di Katia Moro

Kursaal, il giallo della vendita: «I baresi non avranno più il loro teatro»
BARI - La chiusura di un teatro rappresenta sempre una sconfitta per una città. Diventa poi una profonda ferita se parliamo del Kursaal Santalucia, gioiello architettonico in puro stile liberty e art decò, mirabilmente incastrato nel 1927 dall’ingegnere Orazio Santalucia in un preesistente edificio cinto dalle umbertine via Cognetti, largo Adua e largo Giordano Bruno, a pochi passi dal lungomare barese Nazario Sauro. Un teatro, chiuso dal 2011, il cui destino non appare ancora chiaro, stretto in intricate vicende che vedono protagonisti gli ex proprietari e la Regione Puglia. Abbiamo ascoltato l’avvocato barese Antonella Buompastore, ex proprietaria del teatro, che ha appena presentato ricorso in Consiglio di Stato opponendosi alla vendita.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Qual è la storia del Kursaal?

La famiglia Santalucia ne ideò la fondazione nel 1921 e ne completò la costruzione nel 1927, per poi rinnovarlo e trasformarlo in cinema nel 1955 ad opera dell’ingegnere Francesco Santalucia con l’apertura di un nuovo ingresso in via Cognetti. Negli anni 70 però il cinema chiuse e fu acquistato nel 1980, al prezzo di circa 700 milioni di vecchie lire, dalla società barese Fabris di Antonio Buompastore, mio padre, oramai scomparso. Nel 1984 il Kursaal viene dichiarato edificio di notevole interesse storico dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Puglia e come tale sottoposto a vincolo di tutela e valorizzazione da parte della Regione. La Fabris dunque procedette ad un’opera di ampliamento e restauro del bene, previa autorizzazione della Soprintendenza e con l’obbligo di rispettarne l’originale impianto artistico e architettonico. Nel 1991 il teatro riapre il suo sipario, riparte l’attività cinematografica con il film “Indiziato di reato” e si inaugura il centro congressi e attività culturali. Mio padre nel frattempo si era impegnato con la Regione per rispettare il vincolo di uso esclusivo dell’edificio per questo tipo di attività teatrali e culturali.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Che cosa ha significato il teatro per la città di Bari?

Dal 1991 al 2006, in seguito alla drammatica chiusura del teatro Petruzzelli e in concomitanza con l’arresto dell’attività di altri teatri come il Piccinni, il Royal e il Margherita, pur se in momenti diversi, il Kursaal ha davvero rappresentato l’unica risorsa culturale attiva in città. In particolar modo con la direzione artistica del noto attore Gigi Proietti ha calamitato la presenza di grossi nomi a Bari. E innegabile è stato il contributo dato alla riqualificazione della zona del quartiere La Madonnella, che era ricaduto in balìa della piccola malavita locale.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E poi cosa è avvenuto?

Un evento in particolare ha determinato la battuta di arresto: la costruzione delle scale antincendio. Nel 1991, nel pieno della fase dei restauri e in ottemperanza alle nuove norme di sicurezza, abbiamo dovuto far erigere due scale antincendio laterali realizzate a sbalzo, in ferro e amovibili in rispetto della peculiarità dell’edificio storico e delle esigenze del vicinato. Tale costruzione fu autorizzata da regolare concessione edilizia rilasciata con la clausola “salvo il diritto dei terzi”. A ciò si sono appellati i nostri vicini che, sentendosi “turbati” dalla pressante vicinanza delle scale, hanno intentato una estenuante causa che si è protratta dal 91 sino al 2009, ottenendone infine la demolizione. In realtà più di quello non potevamo fare: il teatro e i palazzi sono contigui, per legge non potevano essere più piccole.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Eppure quelli sono anni in cui l’attività artistica prosegue comunque incessantemente

Sì, soprattutto a partire dal 2008, gli anni in cui inizia una sorta di sinergia tra pubblico e privato per cui il Kursaal diviene terreno d’elezione per i nuovi consorzi culturali regionali quali il Teatro Pubblico, l’Apulia Film Commission, il Bif&st e palcoscenico più volte calcato dai comizi del sindaco Michele Emiliano e del governatore Nichi Vendola. La scure si abbatte inesorabile proprio alle soglie della chiusura dell’ultimo Bif&st ospitato dal Kursaal nel 2011. Il 31 gennaio 2011 in un tesissimo clima da retata poliziesca, i vigili del fuoco scortati da un cordone di polizia in assetto di antisommossa procedono alla demolizione delle scale antincendio su ordine non di un ufficiale giudiziario ma inspiegabilmente del prefetto della città di Bari, impedendo l’avvicinamento del nostro avvocato difensore e provocando anche uno stato di fermo per uno dei dipendenti dell’ente.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Come mai non siete riusciti a superare questo ostacolo?

