BARI – Strade e piazze totalmente allagate, edifici e capannoni industriali distrutti, migliaia di famiglie sfollate e decine di morti e feriti. Fu questo il bilancio della terribile alluvione che, nella notte tra il 5 e il 6 novembre del 1926, devastò e mise in ginocchio Bari.
Oggi, a 100 anni dalla catastrofe, abbiamo deciso di rivivere quei tristi giorni attraverso preziose e rare foto d’epoca. Queste ultime sono state esposte nel Palazzo della Provincia di Bari in occasione di una giornata di approfondimento e confronto organizzata dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Meridionale.
«Si trovano all’interno di un antico album fotografico appartenente a mio cognato, il professor Nicola Montuori, che lo ha ereditato da suo zio Alberto Salvatore - ci spiega Floriana La Viola, funzionaria dell’Autorità di Bacino -. Alberto era un appassionato di fotografia e probabile collaboratore del noto fotografo barese Angelo Antonelli, che realizzò molti di quegli scatti nei giorni della catastrofe».
Le immagini mostrano la distruzione provocata dall’ondata di acqua, fango e detriti che si riversò sul capoluogo pugliese travolgendo tutto quello che trovò sul suo percorso.
In due foto vediamo la fonderia De Liso nel quartiere Marconi e uno stabilimento di olio al solfuro nel rione Picone totalmente devastati e invasi dal fango.
Anche la Stazione centrale e l’intero tracciato ferroviario (la cui massicciata rallentò in parte il percorso della piena) si allagarono. Due suggestivi scatti mostrano vagoni e carri merci che “galleggiano” su un lago d’acqua, mentre sullo sfondo appare l’alto Palazzo della Gazzetta ancora in fase di completamento.
Le ondate raggiunsero anche le strade e piazze del centro cittadino. La zona più colpita fu il quartiere Libertà, rione sorto in corrispondenza dell’antico alveo della Lama Picone che, anticamente, permetteva all’acqua proveniente dall’entroterra di defluire fino al mare.
Qui interi palazzi crollarono, strade e piazze furono invase da quasi un metro di acqua, cantine e abitazioni a piano stradale si ritrovarono sommerse. Anche via Napoli, seppur vicinissima al mare, si allagò, come documenta una foto scattata dal balcone di palazzo De Cillis.
Bari, l'alluvione del 1926: la catastrofe di 100 anni fa raccontata attraverso rare foto d'epoca
Il bilancio fu tragico: morirono 19 persone e oltre 50 furono i feriti.
Ma i baresi non si perdettero d’animo. Il giorno seguente l’acqua iniziò a defluire e i cittadini, “armati” di vanghe e forza di volontà, iniziarono a rimuovere il fango e i detriti dalle strade dove decine di persone, ammassate su carri trainati da cavalli, si spostavano dalle zone più critiche.
In un’immagine di piazza Garibaldi, che si trasformò in vera e propria laguna, vediamo alcune persone muoversi addirittura su una piccola barchetta.
Gli oltre 3500 sfollati furono sistemati in 800 appartamenti sfitti, requisiti provvisoriamente dal Comune di Bari in tutta la città.
Nel frattempo l’Istituto fascista autonomo commissionò all’ingegnere Giuseppe Favia la costruzione di un vasto complesso residenziale per gli alluvionati, che fu completato nel 1928. L’edificio, che sorse tra le vie Nicolai, Martiri d’Otranto, Don Bosco e Libertà, reca ancora oggi sui quattro portoni angolari d’accesso la scritta “Alluvione VI novembre MXMXXVI”.
Si decise poi di intervenire con grandi interventi paesaggistici per prevenire ulteriori catastrofi. Fu messo in opera il rimboschimento di un’ampia area dell’alto bacino del torrente Picone, dando vita a quella foresta Mercadante di Cassano delle Murge che ancora oggi drena le acque pluviali.
Furono anche realizzati due “canaloni”: quello di San Girolamo e quello di Japigia, innalzando alti argini sul percorso di Lama Lamasinata e Lama Valenzano.
Infine su via Garruba e via Trevisani, due delle strade più colpite dall’alluvione, furono affisse alcune targhe commemorative che segnavano l’altezza raggiunta dall’acqua sul livello stradale. A ricordo, per le generazioni future, di quei giorni in cui Bari non potette nulla contro la forza dirompente della natura.
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