Villa Delvecchio: quella fiabesca dimora da "mille e una notte" che si erge su una collina di Mola

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Villa Delvecchio: quella fiabesca dimora da "mille e una notte" che si erge su una collina di Mola
Foto di Rafael La Perna
MOLA DI BARI – Lo slanciato torrino che svetta sulla sua sommità, assieme ai fregi, le statue, le merlature e gli arredi in pregiato legno egiziano, la rendono una vera dimora da “mille e una notte”. È la descrizione di Villa Delvecchio, fiabesca residenza del 1911 che con la sua architettura eclettica spicca tra le numerose dimore del “Poggio delle antiche ville”, zona collinare situata nel territorio di Mola di Bari.

In questa area, che si estende tra le contrade Materno, Brenca e Pozzovivo, vi sono infatti oltre quaranta eleganti residenze nascoste tra la fitta vegetazione, edificate dalla borghesia molese tra il ‘700 e il ‘900 come luoghi di villeggiatura.

Un campionario di storia, arte e architettura che l’associazione “Le antiche ville”, fondata nel 1997 dai proprietari degli immobili, diffonde con eventi, pubblicazioni e visite guidate.

La più particolare di tutte è però proprio Villa Delvecchio: siamo andati a visitarla.

Per raggiungerla percorriamo la provinciale 111 che da Mola porta a Rutigliano e, dopo 4 chilometri, ci imbattiamo in un cartello con il nome della contrada San Materno. Villa Delvecchio ci appare subito sulla sinistra con il suo caratteristico aspetto che lo fa assomigliare a un piccolo castello.

Superiamo il cancello di ingresso e un lungo viale ci conduce ai piedi della tenuta. A colpirci è subito il suo particolare stile architettonico arabeggiante, un unicum in tutta la zona.

«Fu progettata dal molese Nicola Jacovelli – ci spiega Rosemary Delvecchio, proprietaria dell’immobile e presidente dell’associazione “Le antiche ville” –. A fine dell’800, assieme al fratello, si trasferì a Il Cairo dove aprì uno stabilimento di lavorazione del legno realizzando splendide residenze in stile eclettico. Rientrato a Mola all’inizio del ‘900 decide di costruirsi una casa tutta per sé sfruttando proprio la sua esperienza in Egitto. Inserì quindi elementi moreschi che richiamavano la cultura araba, come il torrino che pare un minareto».
 

Gli esterni

 


Osserviamo la dimora. Si innalza su tre piani: un seminterrato rivestito da bugnato a cuscinetto su cui si innestano i due livelli sovrastanti. Questi sono chiusi in alto da una fine merlatura ad archetti pensili, interrotta da alcuni elementi a torrino con decori trilobati.

La principale particolarità della villa si evidenzia nell’asimmetria delle sue quattro facciate, completamente diverse una dall’altra. Sulla principale si trova il pronao di ingresso, leggermente rialzato su un terrazzino balaustrato e circondato da finestre ad arco. In alto a destra notiamo anche una statua di una civetta: antico stemma della città di Mola.

Le facciate laterali mostrano invece linee più sinuose con corpi circolati aggettanti, balconi con mensoloni a motivi concentrici e vegetali, eleganti lampioni in ferro e doccioni con figure di dragoni e aquile.  

Superiamo su lato sinistro una dépendance, giungendo alle spalle della dimora. E qui, oltre le fronde di alberi di ulivo, ci appare l’edificio in tutto il suo eclettico e fiabesco splendore.

Davanti a noi si staglia un possente corpo aggettante su cui si apre un ampio finestrone: è affiancato da un’alta torre cilindrica a mo’ di minareto che svetta sul lato sinistro. Il torrino culmina con un belvedere ottagonale coperto da una slanciata guglia in legno e metallo impreziosita da otto bocche di drago con tanto di lingua attorcigliata.
 

Gli interni

 


Torniamo sui nostri passi e raggiungiamo la piccola scalinata di accesso alla villa. Un massiccio portone in legno con inserti in ferro ci conduce così nel vano di ingresso.

Ai lati della stanza, dotata di un raffinato pavimento con motivi floreali, si aprono tre ampie porte a vetri con lunettoni decorati. Superando quella di sinistra accediamo a uno studio con eleganti librerie in legno disposte ai quattro angoli, sul pavimento invece ammiriamo un incantevole parquet con elaborati decori a stella.

La porta di destra ci conduce invece nell’ampio soggiorno dove scorgiamo pregiati decori liberty, stile molto diffuso all’epoca di costruzione della villa.

Il soffitto e le pareti sono arricchiti infatti da stucchi in gesso e fini cornici perimetrali con fantasie vegetali: stessi motivi che troviamo anche sui vetri opachi delle finestre. Sui pilastri angolari notiamo invece dei decori con ricche ghirlande e frutti, segno di prosperità.

A colpirci però sono anche i mobili d’epoca e un altro finissimo parquet in legno intarsiato. È caratterizzato da riquadri con greche perimetrali che racchiudono un sovrapposto motivo centrale a stella a otto punte.

Ci spostiamo ora nel luogo più suggestivo della dimora: l’ampio vano scala, illuminato dal grande finestrone centrale. Un fine pavimento geometrico introduce al sontuoso scalone in legno massello con finiture accuratamente intagliate.

«Tutte le decorazioni e gli arredi lignei della casa sono quelli originali, realizzati con il legname che il costruttore fece arrivare qui direttamente da Il Cairo  - specifica Rosemary -. Quando abbiamo acquistato la villa nel 1989 abbiamo trovato un vecchio catalogo con le foto delle magnifiche residenze realizzate dagli Jacovelli in tutto il Medio Oriente. Quelle alle quali, come detto, Nicola si ispirò per edificare questo edificio».

Sfogliando con cura le antiche immagini di lussureggianti saloni riccamente arredati, la proprietaria ci mostra infatti una stanza la cui struttura e disposizione ricalca esattamente quella del vano in cui ci troviamo.

L’ampio scalone ci conduce al piano superiore e da qui, attraverso una scala a chiocciola in ferro situata all’interno del torrino, raggiungiamo la panoramica terrazza.

Da quest’altezza riusciamo a vedere, oltre il verdeggiante territorio circostante, i palazzi di Mola e l’azzurro mare in lontananza. Voltandoci invece ci ritroviamo di fronte al caratteristico torrino, simbolo di Villa Delvecchio, fiabesca dimora sospesa nel tempo. 

Nel video (di Giancarlo Liuzzi e Gaia Agnelli) la nostra visita a Palazzo Delvecchio:


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