"Pregnancy" e "newborn": quando dal fotografo ci finiscono pancioni e neonati

4 min di lettura 6.423 letture
"Pregnancy" e "newborn": quando dal fotografo ci finiscono pancioni e neonati
BARI - "Pregnancy" e "newborn". Sono termini inglesi che si traducono rispettivamente con "gravidanza" e "neonato", ma anche parole che indicano due tipi di servizi fotografici molto particolari: quelli in cui una donna sceglie di farsi ritrarre col pancione o assieme al figlio appena partorito. (Vedi foto galleria)

Una moda approdata da qualche anno in Italia e che riguarda una delle poche fasi dell'esistenza che erano riuscite a resistere all’ossessione dello scatto a tutti i costi.  Perché oggi grazie alle moderne tecnologie digitali ogni occasione diventa buona per un'istantanea: sembra quasi che senza una foto non si riesca a vivere appieno il momento. E quindi alla fine anche periodi tradizionalmente intimi come la gestazione e i primi giorni di vita del bambino sono stati "risucchiati" dalla frenesia del “click”.

«Mi sono fatta immortalare assieme alla mia Bianca, nata solo da sei giorni - racconta per esempio la 28enne Samantha di Valenzano -. Ho realizzato così un album più grande di quello del mio matrimonio, regalando le foto stampate ai parenti. Farle solo con il telefonino non sarebbe stata la stessa cosa: le immagini avrebbero avuto una qualità minore e sarebbero probabilmente finite nel dimenticatoio».

«Ho pochissimi ritratti di quando fui messo al mondo - spiega invece il neopapà 30enne Gaetano -, per giunta fatti con macchine amatoriali: mi sarebbe piaciuto averne di migliori. È un rimpianto che il mio Francesco non avrà, visto che assieme alla mia compagna ho deciso di regalargli un "newborn". Certo, non è un dono indispensabile, ma sono attratto da qualunque novità venga proposta sul mercato: un po' come gli appassionati di smartphone che desiderano sempre comprare l'ultimo modello».

Ma come si svolgono queste sessioni sotto l'obbiettivo? I “pregnancy” costano attorno ai 250 euro, durano circa un'ora e mezza e vengono effettuati quando la donna è al sesto o al settimo mese di gravidanza: la sua pancia risulta evidente, senza che però la faccia sembrare troppo gonfia.

Se invece il parto è già avvenuto il prezzo oscilla solitamente tra i 300 e i 600 euro, conseguenza della maggior lunghezza del servizio. Bisogna infatti fare i conti con i pianti e i bisogni del bebé, immortalato tra i 5 e i 15 giorni di vita (quando mostra ancora le posizioni fetali).

Importante è anche l'allestimento del set. C'è chi preferisce uno sfondo che richiama la natura, magari indossando abiti fiabeschi, mentre altri ne richiedono uno totalmente bianco. E in posa accanto al pancione, oltre al padre, possono mettersi pure altri figli già cresciuti.

Nel caso dei newborn è possibile riporre il bimbo in un elegante cestino, farlo "sedere" vicino a un banco e "addobbarlo" con coroncine di fiori, vestiti su misura o accessori che rispecchino passioni e professioni dei genitori: con delle cuffie, se per esempio il papa è un dj, o con uno stetoscopio, nel caso in cui la mamma lavori in ospedale.

Una tendenza che naturalmente fa felici i fotografi professionisti, consci di aver scovato una nuova fonte di guadagno. «A differenza di qualche decennio fa - commenta il 50enne barese Fabio, esperto del mestiere - le coppie hanno spesso solo uno o due figli. La loro nascita è un evento unico e ogni idea è buona per celebrarla al meglio». «Perchè farsi ritrarre solo in occasione dei matrimoni? - gli fa eco la moglie Natalia, anche lei del settore - Qualunque occasione è buona per documentare la vita di una famiglia».

«E non è un modo per emulare vip e blogger famosi - aggiunge la loro collega 29enne Marina, di Gioia del Colle -, le coppie hanno più che altro voglia di raccontarsi. E la privacy conta poco: si pensi che negli Stati Uniti, Paese da cui arriva la moda, vengono addirittura invitati i fotografi in sala parto».

D’altronde nell’era di internet la parola “riservatezza” è diventata démodé. «Ci sono famiglie che si fanno immortalare perchè desiderano un ricordo - sottolinea a tal proposito il sociologo Francesco Giacomantonio -. Altre però, postando gli scatti sui social network, lo fanno per ottenere una gratificazione individuale: per loro se non si appare non si esiste».

E a confermarlo d'altronde sono gli stessi addetti ai lavori. «Nei nostri contratti chiediamo ai clienti di poter pubblicare sul web le foto dei pargoli a scopo pubblicitario - ammette Natalia -. Alcuni storcono il naso dinanzi a questa clausola, ma ci sono diverse coppie che non vedono l'ora di mostrare a tutto il mondo il frutto del loro amore».

(Vedi immagini dello studio “Fotografo creativo”)
Condividi Facebook WhatsApp Telegram Copiato!
Scritto da
Newsletter gratuita

Barinedita nella tua inbox

Ogni settimana inchieste, storie e reportage.

Iscrivendoti accetti il trattamento dei dati secondo la privacy policy. Puoi cancellarti quando vuoi.