di Bianca Cataldi

Nuora, suocera, zio: da dove derivano questi strani termini famigliari?
BARI – Quando ci si sposa si comincia ad avere a che fare con termini che, prima delle nozze, mai si erano pronunciati. Perché dopo un matrimonio, all’improvviso, colui che avevamo sempre chiamato per nome o indicato come “il fratello del mio fidanzato” diventa “mio cognato” e sua madre  “mia suocera”. Così come il neo marito della figlia diventa “mio genero” e la moglie del figlio “mia nuora”. E quando si hanno dei figli a un certo punto i propri fratelli e sorelle diventano “zii”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Termini veramente strani quelli che indicano un legame famigliare, dal sapore aspro, ignoto e poco intuitivo, che non hanno alcun legame con altre parole di uso comune. E questo a differenza di ciò che avviene negli altri Paesi. Prendiamo “suocera”: in francese si dice belle-mère, letteralmente “bella madre” e in inglese mother-in-law, ovvero “madre secondo la legge”. Ha un senso. Invece “suocera” che cos’è? Qual è il significato di queste parole? Proviamo a dare una risposta.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Partiamo da "genero" e "nuora". Genero viene dal latino genus (genere) e indica il marito della figlia, ovvero colui che permette di perpetuare la stirpe. Da qui deriva anche "nuora" poiché è traduzione del latino snusus, la cui forma arcaica era sunus (su-generare). La sfera dunque è sempre quella della generazione di una nuova parte della famiglia e, nel caso specifico di "nuora", il termine indica in particolar modo il nuovo ruolo di figlia assunto da una donna sposata agli occhi dei suoceri. Mentre per “cognato” la parola potrebbe derivare sia da cum (con) più gnatus (parente di sangue) che da agnatus (parente acquisito).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Un termine invece più difficile da identificare etimologicamente è “zio”. Da dove potrebbe derivare una parola così breve e leggermente cacofonica? Tra l’altro inizia pure con la z, come pochissime altre parole italiane. Secondo degli studiosi si tratta di una voce onomatopeica, ma a questo punto ci sarebbe da chiedersi quale suono dovrebbe riprodurre. Se “bang” esplash” sono onomatopee perché riproducono in lettere un rumore, “zio” di che cosa è la trascrizione?

A parere di alcuni etimologi il termine deriverebbe invece dal greco theios, ovvero “divino”, indicando così il rispetto reverenziale che il nipote doveva portare al fratello della madre o del padre. Resta da scoprire come mai un significato così importante sia stato attribuito a uno zio e non piuttosto a un nonno. Una risposta seppur parziale viene dal latino, per il quale il termine avunculus (da cui deriva il nostro “avo” cioè “antenato”) significava in origine “il parente più caro”. C’è da immaginare quindi che la figura dello zio rappresentasse nell’antichità una persona molto rispettata in famiglia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E infine “suocera”. Anche in latino infatti esisteva una parola ad hoc per indicarla: socrus. Ma da dove deriva socrus? Secondo i manuali di linguistica la radice sarebbe addirittuta l'indoeuropeo swekrù diventato svasura in sanscrito e socrus in latino. Dove la radice “soc” è la stessa di “socio” e rimanda quindi all’idea di stabilità. Tutto solo per indicare la “madre di mio marito” o forse chissà, vista la parola così dura e ostica, il “timore che ho verso la madre di mio marito”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 


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