lo sviluppo della ricerca?

Kuan: No, perché i test sugli animali non sono affidabili: falliscono nel 90% dei casi. Esistono numerose pubblicazioni scientifiche che hanno dimostrato la bassa produttività del modello animale per la specie umana. Ci sono dei forti limiti, con dati che diventano addirittura fuorvianti e pericolosi per la salute dell’uomo. Quindi la sperimentazione sugli animali si basa su un approccio culturale e scientifico assolutamente sorpassato, obsoleto, che si rifà alla fine dell’800 e che non può più essere accettabile nel 2014.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Nicchia: Nonostante comporti lunghi periodi di studi e di ricerca e un ingente dispendio economico, la sperimentazione animale è necessaria per ottenere più informazioni possibili e fondamentali per poter passare a somministrare una cura o un intervento su un paziente. Inoltre non si usa l’animale sempre e comunque. Per arrivare alla sperimentazione sulle cavie bisogna essere supportati dall’evidenza in vitro, ricavata dopo anni di ricerca. I test sugli animali sono davvero l’ultimo step dopo anni di ricerca prima di arrivare alla fase clinica.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Esistono metodi alternativi di ricerca?

Kuan: Certo, ci sono metodi alternativi la cui validità è stata scientificamente riconosciuta, cosa che invece non può essere affermata nel caso della sperimentazione animale. I più importanti sono i test in vitro e le ricostruzioni cellulari e tessutali. Ad esempio un’epidermide umana ricostruita è molto più affidabile di un tessuto di un ratto. L’uomo è una specie radicalmente diversa da tutte le altre, non si può pretendere di testare e di avere dei dati attendibili dalla sperimentazione su un topo, un ratto, un cane o una scimmia. Noi abbiamo una genetica, una fisiologia un’anatomia e un comportamento radicalmente diverso dagli animali. Un modello che statisticamente fallisce nel 90% dei casi è inaccettabile. Facciamo prima a lanciare una moneta, in quel caso avremmo il 50% di possibilità di indovinare.  

Nicchia: Ovviamente si sta puntando alla scoperta di vie alternative per la ricerca, come è giusto che sia, anche per salvaguardare gli animali, ma al momento non esistono metodi che sostituiscano efficientemente questo tipo di sperimentazione. Le tecniche indicate come sostitutive (tra l’altro più veloci ed economiche), come le coltivazioni in vitro, le analisi tramite computer, la realizzazione di tessuti in 3d, sono in continua evoluzione, vengono già utilizzate nella fase di studio precedente a quella della sperimentazione animale, ma non sono sufficienti per ottenere le informazioni necessarie. Prima di passare alla somministrazione di una terapia sul paziente vanno fatti test di tossicità e funzione in un organismo. Bisogna accertarsi che il farmaco funzioni e soprattutto che non sia dannoso. La sperimentazione sull’animale diventa quindi imprescindibile.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci sono però delle norme che regolano l’utilizzo degli animali in laboratorio.
 
Kuan: In Italia la nuova legge attualmente vigente e la neo approvata direttiva europea n°63 del 2010, hanno un testo apparentemente vincolante ma che nei fatti lascia qualsiasi possibilità al ricercatore. Esistono delle clausole che permettono di fatto di sperimentare su qualsiasi specie e di  non fissare un limite al dolore provato dalla cavia. E’ possibile fare di tutto all’animale: operarlo senza anestesia, trapiantargli ed esportare organi, incidergli il cervello. Nonostante la nostra legge indichi come prioritario il metodo alternativo senza animali, il numero di cavie uilizzate è rimasto invariato, anzi sono raddoppiate le sperimentazioni senza anestesia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Nicchia: Le leggi in vigore sono molto restrittive. Qualsiasi protocollo deve essere approvato prima dal comitato etico dell'Università locale e poi direttamente dal Ministero, cosa che non è facile. Gli esperimenti prima di essere messi in pratica devono essere presentati nel dettaglio: bisogna dichiarare che cosa si vuol fare, gli obiettivi, le motivazioni, perché si è scelta la sperimentazione animale, quanti e quali animali devono essere utilizzati per questo esperimento, quanti esperimenti devono essere fatti. Gli animali sono tutti identificati. Inoltre quando viene utilizzata una cavia si cerca di “ottimizzare” il suo uso, in modo che più studiosi possano utilizzare lo stesso animale per i propri studi, anche se si stratta di ricerche diverse. Gli abusi non sono permessi, come è giusto che sia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


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