di Gabriella Quercia

Dai pesci rossi a quelli tropicali da 3mila euro: i segreti degli acquari
BARI – «Ci vuole tanta dedizione e passione per possedere un acquario e soprattutto bisogna essere ben informati su come tenerlo. I fattori che infatti incidono sulla  buona o cattiva “riuscita” di una vasca sono tanti». Parola del signor Gennaro, che da due generazioni gestisce un negozio di acquari nel rione Picone di Bari.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In effetti mantenere i pesci in salute non è un gioco da ragazzi. Tra impianti di riscaldamento o di refrigerazione, lampade, piante e specie di pesci compatibili o meno, possedere un acquario non è semplice come riempire la boccia d’acqua per il classico pesce rosso.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per tutti coloro che decidono di avere un acquario in caso, il primo passo è quello di decidere se lo si vuol di acqua dolce o salata. Nel secondo caso, tranquilli, non si tratterà di andare ogni giorno in spiaggia a fare il carico di “mare”. «Basta aggiungere all’acqua corrente un po’ di sale - spiega Gennaro - 35 grammi di sali sintetici per ogni litro. E così si ottiene l’acqua marina».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La differenza però tra i due tipi di acquari è notevole, non tanto per il “sapore” dell’acqua, quanto per la sua temperatura. «I pesci del Mar Mediterraneo vivono infatti a una temperatura tra i 16 e i 20 gradi – dice Gennaro -. E quindi per questo tipo di vasche c’è bisogno di un impianto di refrigerazione. Tutt’altra storia per i pesci di acqua dolce, magari tropicali, che vivono “al caldo”, a un temperatura di almeno 25 gradi. In questi casi ci sarà bisogno al contrario di un impianto di riscaldamento. Nell’acqua dolce – continua - vanno anche aggiunti dei biocondizionatori che tolgono il cloro dell’acqua corrente che è dannoso per i pesci».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per far vivere tutti i pesci è comunque necessario dotare un acquario di un impianto di depurazione, cambiare buona parte dell’acqua una volta al mese e soprattutto illuminare la vasca con  lampade che riproducono la luce solare, necessaria per la fotosintesi delle piante che forniscono ossigeno.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Sulle dimensioni invece, largo spazio alla fantasia (e alle possibilità economiche). «Le dimensioni di un acquario sono ampiamente variabili: si va da un minimo di 40 litri a un massimo anche di 600 litri », spiega il signor Domenico, proprietario di un negozio nel quartiere Murat.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E ora passiamo ai pesci, i veri protagonisti: le tipologie sono tantissime e c’è solo l’imbarazzo della scelta. Si va dalle specie più comuni, come il già citato pesce rosso, a quelle più rare e particolari, a cui madre natura ha donato dei colori sgargianti e delle forme davvero originali. «Qui in negozio possiedo un Arowana, un pesce che è possibile trovare in Asia o nel Centro-Sud America. Può arrivare a 1,20 metri di lunghezza ed è un pesce porta fortuna. Infatti non è in vendita perché è un regalo. Comunque se volessi comprarne uno dovrei spendere 1.700 euro e poi venderlo a un prezzo chiaramente superiore».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«Dal venditore all’acquirente il prezzo arriva a raddoppiarsi, in alcuni casi anche a triplicarsi, perché c’è da calcolare i costi di trasporto e importazione», sottolinea Domenico, che continua: «Se io volessi ordinare, per esempio, un Holacanthus Clarionensis, un pesce originario del Golfo del Messico dovrei tirar fuori 1.800 euro, ma poi lo rivenderei a 3mila euro. Stesso discorso per il Perioftalmo Argentato» (vedi foto galleria).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Perché comunque nel mondo dell’acquarologia si può importare tutto. «Sono davvero molto poche le specie protette – afferma Alessandro Vlora responsabile del Caeb (Club acquariologico erpetologico barese). Tra l’altro gli acquari aiutano la riproduzione di alcune specie che, in alcuni casi, in natura fanno fatica a sopravvivere. Comunque per esempio gli storioni rientrano nella categoria dei pesci che non è possibile detenere, anche se è difficile riuscire a trovare qualcuno abbia voglia di collocare nel suo acquario uno storione».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Certo però, se si spendono migliaia di euro per un pesce, bisognerebbe essere sicuri che questo viva non diciamo in eterno, ma quasi. C’è una “garanzia” per i pesci?

«No, non c’è una garanzia – afferma Gennaro -. Può capitare che un pesce muoia anche pochi giorni dopo l’acquisto, ma questo non dipende da chi lo vende. I pesci passano da un ecosistema all’altro, quindi se cessano di vivere è perché la vasca che li ha accolti non era adeguata». «Non è possibile stimare la durata di una vita di un pesce, dipende da tanti fattori - afferma Vlora –. Anche se le specie marine, essendo più grandi, vivono più a lungo, in media dai 5 ai 7 anni. Quelli di acqua dolce si fermano ai due anni».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Generalmente – conclude Gennaro - la mucosa dei pesci li protegge dagli agenti patogeni, anche se può capitare che un pesce si ammali. Benchè il detto reciti “sano come un pesce”, i pesci si ammalano e neanche tanto raramente».

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Gabriella Quercia
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  • Gaetano - Sono arrivato quasi a metà dell'articolo e dopo aver letto un pò di inesattezze ho perso completamente l'interesse nel leggerlo poichè un negoziante(che guadagna soldi con la gestione giusta o sbagliata dell'acquario) guarda l'acquario con un occhio diverso da chi guarda l'acquario con amore e passione.
  • Alessandro - Faccio acquari da 15 anni... di questo articolo dire che condivido poco o niente è essere generosi... pare che chi è stato intervistato i pesci li abbia sempre e solo venduti, mai allevati... Partendo da quella vascaccia allestita malissimo e di dubbia qualità per l'allevamento degli arowana, a quando se ne esce con "Basta aggiungere all’acqua corrente un po’ di sale - spiega Gennaro - 35 grammi di sali sintetici per ogni litro. E così si ottiene l’acqua marina" a quando tira fuori "le specie marine vivono più a lungo, in media dai 5 ai 7 anni. Quelli di acqua dolce si fermano ai due anni" queste non sono semplici inesattezze... sono CA**ATE! Evitate di dar retta a quel negoziante..

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