di Luca Laudadio

Auditorium di Bari, la musica non cambia: spesi milioni di euro ma resta chiuso dal 1991
BARI - Inaugurato nel 1981, chiuso nel 1991 e da allora incredibilmente mai più riaperto. È l'assurdo caso dell’auditorium Nino Rota, la grande sala concerti del Conservatorio di Bari inutilizzata da ben 26 anni per motivi che sarebbe riduttivo definire enigmatici. Cercando di far luce sulle cause di questo scempio siamo stati infatti respinti da un "muro di gomma" fatto di burocrazia, continui "scaricabarile" tra vari enti e soprattutto milioni di euro pubblici spesi inutilmente.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La struttura sorge in via Vittoriano Cimarrusti, tra l'estramuale e il "Quartierino", in una zona già colma di decadenti e antichi stabilimenti industriali abbandonati. L'ingresso è costituito da un grosso cancello metallico e mal segnalato da una targa parzialmente annerita. All'interno vi sono 750 poltrone rosse adagiate su un parquet marroncino chiaro: restano in attesa di potenziali spettatori.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L'odissea dell'edificio comincia poco più di un quarto di secolo fa, con il blocco delle attività deciso per effettuare dei lavori di agibilità. Per la manutenzione è necessario però un protocollo d'intesa tra il Conservatorio, la Regione Puglia, la Provincia di Bari e il Ministero dell'Istruzione, accordo che però viene inspiegabilmente firmato soltanto nel 2006. Il restyling comunque parte, nel 2009.

Ma ecco che nel 2014 gli interventi subiscono un brusco stop per via del ritardo del dicastero nell'erogazione degli otto milioni e mezzo necessari per l'ammodernamento. Nel maggio del 2016 sembra arrivare la svolta decisiva, con il sindaco di Bari Antonio De Caro che davanti ai giornalisti annuncia l'estinzione del debito governativo e l'imminente inaugurazione nel giro di tre mesi. Una cerimonia che però finora non ha avuto ancora luogo: anzi il 3 novembre scorso la situazione si è complica ulteriormente con il passaggio della responsabilità dei lavori dal Conservatorio al Provveditorato per le opere pubbliche.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


La vicenda sembra finire così nel dimenticatoio fino a quando nel gennaio del 2017 Giuseppe Brescia, deputato del Movimento 5 stelle, presenta un'interrogazione a Palazzo Montecitorio. «Invitai gli enti coinvolti ad aprire un tavolo tecnico - ci spiega il parlamentare - per rendere note le tappe e le scadenze della riapertura, ma purtroppo non ho mai ricevuto alcuna risposta. È una storia surreale».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per capirne di più ci siamo così rivolti alla direzione del Conservatorio, dove ci hanno suggerito di parlare con il presidente dell'istituto Ida Maria Dentamaro, la quale però non era presente in sede e non ha risposto via mail alle nostre domande. Non è andata meglio al Provveditorato: lì siamo stati respinti senza troppi complimenti. «Non parliamo con i giornalisti», è stata l'eloquente dichiarazione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Così abbiamo contattato il Comune, nella persona dell’assessore alla cultura Silvio Maselli e siamo riusciti ad ottenere perlomeno un’ulteriore promessa. «Riconosco che il ritardo sia inaccettabile – ha ammesso Maselli - ma contiamo di rendere agibile l'auditorium entro settembre: mancano solo l'installazione di un organo e altri piccoli dettagli».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«La Dentamaro - prosegue l'assessore - fece un fioretto quando ci riunimmo con il sindaco per definire le scadenze della ristrutturazione. Disse: "Se non finiamo entro il 2016, cambio continente", ma nonostante questa affermazione l'obiettivo non è ancora stato raggiunto. C'è da dire anche che è stata sfortunata, visto che nelle istituzioni interessate dalla questione c'è stato un ricambio di ruoli che sta rallentando tutte le procedure del caso».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Non resta dunque che attendere l'ennesima deadline, fissata al termine dell'estate. Sperando, è proprio il caso di dirlo, che la musica possa finalmente cambiare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Luca Laudadio
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lunedì 10 luglio 2017
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