POLIGNANO A MARE – È il cinema più antico di tutto il Barese, inaugurato nel 1948 e gestito da sempre dalla stessa famiglia. Parliamo del “Vignola”: sala di Polignano a Mare che resiste da quasi ottant’anni a questa parte.
Usiamo il termine “resiste” non a caso, visto che, tra grandi multisala che fanno capo a catene multinazionali e piattaforme di streaming che permettono di scegliersi i film da vedere a casa, le classiche sale cinematografiche stanno chiudendo una dopo l’altra. Se prima infatti ogni paese aveva il suo cinema, oggi su 40 comuni della provincia di Bari solo 12 possono vantare ancora un grande schermo.
E tra questi centri è proprio Polignano a ospitare, come detto, il cinema più antico di tutti. Siamo quindi andati a visitare il Vignola, che si trova in viale delle Rimembranze 13, nei pressi della stazione ferroviaria.
Una volta giunti sul posto ci ritroviamo davanti a un edificio bianco a due piani con una porta a vetro sormontata da una lunga tettoia. Ai lati dell’ingresso, affisse in apposite cornici, le locandine cartacee informano sui film in programmazione. Mentre un murale dipinto sulla parete di destra raffigura una pellicola colorata che si snoda sul muro.
Entrando si fa un vero tuffo nel passato. L’atrio con pavimento arricchito da tappeti rossi e colonne e scale in marmo presenta sulla destra il piccolo bancone della biglietteria con il logo dei Vignola.
A sinistra invece troviamo un piccolo spazio ristoro, con pochi prodotti in vendita e un’insegna BAR dal sapore vintage. Sulle pareti notiamo diverse foto di divi del passato, da Ingrid Bergman a Liz Taylor, passando per Marilyn Monroe a Charlie Chaplin.
A venirci incontro nell’atrio sono i fratelli Savino e Mario Vignola (rispettivamente di 63 e 65 anni), gestori del cinema. Sono qui per raccontarci la storia della loro famiglia.
«Tutto ebbe inizio per iniziativa di tre nostri prozii, i fratelli Rutigliano, originari di Modugno – racconta Savino –. Furono loro a realizzare una grande sala da 800 posti, con platea, galleria e due palchetti laterali sul modello del classico teatro all’italiana. La chiamarono “Cinema Teatro Italia” inaugurandola con il film “Il ladro di Bagdad”».
Ad aiutare i proprietari ci fu sin da subito anche il nipote Agostino Vignola, padre di Savino e Mario. All’epoca 17enne faceva un po’ tutto, dalla maschera al proiezionista, dal barman all’addetto alla biglietteria.
Dopo numerose stagioni di successo nel 1960 i Rutigliano provarono ad acquistare un terreno attiguo al cinema per farne un’arena all’aperto. «Non si rivelò però un investimento redditizio – ammettono i due –, tanto che nel 1970 la sala esterna fu chiusa».
Polignano, la storia del Vignola: il piω antico cinema del Barese che "resiste" dal 1948
Quella interna invece continuò ad attirare pubblico. «Le proiezioni cominciavano subito dopo pranzo e negli anni 60-70 c’era così tanto afflusso che spesso la fila alla biglietteria arrivava fino in fondo all’isolato – racconta Savino –: la folla finiva per sfondare le balaustre messe all’ingresso per regolare la coda».
Savino e Mario (con l’altro fratello Ignazio) naturalmente frequentavano sempre il cinema di famiglia. I loro ricordi si perdono tra le commedie di Totò e di Franco e Ciccio, i film d’autore e qualche horror, le ospitate di attori come Carlo Giuffrè e Luigi De Filippo.
Passando gli anni Agostino Vignola acquisì sempre più importanza all’interno del cinema, subentrando prima a uno zio, poi all’altro, sino a divenire nel 1996 l’unico proprietario. Fu lui tra il 1987 e il 1988 a ristrutturare con l’aiuto dei figli la vecchia arena, ormai usata solo come deposito, per destinarla a rassegne su grandi registi.
Nel 1993 anche la sala fu rimodernata: la capienza fu ridotta a 500 posti e le attuali poltroncine in tessuto rosso sostituirono quelle in legno. Fu anche acquistato un proiettore nuovo e il cinema prese il nome della famiglia che lo gestiva: Vignola.
Gli ultimi anni 90 portarono tuttavia una nuova fase di difficoltà. La diffusione di videocassette e dvd, il boom del videonoleggio e la moda delle multisale proveniente dall’America imposero una svolta.
«Nel 2000 divenimmo anche noi un piccolo multisala, ampliando e diversificando l’offerta - sottolinea Savino -. Il vecchio cinema venne ulteriormente ridimensionato, mentre la galleria fu separata e divenne una sala con 142 poltrone blu. Un terzo ambiente da 100 posti e sedute verdi venne poi ricavato adeguando uno stanzone attiguo».
Il Vignola si presenta ancora oggi così: un luogo dedicato ai film diviso in tanti spazi intimi e accoglienti.
Ci facciamo un giro. Mario ci mostra una poltroncina in legno, unica superstite delle 800 che un tempo accoglievano gli spettatori nel cinema e ci accompagna poi nel locale di proiezione della sala storica.
Qui, accanto al proiettore digitale, trova ancora posto quello analogico, non più utilizzato. «Si agganciava la bobina in basso – spiega – e manualmente si portava la pellicola all’interno di un sistema di ingranaggi: quindi si avviava e il film partiva».
Tra nostalgia e ricordi chiediamo ai fratelli come si riesce ancora a “resistere”. «Spaziamo dai film nuovi alle rassegne cinematografiche, ospitando anche spettacoli teatrali, danza, concerti e convegni – rispondono –. Insomma cerchiamo di sfruttare al massimo questa struttura. Comunque non è facile. Noi rappresentiamo la terza generazione di gestori del cinema (nostro padre è morto nel 2020), ma anche l’ultima: i nostri figli prenderanno sicuramente un’altra strada, lontano dal magico mondo del maxi schermo».
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