La raccolta degli indumenti usati per i bisognosi
La quantità cresce ma la qualità è sempre più bassa, tanto da rendere difficile dar loro una seconda vita. È questa la situazione attuale della raccolta e riutilizzo degli indumenti usati, un sistema creato per aiutare le persone in difficoltà economica. A Bari chiunque può conferire i propri vestiti all’interno di centinaia di contenitori distribuiti in strade e parrocchie e gestiti da enti di volontariato o imprese private in collaborazione con il Comune o la Diocesi. Il problema è che il capoluogo pugliese riflette il trend generale legato al fenomeno del fast fashion: si acquistano capi a basso prezzo che si rovinano molto in fretta, tanto da non poter essere riutilizzati. Risultato: i cittadini continuano a lasciare nei raccoglitori gli abiti che non mettono più, ma questi sono così logori da non poter essere regalati agli indigenti. A Bari di fatto riesce ad arrivare ai bisognosi non più del 40% del vestiario recuperato: il resto viene definitivamente buttato o dato ad aziende che li trasformano in stracci da lavoro. Per capire meglio il sistema abbiamo sentito i referenti di tre realtà attive nel settore: due no-profit (“Equanima Onlus” e “InConTra”) oltre alla ditta incaricata dal Comune di Bari: la Cannone Srl.
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