di Francesca Canonico

A Bisceglie c’è un maestro d’ascia in miniatura: «Le mie barche uguali all'originale»
BISCEGLIE – Con meticolosità e pazienza e partendo da zero, realizza modellini in legno riproducendo perfettamente ogni tipo di imbarcazione (vedi foto galleria). È il mestiere del 36enne biscegliese Massimo Di Pierro. «Non conosco altri che facciano barche in miniatura come me, seguendo il metodo dei veri maestri d’ascia – afferma orgoglioso Massimo -. Probabilmente in Puglia sono l’unico a dedicarsi a un’attività come questa».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ogni pezzo, fessura, oblò è realizzato interamente a mano, persino i complessi “ingranaggi” dell’imbarcazione. «Tutti i particolari, anche i più piccoli sono costruiti da me – precisa l’artigiano - anche quelli bullonati, come ad esempio un braccetto passacavo. Infatti per costruire una piccola barca impiego dai due ai quattro mesi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Una passione che nasce da bambino, alimentata dall’esser nato e cresciuto in una località di mare quale è Bisceglie. «I primi approcci con il mondo marinaresco – ricorda - l’ho avuto guardando le navi attraccate nel porto vicino casa mia e quando sono andato alle superiori, all’Istituto Nautico di Molfetta, cercavo di imparare i trucchi del mestiere dei maestri d’ascia di quei tempi che lavoravano nei cantieri navali. Li osservavo e scrutavo, carpendo ogni singolo dettaglio del loro operato».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nella sua casa-laboratorio Massimo ha cominciato creando le piccole barchette dei pescatori conosciute come “gozzi”, per poi passare al grande e variopinto peschereccio “Francesca Madre” e non fermandosi più. «Ho costruito una fregata lupo scala 1.100 donata al Museo del Mare di Bisceglie, una motovedetta della Guardia di Finanza e poi tutte imbarcazioni tipiche pugliesi», dice.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Ma come nascono i suoi modellini?  Tutto inizia con una fotografia dell’originale e poi con un disegno: armato di riga e matita Massimo delinea lo scheletro della sua futura creatura. «Una delle più grandi difficoltà sta nel riportare nella maniera più fedele le ordinate da reali in scala – afferma -. Purtroppo non si tratta di oggetti in serie e ogni barca è unica a suo modo per tipologia, misura, legname e colori».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Terminata questa procedura si passa alla costruzione vera e propria. Lo scheletro viene chiodato per rendere più solido e stabile il montaggio della listellatura (cioè il fasciame, quella parte in legno che crea il corpo della barca) per creare la struttura del modellino. Dopo la levigatura vengono creati la coperta, i cabinati, le varie armature di bordo, le attrezzature per la pesca e altri accessori per la navigazione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ora l’artigiano viene spesso contattato da armatori che desiderano la riproduzione fedele della propria barca. «Al momento sto realizzando una paranza (un tipo di peschereccio) per la marineria di Civitavecchia e altri pescherecci per l'Armeria di Fano - sottolinea – anche se appena potrò però mi dedicherò al mio sogno: realizzare tutte le barche che non esistono più a Molfetta partendo da vecchie fotografie. Il mio desiderio è creare dei modellini così fedeli tanto da riuscire a trasmettere alle future generazioni l’antica arte di costruire le navi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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