di Alessandra Anaclerio

Casa Shalom: «Cerchiamo di regalare un sorriso ai piccoli immigrati»
BARI – «Non dimenticherò mai una bambina che fu accolta da noi qualche anno fa. Era arrivata da poco a Bari e aveva accettato di prostituirsi per guadagnare e mandare i soldi ai suoi famigliari. All’inizio non usciva neanche dalla sua stanza: aveva paura di tutti, anche dei tutori. Poi pian pianino si integrò e all'ultima festa la vedemmo addirittura ballare al centro della sala».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E’ il racconto di Sabrina Signorile, giovane tutrice di una delle comunità per gli immigrati minorenni presente a Bari: Casa Shalom (vedi foto). Attiva dal 2009 in via Loiacono, nel quartiere Japigia, la struttura accoglie oggi cinque ragazzi provenienti dal Bangladesh e uno dal Ghana.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Sì, perché mentre gli immigrati adulti che arrivano nel nostro Paese devono seguire il lungo iter della richiesta d’asilo per avere una speranza di rimanere in Italia che spesso, pur venendo accettata, non garantisce comunque la sicurezza dell’accoglienza, per i minori la situazione è ben diversa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Loro, dopo l’emissione da parte della Questura di un verbale di affidamento, sono accolti in comunità educative gestite dai Comuni (a Bari ce ne sono una decina), in cui si cerca di riprodurre un ambiente che si avvicini il più possibile al concetto di famiglia e dove si cerca di puntare all’integrazione del minore.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il ruolo degli assistenti sociali presenti nelle strutture è quello di sostituire i genitori di questi ragazzi, che seguono i figli in Italia solo poche volte. Nella maggior parte dei casi infatti gli adulti restano nel proprio Paese, “investendo” nella speranza che il proprio figlio riesca a integrarsi, procurandosi da vivere in Europa. «Noi aiutiamo i minori a inserirsi in un contesto scolastico e lavorativo», dice infatti Sabrina.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Casa Shalom è un appartamento molto colorato, con tre camere da letto, una cucina, un bagno, un saloncino e un ufficio. I corridoi sono tappezzati di foto di ragazzi immortalati durante lo svolgimento di diverse attività ricreative, con una in particolare che li vede impegnati nella semina di piante per dar vita a un orto autogestito.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Mentre curiosiamo ecco che incontriamo un ragazzo residente in questo centro: si chiama Tutul, è arrivato in Puglia sette mesi con il suo amico Samsul ed è uno dei cinque bengalesi che vivono a Casa Shalom. Ha da poco compiuto 18 anni. «Bari è bella – dice il giovane - ma non mi piace il cibo: io amo le spezie e qui il curry lo usano poco. Sono venuto qui per cercare fortuna – continua - ma sembra che qui di occupazione non ce ne sia molta. Eppure io voglio realizzare il mio sogno: quello di fare il cameriere».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tutul è grande, ma spesso queste comunità ospitano anche bambini molto piccoli, neonati a volte. In questi casi anche in presenza del genitore il minore viene comunque affidato alla “casa”, ma si cerca comunque di mantenere un rapporto di vicinanza fra madre e figlio. «Si aspetta che i genitori riescano a sistemarsi e quando abbiamo la sicurezza che possano mantenere i bambini, glieli riaffidiamo», sottolinea la tutrice.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Una volta compiuti 18 anni, l’ex minore deve abbandonare l'istituto, anche se l’addio può slittare di qualche mese nel momento in cui il Comune emette una proroga, ottenibile su richiesta dei servizi sociali. «Quando vanno via difficilmente rivediamo i bambini e i ragazzi che sono stati tanto tempo con noi – dice con rammarico Sabrina -. Non ci resta che dar loro l’addio nella speranza che il futuro possa riservargli un eterno sorriso».

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