Bitonto, l'associazione "Le quai culturel": cibo, film e giochi per avvicinare gli stranieri agli italiani
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mercoledì 29 luglio 2026
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di Francesco Sblendorio
Il suo intento è ben chiaro: aiutare gli immigrati a farsi conoscere dagli italiani, condividendo i propri usi, costumi e stili di vita. La parola d’ordine è quindi: favorire il dialogo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Per questo Marah ha cominciato a mettere in piedi una serie di attività che hanno coinvolto pugliesi e persone provenienti da altri continenti. Ma come è nata la sua idea?
«Vivo a Bitonto dal 2025 – risponde la giovane –. Sono un ingegnere e mi sono trasferita perché sono innamorata dell’Italia. Avevo già fatto delle esperienze lavorative nel vostro Paese e mi ero accorta di una cosa: qui non venivo capita. In tanti non comprendevano ad esempio perché portassi il velo sulla testa o perché non bevessi alcolici. All’epoca mi sentii spaesata ma, al contempo, capii che una vera integrazione passa solo attraverso la conoscenza. Così una volta tornata ho deciso di creare una realtà che permettesse a noi “stranieri” di divenire meno estranei».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Marah, che ha già avuto esperienze di volontariato sia in Tunisia che in Italia, ha coinvolto due connazionali (Sleh e Aya) e un gruppo di giovani che vivono tra Bitonto e Bari. Ed è partita.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Da tre mesi a questa parte ha già dato vita ad alcune iniziative in diversi luoghi della città. La Cittadella del Bambino, un centro polivalente di Bitonto, ospita ad esempio una serie di appuntamenti settimanali pensati per i più piccoli. «Gruppi di bambini incontrano volontari provenienti da vari Paesi – racconta Marah –. Questi ultimi con racconti e giochi presentano i tratti caratteristici delle proprie culture: piatti tipici, abiti tradizionali, danze, musica. I primi incontri sono stati dedicati ad Algeria e Portogallo».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Mentre sabato 25 luglio gli spazi esterni dell’ex convento dei Cappuccini si sono trasformati in un grande ristorante multiculturale (nella foto). «Gli ospiti – spiega – hanno potuto assaggiare specialità culinarie di tanti angoli del mondo e incontrare ragazzi che sfoggiavano i vestiti popolari dei propri Paesi di origine».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Tra un piatto camerunense e una portata mediorientale, passando per i sapori dell’Est Europa, spiccavano i variopinti ricami sugli abiti neri di derivazione africana e le lunghe vesti colorate tipiche dell’India.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
In cantiere c’è poi una rassegna di film sulla questione mediorientale, ideata assieme a un ragazzo palestinese desideroso di confrontarsi con la comunità locale sui problemi della sua terra.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«Il cinema, come il cibo, è molto utile per favorire l’integrazione – afferma Marah -. L’ho capito aiutando una mia amica. I primi mesi a Bitonto ho condiviso l’appartamento con una ragazza dell’Estonia, Säde, che faceva molta a fatica a socializzare, a causa soprattutto delle difficoltà linguistiche. Così, in collaborazione con un libraio mio conoscente, abbiamo organizzato una piccola rassegna di film estoni, grazie alla quale Säde ha potuto incontrare e conoscere nuove persone».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Alla base c’è comunque la consapevolezza che l’integrazione va oltre la ricerca di una casa e di un lavoro. «Di associazioni che aiutano gli immigrati a trovare un alloggio e un impiego ce ne sono tante – conclude Marah -. Il nostro scopo è diverso: fare in modo che italiani e immigrati si conoscano davvero e si sentano parte della stessa comunità. Mi piacerebbe che ogni giovane proveniente dall’estero possa dire: “Anche io sono Bitonto”».
© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita








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