Già a partire dal 2001 in realtà la nostra società mostrò i primi segnali di una fase di grave crisi: con la conversione in euro l’ammontare del mutuo acceso per i lavori di restauro si duplicò e con la morte di mio padre non riuscimmo più a far fronte alle richieste della banca che diede inizio alla procedura esecutiva per ipoteca.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E a quel punto il Kursaal va sul mercato.

Sì. La procedura esecutiva subisce un’accelerazione e si stabilisce di suddividere l’edificio in due lotti distinti, il primo costituito solo dall’ingresso e dalle attività commerciali e il secondo dal resto del teatro. Così suddiviso il teatro viene messo all’asta con una valutazione pari a un milione e duecento euro per il primo lotto e sei milioni per il secondo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Arriviamo all’asta.

Se la vendita del foyeur non incontra particolari problemi, ben diverso è il destino a cui va incontro il teatro. Dopo ben sette ribassi e ripetute fissazioni d’asta tutte incredibilmente andate deserte, anche perché il sindaco Michele Emiliano dichiarava ripetutamente di voler acquistare il teatro facendo valere in un secondo momento il suo diritto di prelazione e scoraggiando così i privati, la base dell’asta dell’immobile viene abbassata da sei a due milioni di euro. E il 4 maggio del 2012 il Kursaal viene aggiudicato con un rialzo di soli (udite, udite) 4,5 euro da una società improvvisamente comparsa dal nulla: la Goon. Una srl costituita solo cinque giorni prima, il 30 aprile, con unico socio e con un capitale sociale da mille euro, iscritta al Registro imprese di Bari in data 2 maggio e che rispondeva al nome di un imprenditore “milanese” che però risultava nato e residente nella città di Bari e la cui sede legale era collocata presso lo studio di un commercialista barese, un certo Gianluca Guerrieri. Tale Guerrieri, per uno strano caso di coincidenze appare anche in una nota fotografia che lo ritraeva assieme al governatore Nichi Vendola in un pranzo a Savelletri nel febbraio del 2013.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Lei parla di Vendola perché è stata poi la Regione Puglia ad acquisire il teatro…

Sì, la Regione, che in quanto soggetto pubblico non avrebbe potuto partecipare all’asta, magicamente delibera di voler esercitare il diritto di prelazione sul bene, acquistando il teatro al prezzo ribassato di due milioni di euro da questa società Goon. La Fabris impugna la prelazione presso il Tar, per turbativa d’asta con l’intromissione del Pubblico che ha determinato la svalutazione dell’immobile e il suo inutilizzo a causa dello smembramento in due lotti del teatro, ma tale istanza viene rigettata. Ora però è stata ripresentata al Consiglio di stato.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La Regione ha però fatto i suoi interessi, che sono poi quelli della cittadinanza…

Intanto rimane da svelare il giallo di una ricchezza cittadina valutata dallo stesso consulente tecnico d’ufficio della Regione, a suo tempo, per una cifra pari a sei milioni e poi miserevolmente svalutata sino ad un prezzo di due milioni. E poi il punto è che in Puglia assistiamo impotenti oramai da un decennio ad una forma statalista di egemonizzazione culturale che, gestita dai consorzi artistici regionali già citati in precedenza e da pochi consolidati nomi che ricorrono in ogni campo, non lasciano spazio a una pluralità di espressioni e ad un’apertura a interventi diversificati.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma i baresi potranno ritornare al Kursaal?

Forse sì, se mai l’ente pubblico avrà la forza di sostenere un simile peso economico senza gravare troppo sulle tasche dei contribuenti. Ma di certo non in un teatro, dal momento che il Kursaal ha perso le sue necessarie e tanto invise scale antincendio e il suo foyer, da cui è stato inesorabilmente smembrato. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



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  • Leonardo - Bravissima, hai raccontato 20 anni di storia in maniera esemplare.
  • maria pia - Un ulteriore contributo della Moro a una lettura critica della cultura (e non) di questa città.

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