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La storia degli italiani in Crimea

12 foto 11 luglio 2018 737 visualizzazioni

Mangiano orecchiette, studiano l'italiano e addobbano le loro case con la bandiera tricolore, pur abitando a più di 1500 chilometri dal Belpaese. Parliamo dei discendenti di quei pugliesi che nell'800 si stabilirono in Crimea: 500 persone che da decenni lottano per far conoscere al mondo la storia dei loro parenti perseguitati dall'Urss con il complice silenzio delle autorità italiane (foto dell'Associazione italiani di Crimea)

Notizia collegata — Deportati e dimenticati: il racconto della comunità pugliese di Crimea
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La storia degli italiani immigrati in Crimea comincia attorno al 1820, quando nella maggiore penisola del Mar Nero, allora in mano agli zar, arrivano le prime famiglie dal Belpaese
La storia degli italiani immigrati in Crimea comincia attorno al 1820, quando nella maggiore penisola del Mar Nero, allora in mano agli zar, arrivano le prime famiglie dal Belpaese
Provengono soprattutto da Bari, Molfetta, Bisceglie e Trani, attratte dalla possibilità di coltivare terre vergini e realizzare buoni guadagni
Provengono soprattutto da Bari, Molfetta, Bisceglie e Trani, attratte dalla possibilità di coltivare terre vergini e realizzare buoni guadagni
E in effetti la migrazione va a buon fine: la comunità cresce per tutto il XIX secolo e arriva a contare circa cinquemila membri, entrando a far parte del ceto benestante locale grazie alla maestria mostrata in campo agricolo. Addirittura a Kerch, il paese dove la minoranza riesce meglio a radicarsi, viene introdotta una qualità di pomodoro dalla buccia spessa molto richiesta a Mosca e San Pietrburgo
E in effetti la migrazione va a buon fine: la comunità cresce per tutto il XIX secolo e arriva a contare circa cinquemila membri, entrando a far parte del ceto benestante locale grazie alla maestria mostrata in campo agricolo. Addirittura a Kerch, il paese dove la minoranza riesce meglio a radicarsi, viene introdotta una qualità di pomodoro dalla buccia spessa molto richiesta a Mosca e San Pietrburgo
Lo sviluppo si interrompe bruscamente con l'avvento regime sovietico, che confisca le terre e soffoca ogni tentativo di resistenza. Nel 1941 l'esercito tedesco occupa temporaneamente Kerch e dintorni: la minoranza è accusata di collaborazionismo con i nazisti e il 28 gennaio 1942 viene interamente deportata in Kazakistan
Lo sviluppo si interrompe bruscamente con l'avvento regime sovietico, che confisca le terre e soffoca ogni tentativo di resistenza. Nel 1941 l'esercito tedesco occupa temporaneamente Kerch e dintorni: la minoranza è accusata di collaborazionismo con i nazisti e il 28 gennaio 1942 viene interamente deportata in Kazakistan
Natale De Martino, uno dei deportati. Fu caricato su un treno a 14 anni
Natale De Martino, uno dei deportati. Fu caricato su un treno a 14 anni
L'accanimento del regime, pur non sfociando più in mattanze improvvise, prosegue nel Dopoguerra. Ma con il passare degli anni i figli e nipoti di quegli uomini che tanto avevano sofferto decidono di farsi coraggio. I giovani riprendono i contatti tra di loro, si va alla ricerca di documenti, di vecchie foto e nel 1986 vede la luce "Cerkio", associazione che mira alla difesa dell'identità culturale dell'etnia e a un risarcimento dal governo russo per le persecuzioni subìte
L'accanimento del regime, pur non sfociando più in mattanze improvvise, prosegue nel Dopoguerra. Ma con il passare degli anni i figli e nipoti di quegli uomini che tanto avevano sofferto decidono di farsi coraggio. I giovani riprendono i contatti tra di loro, si va alla ricerca di documenti, di vecchie foto e nel 1986 vede la luce "Cerkio", associazione che mira alla difesa dell'identità culturale dell'etnia e a un risarcimento dal governo russo per le persecuzioni subìte
Promotrice del movimento è Giulia Giacchetti Boico, nipote di uno dei deportati, che ha imparato l'italiano da autodidatta e lo insegna in una piccola "scuola" allestita nello scantinato di casa. Nella stanza campeggiano la bandiera dell'Italia...
Promotrice del movimento è Giulia Giacchetti Boico, nipote di uno dei deportati, che ha imparato l'italiano da autodidatta e lo insegna in una piccola "scuola" allestita nello scantinato di casa. Nella stanza campeggiano la bandiera dell'Italia...
...e la mappa della Puglia
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