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La storia degli ebrei baresi

Bari 24 foto 1 febbraio 2024 1.169 visualizzazioni

Sei lastre tombali, due ipogei ormai sepolti e un’iscrizione all’interno di un’abitazione privata. Queste sono le poche tracce rimaste della presenza ebraica a Bari, popolo che abitò il capoluogo pugliese per oltre un millennio fino alla sua espulsione avvenuta nel 1541 (foto di Rafael La Perna)

Notizia collegata — Menorah, catacombe, scritte sulla pietra: i resti della millenaria presenza ebraica a Bari
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Gli ebrei giunsero in Puglia come schiavi dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. Nel V secolo una loro comunità era stanziata nei pressi del cosiddetto Mons Iudeorum (Monte dei Giudei): una collinetta utilizzata a scopo funerario già in età romana posta nell’attuale quartiere Carrassi
Gli ebrei giunsero in Puglia come schiavi dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. Nel V secolo una loro comunità era stanziata nei pressi del cosiddetto Mons Iudeorum (Monte dei Giudei): una collinetta utilizzata a scopo funerario già in età romana posta nell’attuale quartiere Carrassi
Nel 1922 e nel 1923, durante gli scavi per la costruzione dei Villini postelegrafonici, furono scoperte due catacombe (che furono poco dopo interrate). La prima era situata all’incrocio tra le odierne corso Benedetto Croce e via Bottalico/via Volta e conteneva 13 tombe del VI-VII secolo scavate nella roccia con all’interno alcuni scheletri privi di corredi funebri
Nel 1922 e nel 1923, durante gli scavi per la costruzione dei Villini postelegrafonici, furono scoperte due catacombe (che furono poco dopo interrate). La prima era situata all’incrocio tra le odierne corso Benedetto Croce e via Bottalico/via Volta e conteneva 13 tombe del VI-VII secolo scavate nella roccia con all’interno alcuni scheletri privi di corredi funebri
Qui fu recuperato un sepolcro a lastroni con una decorazione a “ramo stilizzato”...
Qui fu recuperato un sepolcro a lastroni con una decorazione a “ramo stilizzato”...
...tutt’ora conservato nel Castello Svevo (foto di Mariangela Sciannimanico)
...tutt’ora conservato nel Castello Svevo (foto di Mariangela Sciannimanico)
Soltanto negli anni Ottanta lo studioso Cesare Colafemmina riuscì ad attribuire quelle sepolture al popolo ebraico riconoscendo nell’incisione in pietr la raffigurazione della menorah, il tradizionale candelabro a sette braccia (foto di Mariangela Sciannimanico)
Soltanto negli anni Ottanta lo studioso Cesare Colafemmina riuscì ad attribuire quelle sepolture al popolo ebraico riconoscendo nell’incisione in pietr la raffigurazione della menorah, il tradizionale candelabro a sette braccia (foto di Mariangela Sciannimanico)
L’altro ipogeo fu rivenuto ad angolo tra le odierne via Meucci e via Re David. Grazie a una fotografia dell’epoca e alla relazione dell’ingegnere Pietro Giorgio (direttore dei lavori dell’impresa di costruzione) possiamo riuscire a descriverne l’interno
L’altro ipogeo fu rivenuto ad angolo tra le odierne via Meucci e via Re David. Grazie a una fotografia dell’epoca e alla relazione dell’ingegnere Pietro Giorgio (direttore dei lavori dell’impresa di costruzione) possiamo riuscire a descriverne l’interno
Di forma quadrangolare e volta a botte vi si accedeva dal fondo di un pozzo a campana. Sui muri erano presenti 11 arcosoli dove furono rinvenuti dei teschi e il corpo di una donna con una lunga veste fermata da una cintura, che si polverizzò non appena venne toccata
Di forma quadrangolare e volta a botte vi si accedeva dal fondo di un pozzo a campana. Sui muri erano presenti 11 arcosoli dove furono rinvenuti dei teschi e il corpo di una donna con una lunga veste fermata da una cintura, che si polverizzò non appena venne toccata
Sul pavimento invece si trovavano numerose tombe rettangolari che occupavano circa metà dell’ambiente
Sul pavimento invece si trovavano numerose tombe rettangolari che occupavano circa metà dell’ambiente
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