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Alla scoperta della tuba tibetana

Bari 13 foto 1 settembre 2026 Foto di Rafael La Perna 87 visualizzazioni

Il suo suono è grave e cavernoso: un richiamo che sembra arrivare da montagne lontane. È questa la sensazione che abbiamo avvertito ascoltando il radong, noto anche come tuba tibetana o dungchen: uno strumento a fiato nato per accompagnare rituali e cerimonie buddiste  suonato da poche persone al mondo.  In Puglia c’è il 47enne trombonista giovinazzese Michele Marzella (in arte “Jamil”), che dal 1999 ha deciso di portare ovunque il suono della tuba: una vera e propria missione tesa a far conoscere quello che lui definisce uno “strumento di pace”.    

Notizia collegata — Bari, Michele Marzella e il suo "radong": «Ho imparato a suonarlo tra le montagne del Tibet»
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Il suo suono è grave e cavernoso: un richiamo che sembra arrivare da montagne lontane. È questa la sensazione che abbiamo avvertito ascoltando il radong, noto anche come tuba tibetana o dungchen: uno strumento a fiato nato per accompagnare rituali e cerimonie buddiste
Il suo suono è grave e cavernoso: un richiamo che sembra arrivare da montagne lontane. È questa la sensazione che abbiamo avvertito ascoltando il radong, noto anche come tuba tibetana o dungchen: uno strumento a fiato nato per accompagnare rituali e cerimonie buddiste
In Puglia c’è il 47enne trombonista giovinazzese Michele Marzella (in arte “Jamil”), che dal 1999 ha deciso di portare ovunque il suono della tuba...
In Puglia c’è il 47enne trombonista giovinazzese Michele Marzella (in arte “Jamil”), che dal 1999 ha deciso di portare ovunque il suono della tuba...
...una vera e propria missione tesa a far conoscere quello che lui definisce uno “strumento di pace”
...una vera e propria missione tesa a far conoscere quello che lui definisce uno “strumento di pace”
«Il compito che mi hanno affidato i monaci tibetani con cui ho studiato è infatti quello di essere un messaggero e portatore di pace», ci spiega Michele, che incontriamo all’interno di Pratolagemma, parco del quartiere Carbonara di Bari
«Il compito che mi hanno affidato i monaci tibetani con cui ho studiato è infatti quello di essere un messaggero e portatore di pace», ci spiega Michele, che incontriamo all’interno di Pratolagemma, parco del quartiere Carbonara di Bari
“Jamil” in effetti vuol dire  “portatore di bellezza”. «Il soprannome me lo hanno dato i monaci – sottolinea  –. La mia passione per la tuba è iniziata infatti quando avevo vent’anni, durante un viaggio in Tibet, lì dove entrai in contatto con il buddismo»
“Jamil” in effetti vuol dire “portatore di bellezza”. «Il soprannome me lo hanno dato i monaci – sottolinea –. La mia passione per la tuba è iniziata infatti quando avevo vent’anni, durante un viaggio in Tibet, lì dove entrai in contatto con il buddismo»
Da quel momento Michele si è specializzato nel radong e oggi ne possiede tre, tutti realizzati dai monaci tibetani. Il musicista ce li mostra
Da quel momento Michele si è specializzato nel radong e oggi ne possiede tre, tutti realizzati dai monaci tibetani. Il musicista ce li mostra
Il più piccolo è di circa un metro (e ha un suono più acuto), il secondo supera i 100 centimetri,  il più lungo (dal suono più grave) tocca il metro e mezzo. Il loro peso varia dai due e i tre chilogrammi
Il più piccolo è di circa un metro (e ha un suono più acuto), il secondo supera i 100 centimetri, il più lungo (dal suono più grave) tocca il metro e mezzo. Il loro peso varia dai due e i tre chilogrammi
Sono realizzati in rame tibetano, di colore marrone, intervallati da ghiere in metallo giallo decorate da anelli metallici ornamentali e composti da più sezioni che vengono inserite una dentro l’altra per facilitarne il trasporto
Sono realizzati in rame tibetano, di colore marrone, intervallati da ghiere in metallo giallo decorate da anelli metallici ornamentali e composti da più sezioni che vengono inserite una dentro l’altra per facilitarne il trasporto
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