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La nascosta Lama Fitta

Bari 30 foto 8 settembre 2018 1.440 visualizzazioni

Una lama “nascosta”, che a differenza degli altri 8 ex fiumi della città, è stata soppiantata per la maggior parte del suo corso da edifici, strade e coltivazioni. Del tratto barese di Lama Fitta, antico corso d’acqua che partendo da Adelfia andava a sfociare nei pressi di Pane e Pomodoro, non è infatti rimasto molto. Eppure, anche se questo sito non si caratterizza certo per natura selvaggia e alte pareti rocciose, vale la pena visitarlo, visto che al suo interno è possibile rinvenire straordinari ipogei e nobili seppur decadenti masserie (foto di Antonio Caradonna)  

Notizia collegata — Bari, tra ipogei e masserie viaggio nella nascosta e degradata Lama Fitta
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Sulla sinistra troviamo sei giacigli a forma di arco scavati nella roccia. Sono ancora ben visibili gli scalini che permettevano ai religiosi di salire sui propri “letti” e delle parti di pietra più alte utilizzate come cuscino
Sulla sinistra troviamo sei giacigli a forma di arco scavati nella roccia. Sono ancora ben visibili gli scalini che permettevano ai religiosi di salire sui propri “letti” e delle parti di pietra più alte utilizzate come cuscino
Le pareti sono ricche di incisioni di croci, tra cui alcune latine...
Le pareti sono ricche di incisioni di croci, tra cui alcune latine...
...e altre greche, con i bracci uguali
...e altre greche, con i bracci uguali
Accanto al cenobio si trovava la chiesa, il cui ingresso è ormai crollato: grossi massi ricoprono infatti tutto l’ambiente rendendolo inesplorabile
Accanto al cenobio si trovava la chiesa, il cui ingresso è ormai crollato: grossi massi ricoprono infatti tutto l’ambiente rendendolo inesplorabile
Non ci resta così che lasciare l’ipogeo per risalire su via Martinez, che ci conduce a un incrocio da cui parte un’altra “arteria” di nostro interesse: strada La Grava. La via, in forte pendenza, si sviluppa parallelamente alla precedente, scendendo nell’alveo della lama e andando poi a “sfociare” su via Fanelli
Non ci resta così che lasciare l’ipogeo per risalire su via Martinez, che ci conduce a un incrocio da cui parte un’altra “arteria” di nostro interesse: strada La Grava. La via, in forte pendenza, si sviluppa parallelamente alla precedente, scendendo nell’alveo della lama e andando poi a “sfociare” su via Fanelli
Dopo pochi metri incontriamo sulla destra una prima masseria: la Stevanato, imponente e bianca struttura ristrutturata. Nel 2004 scavi archeologici effettuati alle spalle dell’edificio hanno evidenziato la presenza di un pozzetto rituale riferibile all’età neolitica
Dopo pochi metri incontriamo sulla destra una prima masseria: la Stevanato, imponente e bianca struttura ristrutturata. Nel 2004 scavi archeologici effettuati alle spalle dell’edificio hanno evidenziato la presenza di un pozzetto rituale riferibile all’età neolitica
Un po’ più avanti sulla sinistra si trova invece un secondo ipogeo, denominato La Grava. Saliamo sul muretto a secco che delimita la carreggiata e scoviamo all’ombra di un grande fico d’india l’accesso alla struttura sotterranea. Ma la vegetazione troppo fitta rende impossibile visitarlo
Un po’ più avanti sulla sinistra si trova invece un secondo ipogeo, denominato La Grava. Saliamo sul muretto a secco che delimita la carreggiata e scoviamo all’ombra di un grande fico d’india l’accesso alla struttura sotterranea. Ma la vegetazione troppo fitta rende impossibile visitarlo
Ritorniamo quindi sulla via maestra sulla quale 300 metri più avanti sulla destra si affaccia l’ottocentesca Villa Lopez, oggi completamente abbandonata e ricoperta di rampicanti. Due colonne, circondate completamente dall’immondizia, delimitano l’entrata
Ritorniamo quindi sulla via maestra sulla quale 300 metri più avanti sulla destra si affaccia l’ottocentesca Villa Lopez, oggi completamente abbandonata e ricoperta di rampicanti. Due colonne, circondate completamente dall’immondizia, delimitano l’entrata
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