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Il torrino di via Napoli e il molino Stucky
Percorrendo la lunga via Napoli, nel tratto al confine tra i quartieri Libertà e Marconi di Bari, è possibile imbattersi in un curioso torrino merlato e in un lungo muro di cinta dall’aspetto antico. Ma di che si tratta? Dei resti di una villa liberty? Di un frammento di un edificio nobiliare? Niente di tutto questo: i manufatti in pietra sono ciò che rimane di un’industria di inizio 900: il mulino Stucky.
Notizia collegata — Bari, quel torrino merlato che si erge su via Napoli: è ciò che resta dell'antico Molino Stucky26 fotografie
Per scorgere il torrino bisogna imboccare via Napoli dal centro cittadino: 50 metri prima dell’incrocio con via Ammiraglio Caracciolo, vedremo innalzarsi la struttura sulla nostra destra
Circondato da cassonetti dell’immondizia e insegne...
...il torrino si trova di fronte a un edificio rossastro: una delle poche case cantoniere ancora presenti nel capoluogo pugliese
Il torrino è alto circa 3 metri, è di forma esagonale e si caratterizza per i fini archetti pensili che ne circondano la sommità merlata...
che quasi gli fa “da corona”
L’elemento architettonico rappresenta la parte finale...
...di un lungo e muraglione...
...scandito da piccoli blocchi sagomati a forma piramidale...
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...che termina su via Oreste Pietro
Questa parete da una parte affianca una stradina ricoperta da erba incolta...
...su cui si trovano i resti di vecchi binari
...dall’altra cinge il lato ovest di un complesso residenziale degli anni ‘70. Ed è proprio al posto di questo grosso condominio che sorgeva un tempo il molino Stucky
Stucky era il nome della famiglia svizzera di imprenditori mugnai che alla fine dell’800 si distinsero a livello mondiale nel settore della molitura. Fu in particolare Giovanni, tra il 1884 e il 1895...
...a costruire sull’isola della Giudecca a Venezia l’imponente Molino Stucky
Il complesso di oltre 40.000 metri quadri, firmato dall'architetto Ernst Wullekopf, con i suoi raffinati torrini e merlature divenne uno dei più significanti esempi di architettura neogotica applicata a un edificio industriale (foto di Didier Descouens)
Dava lavoro a 1500 operai e produceva 2.500 quintali di farina al giorno
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Nel 1910, a seguito dell’assassinio di Giovanni da parte di uno degli operai, l’impresa passò al figlio Giancarlo
All’epoca infatti il capoluogo pugliese, soprattutto nella zona compresa tra il quartiere Libertà e il rione Marconi, era un fiorire di industrie e traffici commerciali...
...favoriti dalla presenza del grande porto che si andava sempre più espandendo
Giancarlo acquistò così su via Napoli un precedente fabbricato (forse il molino Toso, costruito qualche anno prima)...
...e lo riprogettò totalmente dandogli la forma di una massiccia struttura a ferro di cavallo
Il Molino Stucky (riportato erroneamente Stuchy) nella mappa del 5° Gran Premio di Bari del 1951
Il prospetto dello stabile assunse, soprattutto nella parte superiore...
...lo stesso aspetto merlato del “fratello” veneziano (foto di Francescopaolo Tamma)
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Il mulino fu costretto a cessare tutte le attività nel 1955. Il complesso fu però acquisito dalla Società esercizi molini pugliesi di Francesco Tamma. Ma negli anni ‘60 l’azienda spostò tutta la produzione nel foggiano...
...l’industria barese venne quindi chiusa per essere poi demolita definitivamente tra il 1971 e il 1972. Al suo posto fu costruito un vasto complesso residenziale che sorge ancora lì